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Salute, in Trentino il più basso tasso di morti per malasanità d'Italia

I dati sono riportati nell'ultimo rapporto Crea sulle performance dei servizi sanitari regionali. Trento è al secondo posto nella classifica nazionale generale, Bolzano al sesto. In regione ci sono anche le più alte aspettative di vita per gli anziani liberi da disabilità  

Di Luca Pianesi - 02 novembre 2016 - 07:46

TRENTO. Veneto al top, Trentino al secondo posto, Toscana sul podio e Bolzano nel “club” delle migliori dieci. E' questo il quadro dipinto dall'Università di Tor Vergata di Roma, nel Rapporto Crea sulle performance dei servizi sanitari anticipato ieri da La Stampa.

 

 

In particolare a Trento si muore meno che negli altri ospedali d'Italia per malasanità: se nel resto del Paese la media è di 141 decessi evitabili ogni 100 mila, in Trentino sono 125 mentre la peggiore è la Campania con 179 decessi evitabili ogni 100 mila abitanti. Campania ultima anche per quota di spesa pubblica pro-capite dedicata alla sanità: 1795 euro contro i 2313 euro di Bolzano e i 2281 euro di Trento. Una differenza che però non fa, necessariamente, rima con qualità se è vero che il Piemonte con “solo” 1846 euro pro capite riesce a posizionarsi in classifica davanti a Bolzano di ben due posizioni. La classifica è stata stilata sulla base di 12 indicatori che vanno dalla speranza di vita senza disabilità, alle morti evitabili e alle spese per assistito e ieri alcune di queste voci sono state anticipate dal quotidiano torinese, mentre il rapporto completo sarà presentato nelle prossime settimane.

 

Qualche giorno fa, invece, a Roma avevano presentato il rapporto, collegato, “Una misura di Performance dei Servizi sanitari regionali” dove emergeva la classifica regionale stilata sulla base delle valutazioni di manager asl, utenti, professionisti sanitari, istituzioni e industria medicale. Classifica che come detto vede Trento seconda tra le regioni di “eccellenza” e Bolzano sesta, nel secondo blocco composto da 8 regioni inserite tra le “buone” (chiudono altre 9 definite “area critica”). “Il fatto che la Provincia autonoma di Trento sia in questo gruppo da quattro anni consecutivi è un aspetto di grande rilevanza – aveva commentato l'assessore alla salute della Provincia di Trento Luca Zeni - che premia l'impegno e la competenza dei nostri operatori sanitari e non. Il sistema sanitario provinciale è solido e riesce a dare le risposte richieste dai cittadini. Questo è il nostro punto di forza principale soprattutto in un momento di crisi economica che aumenta la fragilità di molte famiglie: abbiamo un sistema che punta a una integrazione sociosanitaria sempre maggiore, che garantisca servizi adeguati”.

 

E a dimostrazione di questo ci sono i dati sulle aspettative di vita: il Rapporto Crea, infatti, analizza le aspettative di vita per gli anziani oltre i 75 anni senza disabilità e anche in questo caso Trento primeggia (assieme a Bolzano, alla Lombardia e all'Emilia). I “nostri” anziani in media riescono a contare su più di 9 anni di vita autonoma dopo i 75 mentre in Sicilia solo su 6,2. Ed è anche per questo che sul nostro territorio ci sono costi maggiori pro capite come spiegava lo stesso Zeni: “Vanno distinti i costi maggiori causati da possibili inefficienze da quelli dovuti a scelte politiche che puntano a garantire ulteriori investimenti e servizi nella rete ospedaliera e sanitaria. Due esempi su tutti: i posti letto, superiori alla media nazionale, nelle case di riposo per aiutare i livelli di autosufficienza degli anziani e la rete ospedaliera, che in Trentino è costruita sulle esigenze di un territorio complesso come quello montano”.

 

Un territorio complesso ma che resta comunque ricco come dimostra anche il dato sui ticket: in Campania addirittura il 15,3% delle persone rinuncia a curarsi perché non riesce a sostenere le spese di accesso mentre a Trento il ticket “blocca” meno dell'1% dei pazienti. 

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