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Calano i profughi e il campo di Marco va verso la chiusura. Zeni: ''Questo grazie al modello trentino dell'accoglienza diffusa''

Dal luglio 2017 gli sbarchi sono diminuiti, "quando al governo c'era Gentiloni e all'Intero c'era Minniti, non Salvini". In Trento ci sono ora 1.500 richiedenti asilo che via via vengono spostati a piccoli gruppi sul terriitorio, svuotando i due hub della prima accolgienza

Di Donatello Baldo - 13 settembre 2018 - 20:09

TRENTO. L'arrivo di profughi, in Italia e in Trentino, è in calo da mesi. La loro presenza, che ha toccato la punta di 1.800, si attesta ora a 1.500 e il trend è quello della diminuzione.La conseguenza è quella dello svuotamento degli hub di prima accoglienza a Trento in via Fersina e di Rovereto a Marco.

 

Grazie a Matteo Salvini? "Ma va là - dice subito Luca Zerni, l'assessore che ha dovuto gestire l'accoglienza - Salvini non c'entra nulla perché il calo è iniziato nel luglio del 2017 quando presidente del Consiglio c'era Gentiloni e al ministero dell'interno c'era Marco Minniti.

 

Salvini o Minniti, la diminuzione porterà alla chiusura del campo di Marco, e vero?

Se la diminuzione continua è una conseguenza ovvia. Il modello che abbiamo adottato prevedeva questi due polmoni a Trento e a Marco di Rovereto che via via si sarebbero svuotati grazie alla politica dell'accoglienza diffusa sul territorio, con piccoli nuclei nei comuni trentini.

 

Quindi chiuderà definitivamente?

Pronto però per riattivarsi se dovesse arrivare una nuova ondata. Si era arrivati a numeri elevati: a gennaio erano quasi 200 ora invece non sono nemmeno 100. Se continua così si alleggerirà di molto anche la struttura di via Fersina. Ma questo non è stata una decisione presa oggi, è un modello messo in atto più di due anni fa.

 

Il famoso modello trentino.

Certo, quello che l'Anci (l'Associazione nazionale dei Comuni italiani) ha preso come punto di riferimento, quello che né la Lega né i 5 Stelle hanno mai messo in discussione. Siamo stai i primi ad attuarlo, scegliendo di evitare al massimo le grandi concentrazioni in poche strutture ma preferendo i piccoli gruppi diffusi sul territorio.

 

Quel modello è stato però osteggiato dalle opposizione e ogni volta che un gruppo di richiedenti asilo arrivava in un comune la Lega organizzava un presidio per dire 'Basta profughi'.

A dire il vero quando abbiamo presentato la proposta dell'accoglienza diffusa anche Fugatti era d'accordo. Lo disse pubblicamente. Poi però ha cavalcato la protesta in tutte le occasioni, anche quando un privato metteva a disposizione la propria abitazione per i richiedenti asilo. Ha vinto la propaganda, insomma.

 

Il modello trentino ha funzionato?

Tutto è migliorabile, questo si sa. Ma l'idea di fondo è validissima. A riprova di questo possiamo osservare che in Trentino non si sono verificate le distorsioni che si sono verificate invece in Veneto o in Lombardia, con concentrazioni di grandi numeri di richiedenti asilo in strutture difficili da gestire. E poi c'è il tema dell'integrazione, che nel nostro modello è messa al centro.

 

Si spieghi meglio.

Con piccoli numeri è più semplice gestire il processo di integrazione con i corsi di formazione, con l'insegnamento della lingua italiana, con le attività di volontariato che tolgono dall'ozio i richiedenti asilo. 

 

Salvini è contrario all'utilizzo di risorse economiche per iniziative che vadano oltre al mero vitto e alloggio.

Ecco, questo è molto pericoloso, perché così aumenta il numero di ragazzi in ozio, che non hanno nulla da fare per l'intero giorno. Le attività servono per l'integrazione, per l'acquisizione di competenze, per evitare che una volta fuori dal percorso di accoglienza si apra la strada della microcriminalità. E poi le attività servono anche a tanto altro...

 

...per esempio?

Anche per restituire alla società quanto hanno avuto in termini di accoglienza.  Si tratta maggiormente di  volontariato, come l'assistenza in casa di riposo o la cura dell'arredo urbano: credo sia meglio vederli occupati questi ragazzi piuttosto che senza far nulla. 

 

I richiedenti asilo sono in calo ma il ritornello dell'invasione non si placa.

Gli sbarchi sono cessati nel luglio 2017, il problema è semmai la gestione dell'accoglienza, ma per la propaganda fa più presa quello degli sbarchi. Questo nasconde un vuoto su di proposta sul tema vero: cosa facciamo dei richiedenti a cui viene dato il diniego? Minniti aveva iniziato a tessere rapporti con altri Paesi per i rimpatri sicuri, ma questo tema non è più all'ordine del giorno.

 

Come mai?

Perché ci viole impegno, diplomazia, incontri internazionali che si devono fare con tatto e lontano dai riflettori. Invece il tema è ignorato e le conseguenze sono un aumento della clandestinità.

 

L'ha ricordato anche Tosi, se non sbaglio.

Sì, e non si dica che l'ex sindaco di Verona è di sinistra. Ha detto che con Salvini i clandestini sono aumentati molto. Il problema va affrontato, e qui gli sbarchi non c'entrano nulla.

 

Ma non a tutti viene dato il diniego e ad alcuni richiedenti asilo viene riconosciuto status di rifugiati.

E in questo caso hanno tutto il diritto di rimanere in Italia. Se si è lavorato bene durante l'accoglienza, se a loro si è dato di più del semplice vitto e alloggio queste persone potranno costruirsi una vita con una base solida. Altrimenti rischiano di andare allo sbando.

 

O di spacciare in piazza Dante. 

Appunto, e le conseguenza di una cattiva accoglienza le paga la società.

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