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Sessanta carabinieri donano il sangue. Oggi si ricorda la "Virgo Fidelis" e la battaglia in Abissinia di Culqualber

Il bellissimo gesto dei militari dell'Arma in collaborazione con l'Azienda sanitaria. Oggi per i carabinieri è una giornata speciale: si celebra la patrona, la giornata dell'orfano e la battaglia di Culqualber dove due compagnie carabinieri e una di fedeli Zaptiè resistette strenuamente all'avanzata inglese nel 1941

Di Luca Pianesi - 21 novembre 2016 - 12:48

TRENTO. Tre celebrazioni in un giorno solo. Il 21 novembre, infatti, è una giornata speciale per tutti i carabinieri e anche a Trento verrà ricordata la Virgo Fidelis, patrona dei militari dell'Arma, la battaglia di Culqualber (datata 21 novembre 1941 in Etiopia) e la giornata dell'orfano. E i carabinieri di Trento da inizio mese sono scesi in campo, oltre per garantire la sicurezza e il rispetto della legalità, anche per una battaglia di solidarietà: circa 60 carabinieri, in servizio nei diversi reparti dislocati in tutta la Provincia, infatti, hanno effettuato donazioni di sangue presso la Banca del sangue di Trento e nelle diverse sedi periferiche dislocate sul territorio.

 

La bella iniziativa nasce nell’ambito di una collaborazione di solidarietà che il comando provinciale di Trento intende avviare con l’Azienda provinciale per i servizi sanitari della Provincia, attraverso il servizio immunoematologia e trasfusionale dell’Apss. In particolare, 20 militari hanno effettuato la donazione proprio nella mattinata di oggi 21 novembre 2016 (la maggior parte dei quali presso la sede principale di Trento), in coincidenza dell’importante ricorrenza della “Virgo Fidelis”. Il tenente colonnello Luca Volpi ha voluto spiegare come i carabinieri numerosi abbiamo risposto all’appello del responsabile del Servizio immunoematologia e trasfusionale, dottor Fabio Attilio Cristallo, fieri di mettersi al servizio dei cittadini, attraverso lo spirito della donazione. "Il tutto - ha sottolineato - coscienti che oggi, più che mai, ciò rappresenti un evento importante dal punto di vista simbolico, per diffondere la cultura della donazione soprattutto fra i giovani, confermando la piena disponibilità verso i cittadini, impegnandosi ad essere in prima linea anche per il futuro, nella ferma convinzione che iniziative come questa, in perfetta aderenza ai nobili principi morali dell’Arma, diano piena soddisfazione anche ai militari in servizio, sempre vigili, pronti e schierati dalla parte del cittadino e di coloro che più hanno bisogno".

 

 

Anche il direttore generale dell’Azienda provinciale per i servizi sanitari, dottor Paolo Bordon, ha voluto esprimere un apprezzamento: "Conosciamo le difficoltà di far crescere il numero di donatori, pertanto intendo esprimere ai carabinieri un sentito ringraziamento anche a nome dei pazienti per l’impegno profuso come donatori di sangue. Anche perché l’Arma da sempre trasmette ai cittadini sentimenti di sicurezza e di rispetto. Siamo onorati di questo loro nobile gesto di solidarietà, che testimonia la vicinanza dell’Arma agli operatori sanitari e ai cittadini".

 

Un' Arma oggi in "festa". In primis per la "Virgo Fidelis". Un culto che iniziò subito dopo l'ultimo conflitto mondiale. Pio XII, l’11 novembre 1949, in Castel Gandolfo, promulgò la “bolla” con cui concesse ai carabinieri la loro Santa Protettrice "e con la facoltà - così recita il Breve Apostolico - di celebrare la festa della stessa, tutti gli anni nelle caserme dei detti soldati, nel giorno ventuno del mese di novembre (…) in pio e santo ricordo, sia della suprema consacrazione della Vergine Maria a Dio, sia di quel Battaglione di carabinieri, che, divampando anche in Africa Orientale l'ultima guerra, fece tutto intero, nel predetto giorno, il supremo sacrificio della vita nella località di Culquaber".

 

E quindi eccoci arrivati alla seconda ricorrenza, la battaglia di Culqualber, che fu combattuta in Africa Orientale dal 1° Battaglione Carabinieri mobilitato, schierato a presidio del caposaldo posto a sbarramento dell’avanzata britannica verso Gondar, in Abissinia. In Etiopia, dopo la tragica caduta dell’Ambalagi, difesa strenuamente, dalle truppe italiane, al comando del Vicerè, Duca Amedeo d’Aosta, rimanevano a salvaguardare l'onore solo sparute forze del Regio Esercito e il 1° Battaglione carabinieri mobilitato, al comando del Maggiore Alfredo Serranti, arroccati saldamente a Culqualber e sulle circostanti alture.

 

 

Due compagnie carabinieri e una di fedeli Zaptiè (i membri dell'Arma dei carabinieri reclutati tra le popolazioni indigene di Libia, Eritrea e Somalia tra il 1888 e il 1942) appoggiate da pochi pezzi d’artiglieria, si strinsero a difesa dei rocciosi costoni di Culqualber, resistendo strenuamente, per lunghi mesi, in situazioni logistiche disperate, con contrattacchi effettuati, anche all’arma bianca, contro un nemico superiore per uomini, mezzi corazzati, artiglierie e aviazione, desideroso di porre fine alle campagne d’Etiopia. Il 21 novembre del 1941, infatti, dopo l’ennesimo attacco di preponderanti forze inglesi, il caposaldo di Culqualber cessò di resistere e quasi tutti i carabinieri caddero in combattimento.

Una pagina di storia, di puro eroismo, scritta dai nostri Carabinieri, così come recita il Bollettino di guerra delle Forze armate del 23/11/1941: “Gli indomiti reparti di Culqualber – Fercaber, dopo aver continuato a combattere, anche con le baionette e le bombe a mano, sono stati infine sopraffatti (...) nell’epica difesa si è gloriosamente distinto simbolo del valore dei reparti nazionali il Battaglione Carabinieri (…) quasi tutti i Carabinieri sono caduti”.

 

Per quell’epico fatto d’armi alla Bandiera dell’Arma fu conferita la seconda Medaglia d’Oro al Valor Militare con la seguente motivazione: “Glorioso veterano di cruenti cimenti bellici, destinato a rinforzare un caposaldo di vitale importanza, vi diventava artefice di epica resistenza. Apprestato saldamente a difesa d'impervio settore affidatogli, per tre mesi affrontava con indomito valore la violenta aggressività di preponderanti agguerrite forze, che conteneva con audaci atti controffensivi, contribuendo decisamente alla vigorosa resistenza dell'intero caposaldo, ed infine, dopo aspre giornate di alterne vicende, a segnare, per l'ultima volta in terra d'Africa, la vittoria delle nostre armi. Delineatasi la crisi, deciso al sacrificio supremo, si saldava graniticamente agli spalti difensivi e li contendeva al soverchiante avversario in sanguinosa impari lotta corpo a corpo, nella quale Comandante e Carabinieri, fusi in un sol eroico blocco, simbolo delle virtù italiche, immolavano la vita perpetuando le gloriose tradizioni dell'Arma”. Africa Orientale agosto - novembre 1941.

 

L’aver posto l’Arma dei Carabinieri sotto la protezione della Virgo Fidelis riveste un significato molto profondo. Il valore della fedeltà è la nostra caratteristica fondamentale, scolpito anche nel nostro motto “Nei secoli fedeli”.

 

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