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Rodrigo diventa Tiffany, gioca nella squadra di pallavolo femminile e realizza 28 punti: "Apriamo una riflessione". Ma Arcigay: "E' inclusione"

La giocatrice alla prima ufficiale in campo femminile cambia le sorti del match contro la Delta Informatica. Mauro Fabris (presidente Lega volley nazionale): "I campionati devono essere leali e corretti. Il Coni deve decidere". Massimo Dalfovo (numero uno del volley trentino): "Questi casi saranno in aumento"

Di Luca Andreazza - 21 febbraio 2017 - 08:04

TRENTO. L'apripista dell'abbattimento della differenza di genere fu Renée Richards, nata Richard Raskind, che riuscì a partecipare nel 1977 al tabellone femminile dell'Us Open di tennis fermandosi alla finale nel doppio. Nel 2009 è la sudafricana Caster Semenya a salire alla ribalta per le sue prestazioni mascoline nell'atletica leggera femminile che l'hanno portata a vincere tutto. Nel 2017 è il caso di Tiffany Pereira de Abreu a riaccendere i riflettori sulla fluidità gender. 

 

Un tesseramento formalizzato a tempo di record e la Delta Informatica è naufragata sotto i colpi di Pereira nel boato del pubblico di casa. La schiacciatrice brasiliana è entrata in campo a metà del primo set, vinto dalle trentine per 25-17 offrendo una gara da mvp, condita da 28 punti, muri e attacchi anche dalla seconda linea, che hanno sovvertito il risultato del campo fino al 3-1 in favore di Palmi nel campionato di serie A2 femminile. All'andata sul parquet di Sanbapolis, la Trentino Rosa si era imposta per 3-1, mentre ora Palmi occupa il nono posto, candidandosi a recuperare terreno per strappare un pass per i playoff e recitare un ruolo da protagonista nella seconda parte di stagione.

 

Nulla di strano se non fosse che l'atleta brasiliana di 32 anni è nata all'anagrafe come Rodrigo Pereira de Abreu e il suo curriculum parla di una carriera divisa fra Brasile, Francia, Olanda, Indonesia e l'ultima tappa in Belgio dove, fino alla settimana scorsa, si è misurato nella serie B maschile, difendendo i colori del Jtv Dero-Zele Barlare, dove ha messo insieme la bellezza di 0 punti in 17 partite giocate.

 

Rodrigo ha deciso di affrontare il percorso previsto per il cambiamento del sesso, un processo terminato la scorsa settimana e domenica 19 Tiffany è arrivata in Calabria per giocare nel campionato italiano. Senza entrare nel merito del percorso personale e delle scelte di vita, questo nuovo e inedito esordio pone però l'accento su diversi quesiti nel mondo sportivo. "Molti club di A2 mi hanno posto la questione - commenta Mauro Fabris, presidente della Lega pallavolo nazionale -. Queste situazioni sono destinate a moltiplicarsi e diventa necessario capire cosa aspettarsi nel futuro". 

 

Non si tratta del primo caso, già la passata stagione l'Olbia aveva schierato una giocatrice dalla storia analoga, ma nel ruolo di libero: il gap non è stato avvertito in modo così netto e quell'evento è passato quindi quasi sottotraccia. Complice la posizione di opposto e i tanti palloni messi a terra, la prestazione è diventata quasi eclatante perché la differenza in campo Tiffany Pereira de Abreu l'ha fatta, eccome: "A livello culturale abbiamo fatto un passo importante in avanti e questo è certamente positivo - prosegue Fabris - a livello formale il transfer è corretto, la giocatrice è legalmente donna, il Cio e l'Onu si sono già espresse nel passato, ma dal punto di vista sportivo è necessario che si giochi un campionato leale e corretto".

 

Un acquisto a stagione in corso che lascia perplesso il presidente di Lega: "Questa acquisizione - continua - mi avrebbe posto diversi interrogativi anche all'inizio del campionato. La pallavolo è uno sport di squadra e queste situazioni rischiano di rompere gli equilibri all'interno del settore. Se la lotta diventa impari, il rischio è quello che anche le giocatrici si dividano. Palmi può anche fingere di non sapere del passato della giocatrice e cadere dalle nuvole, ma l'allenatore stesso ha detto che Pereira de Abreu è stata presa per la sua forza. E' necessario che Coni e Federazione trovino una regolamentazione per tutelare tutte le atlete".

 

Un'indubbia prestanza fisica per la ragazza di 194 centimetri che non è passata inosservata domenica scorsa e che potrebbe spingere numerose società a cercare acquisti mirati per avere vantaggi: "E' avvenuto tutto velocemente - dice Massimo Dalfovo, numero uno della pallavolo trentina - e questa partita è ancora fresca. Adesso non resta che aspettare le prossime gare per vedere il rendimento e capire le reazioni delle altre squadre. Certo che la struttura fisica è importante e mi chiedo quali siano in Belgio le regole, visto che l'atleta è scesa in campo mentre la transizione era in corso".  

 

Una soluzione andrà trovata "ma è necessario che il Coni in primis e poi le Federazioni - sostiene Dalfovo - si siedano attorno a un tavolo perché questi casi avverranno sempre più spesso, abbracciando e interessando anche altre le discipline".

 

Il passaggio da uomo a donna e viceversa è ovviamente legale, gli interventi per adeguare il proprio corpo allo spirito interiore portano alla modifica anagrafica in accordo con il genere. Una soluzione che lo sport poi eredita:"E' uso comune dividere il mondo in modo sessista binario: uomo o donna badando spesso solo all'aspetto superficiale dei tratti esteriori - afferma Ottavia Voza, responsabile diritti trans dell'Arcigay -. Oggi esiste una maggiore consapevolezza dell'aspetto psicologico della condizione che può portare alla transizione".

 

Ma l'atleta che nasce uomo, che si struttura come tale e poi diventa una donna, può avere un vantaggio? "L'atleta in questione è molto forte e basta - spiega - in quanto i trattamenti e le terapie ormonali comportano la trasformazione del corpo che perde potenza, forza e anche massa muscolare".

 

Eventi, incontri e manifestazioni sportive spesso sono riuscite a stemperare tensioni, attriti e conflitti nel passato, situazioni molto più importanti e profonde dello sport che "è un settore privilegiato - conclude Voza - e può aiutare le persone dal punto di vista psicologico con esempi positivi di integrazione. Troppo spesso si dimentica il disagio e le sofferenze che queste persone sopportano perché intrappolate all'interno di un corpo che non sentono loro. Queste persone incontrano difficoltà nell'essere accettate e nel trovare un posto di lavoro. Una discriminazione che le porta a percorrere strade sbagliate. Ben venga questo messaggio di inclusione e speriamo ce ne siano altri".

 

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