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Tra baracche della "Città di ghiaccio" e superfici color nero, Torrione (fotografo di National Geographic) racconta la fine dei ghiacciai

Stefano Torrione, fotografo di National Geographic, autore del "La guerra Bianca" è tornato su quei ghiacciai che aveva raccontato con le foto scattate fino al 2015: "La montagna che ho trovato è una montagna allo stremo"

Di Tiberio Chiari - 03 September 2017 - 18:11

TRENTO. "La montagna che ho trovato è una montagna allo stremo. I ghiaccia si sono ritirati ulteriormente. La salute generale del ghiaccio è compromessa direi". È passato più di un anno da quando a Trento si inaugurava la mostra fotografica la “Guerra Bianca”, lungo lavoro di archeologia contemporanea portato a termine dal fotografo Stefano Torrione tra il 2013 e il 2015. La rassegna fotografica raccontava di come, con lo scioglimento progressivo e inesorabile dei ghiacciai alpini, riaffiorassero reperti preziosissimi e perfettamente conservati risalenti alla Prima Guerra Mondiale.

 

Sono passati ormai due anni dagli ultimi scatti apparsi in questo lavoro di Torrione, che si era guadagnato una prima pagina sull'edizione nazionale del National Geographic, e il fotografo valdostano si è rimesso al lavoro per continuare questo progetto. (Ora la mostra è visitabile a Milano alla Fabbrica del Vapore)

 


 

Negli ultimi mesi alcune esplorazioni si sono susseguite lungo i luoghi mitici che ospitarono la drammatica epopea dei nostri alpini e dei soldati austriaci. Abbiamo allora sentito il fotografo per farci raccontare lo stato dei nostri ghiacciai e di come li ha trovati a quattro anni di distanza.

 

“Sono tornato su queste cime - ci racconta Stefano - per continuare il progetto sulla Guerra Bianca interrotto, ma non concluso, alcuni anni fa. Senza mezzi termini devo dire che la montagna che ho trovato è una montagna allo stremo. I ghiaccia si sono ritirati ulteriormente. La salute generale del ghiaccio è compromessa direi. Camminare questa estate sui ghiacciai è stato pericoloso quanto tragicamente suggestivo: il ghiaccio è corroso, spaccato, instabile, sporco tanto da tendere al nero, una visione che ricorda l'inquinamento nella sua natura più immediata. Il ghiaccio senza ulteriori precipitazioni oltre che a ritirarsi tende a sporcarsi di nero. Questa coltre che lo ricopre e attraversa è veramente un'immagine poco confortante”.

 


 

"Siamo anche saliti sulla Marmolada - continua Stefano - vista la situazione precaria del ghiaccio mi sono dovuto far accompagnare dall'esperta guida alpina Roberto Assi siamo riusciti a raggiungere una baracca da poco restituita dal ghiaccio, un ritrovamento interessante anche perché poi sulla Marmolada siamo riusciti a trovare resti e segni di quella che era nota come la 'Città di ghiaccio', un'intera struttura, a metà tra una trincea e un paese, che si svolgeva per chilometri scavata nel ghiaccio. Un ritrovamento molto suggestivo al quale però non ho partecipato direttamente, ma che testimonia comunque l'inesorabile ritirata delle nevi perenni, è quella di un'altro corpo di un soldato sul Cavento. Infine se dovessi scegliere un'immagine particolare che mi è rimasta particolarmente impressa in questi ultimi mesi è sicuramente quella del lago di Lares sul quale fluttuavano iceberg durante il disgelo, un'istantanea che mi ha ricordato quelle scene arcaiche di disgelo che si possono vedere in Groenlandia o Patagonia".

 


 

Un'affresco dunque molto poco confortante, un'agonia che sembra essere ormai senza fine e che lascia tutti con una speranza ormai flebilissima riguardo al futuro di questi ghiacci. 

 


 

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