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Tubercolosi, 2 casi nelle ultime 3 settimane. Fugatti: "Tornano malattie debellate da anni, per gli sbarchi". Ma la Tbc c'è sempre stata. Zeni: "Siamo nella media"

L'ultimo caso è stato riscontrato al campo profughi di Marco di Rovereto. Fedrigotti: "Nessun emergenza. Lo stiamo curando". Per l'assessore sono circa una trentina i casi all'anno in Trentino un dato che rispecchia quello medio nazionale tra i più bassi, storicamente, di sempre

Di Luca Pianesi - 14 febbraio 2017 - 07:52

TRENTO. "Nessun allarme, nessun pericolo di epidemia o contagio. E' stato ricoverato nel reparto malattie infettive ed è stabile e in sicurezza". E' il responsabile del dipartimento salute e solidarietà sociale della Provincia Silvio Fedrigotti a spiegare come, effettivamente, sia stato registrato in questi giorni un caso di tubercolosi al campo profughi di Marco di Rovereto. L'interrogazione, rivolta all'assessore alla salute e alla solidarietà sociale Zeni, l'ha presentata il consigliere provinciale della Lega Nord Fugatti che nel testo spiegava come "malattie ormai debellate da anni stanno ritornando a causa dello sbarco continuo e incontrollato di profughi sulle nostre coste".

 

"In questi anni - proseguiva Fugatti - la Lega Nord ha denunciato più volte casi di tubercolosi riscontrati tra immigrati che rischiano di contagiare la popolazione trentina, ad esempio in una scuola elementare di Cles, al Liceo Rosmini di Trento o il caso di un poliziotto delle carceri di Spini ricoverato per sospetta tbc. Oggi sembrerebbe che un profugo ospitato al Centro di accoglienza di Marco a Rovereto sia stato ricoverato per sospetto caso di TBC". E via, quindi, di domande: "Nel caso non sia stata attivata finora alcuna procedura contro il contagio, quali sono le intenzioni per evitare un’eventuale propagazione della malattia? Quali controlli sanitari vengono effettuati sui profughi ospitati sia nei centri di accoglienza che negli appartamenti? Si tratta dell’unico caso di infezione o se ne sono riscontrati altri?".

 

"Un caso è stato rinvenuto tre settimane fa e uno negli scorsi giorni - ci comunica Zeni - e in Trentino ne registriamo una trentina all'anno nella popolazione generale. E' una malattia che si cura e non c'è nessuna emergenza in atto, anzi". E, infatti, la tubercolosi è una malattia che non è mai stata debellata in Italia. L'ultimo studio completo fatto dal ministero della salute, sul tema, risale alla fase precedente all'ondata migratoria degli ultimi anni ed è datato 2008. Questi (si veda la tabella) erano i dati riportati. Anche negli anni dove si sono registrati il minor numero di malati si è sempre stati sui 5/6/7 casi ogni 100.000 abitanti (per fare il paragone con un territorio come il Trentino di circa 500.000 abitanti ecco che il numero si aggira intorno ai 25 - 35 casi l'anno). 

 

 

Indubbiamente l'ondata migratoria ha provocato un leggero aumento di questi numeri perché le genti che scappano da guerre, fame, carestie qualche problemino di salute in più di noi ce l'hanno. Con la tubercolosi, poi, hanno dovuto farci l'abitudine soprattutto dall'800, quando, cioè, arrivarono i colonizzatori europei e la diffusero a macchia d'olio in Africa e nel Nord America causando milioni di morti tra gli schiavi neri e gli Indiani (fonte Azienda Ospedaliera San Camillo Forlanini, Roma). Continenti dove, per altro, già esisteva. La portarono ex novo in Australia, Oceania e Nuova Zelanda causando, anche lì, stragi di popolazioni indigene.

 

Gli ultimi dati (2014 Oms) dicono che in Africa sono circa 356 i casi ogni 100.000 abitanti. E quelli che arrivano in Italia e si ammalano (come è successo a Marco di Rovereto) sono quasi sempre persone che avevano già contratto la malattia e hanno avuto una recrudescenza (magari causata da un indebolimento del sistema immunitario). Fatto sta che il Report Oms 2016 sulla tubercolosi (relativo al 2015) ha calcolato in 3769 (10 casi al giorno) i casi di contagio in Italia (poco più di 6 ogni 100.000 abitanti) di cui 2445 (66,3%) in soggetti di nazionalità straniera. E quindi la trentina di casi l'anno che stima Zeni rientrerebbe perfettamente nella media nazionale.

 

"Il livello di attenzione è comunque alto - conclude Fedrigotti - soprattutto nelle strutture dove ci sono tante persone, come il campo di Marco. Il caso di questi ultimi giorni non desta, comunque, preoccupazioni. La persona è seguita, ben curata e assolutamente non in pericolo". 

 

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