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| 14 mag 2017 | 16:19

Tragedia in Somalia: i morti per colera da inizio anno sono 690. 'Una scuola per la vita': "La situazione è drammatica serve l'aiuto di tutto il Trentino"

In aprile l'invio dal Trentino degli aiuti umanitari nei villaggi nella zona di Afgoye per un valore di circa 10 mila euro. Sareeda Calì: "La situazione è terribile e i più colpiti sono bambini e anziani. Serve l'aiuto di tutti"

TRENTO. “La situazione in Somalia e terrificante”. Non usa mezze parole Sareeda Cali dell'associazione “Una scuola per la Vita” per descrivere quello che sta accadendo nella terra dove lei è nata. Una tragedia dove però le parole non sono sufficienti per capirne la vastità. Basta pensare che per la prima volta il primo ministro Ali Khaire ha affermato che almeno 110 persone sono morte di fame in sole 48 ore nella regione di Bay, nel sud-ovest del Paese.

 

Da inizio anno, oltre alla carestia e alla siccità, si sta verificando un aumento esponenziale dei casi di colera tanto che l'Organizzazione mondiale della Sanità proprio in questi giorni ha lanciato l'allarme: negli ultimi 5 anni in Somalia sono stati registrati più di 36.000 casi. Dall'inizio del 2017 sono quasi 690 i morti. Anche i casi di morbillo sono in aumento, con quasi 6.500 casi segnalati quest'anno, il 70% dei quali riguardano bambini sotto i 5 anni.

 

L'associazione, “Una scuola per la Vita” opera in Trentino da diversi anni cercando di raccogliere mezzi finanziari e non solo per sostenere la popolazione somala. L'aggravamento della situazione degli ultimi mesi in Somalia ha fatto lanciare un nuovo grido dall'arme da parte dell'associazione che meno di un mese fa è riuscita a spedire un carico di aiuti umanitari.

 

“Quello che sta accadendo – ha spiegato Sareeda Cali – è davvero drammatico perchè ci sono persone che muoiono ogni giorno e i più colpiti sono i bambini e gli anziani. La cosa più terribile è la mancanza di acqua che sta uccidendo ogni cosa. Circa due mesi fa, il 60% degli animali presenti sul territorio erano giù morti e le condizioni sanitarie sono gravissime”.

 

Anche l'agricoltura, ovviamente, è crollata. Il fiume Shabell è completamente asciutto e per tutte le coltivazioni non è più possibile effettuare l'irrigazione. Il partner locale, l’Associazione Madina Warsame, ha rilevato non solo il fatto che da mesi in Somalia non cade una goccia d'acqua, ma anche lo strazio di una popolazione che quotidianamente deve affrontare combattimenti e attentati che rendono estremamente complicato l'accesso delle organizzazioni umanitarie.


Lo scorso aprile, grazie l'associazione “Una scuola per la vita” è stata avviata una prima distribuzione di aiuti umanitari nei villaggi nella zona di Afgoye per un valore di circa 10 mila euro. Ad ogni famiglia, composta da circa 10 persone è stato distribuito cibo per un mese: riso, olio, farina e datteri.


“Chi ha un po' di soldi messi da parte – ci spiega Sareeda – riesce ad andarsene ma gli altri devono rimanere. In una situazione del genere a preoccupare sono i bambini”.

 

Proprio per l'aggravarsi delle condizioni in Somalia, l’associazione “Una Scuola per la Vita” onlus ha già avviato la raccolta fondi facendosi promotrice presso le Istituzioni provinciali preposte di cooperazione internazionale oltre a promuovere in tutto il territorio provinciale delle iniziative di sensibilizzazione attraverso le diverse realtà associative e ai singoli cittadini. L'obiettivo è quello di riuscire a consegnare il prima possibile del cibo per un mese a 36.000 persone in Somalia.

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