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Un anno fa l'ordinazione dell'arcivescovo Lauro Tisi: "Ci saranno cambiamenti nella struttura della Curia e sulla gestione dei beni ecclesiastici"

L'intervista a Lauro Tisi.  Domani sarà un anno da quando è stato ordinato vescovo in Duomo a Trento. Tra le sfide più importanti il calo di vocazioni e la riforma della Chiesa trentina. "Ci sono alcuni segnali che dicono che qualcosa si sta muovendo in positivo"

Di Giuseppe Fin - 02 aprile 2017 - 06:30

TRENTO. “Mesi di lavoro ma anche tante soddisfazioni date da una comunità viva che ha voglia di stare in piedi”. Domani, 3 aprile, sarà un anno esatto da quando monsignor Lauro Tisi ha ricevuto lordinazione episcopale con l’ingresso in Cattedrale a Trento.

 

Noi lo abbiamo incontrato ieri mattina in occasione della messa per le Vocazioni che si è celebrata nella chiesa di S. Apollinare a Piedicastello.

 

Quello trascorso è stato un anno che ha portato l'arcivescovo a non fermarsi mai, a mantenere i contatti in tutte le valli del Trentino. Un anno fatto di decisioni importanti ma anche di ragionamenti in preparazione a scelte fondamentali che la diocesi prenderà tra pochi mesi.

 

Domani non saranno organizzati momenti particolari. Lauro Tisi sarà occupato al mattino a presiedere il Consiglio Presbiterale mentre il pomeriggio il Consiglio Episcopale. “Non farò niente di particolare – ci spiega – perché non mi interessa la mia figura ma mi interessa che la nostra comunità vada vanti”.

 

 

Monsignor Lauro Tisi, come è stato questo primo anno da vescovo di Trento?

 

“Posso dire di essere veramente soddisfatto. Non di me, sia chiaro, ma della nostra Chiesa perché sono andato sul territorio, come facevo prima da vicario, ed ho incontrato delle comunità che hanno voglia di stare in piedi. Magari non hanno un prete in loco ma condiviso ma sono comunità che hanno sviluppato la capacità di stare assieme, di interagire tra di loro anche per i momenti celebrativi. Spostarsi da un posto all'altro non è più un problema. Ovviamente non voglio dare l'idea che non ci siano ancora questioni di risolvere ma le periferie del Trentino, in queste grandi unità pastorali che in questi mesi sto visitando, mi stanno dando molto incoraggiamento. Hanno una dinamica e una vivacità che è maggiore delle parrocchie grandi. Anche perché si sta muovendo un laicato importante”.

 

Oltre la vicinanza e la vivacità delle comunità, cosa le è stato di aiuto in questi mesi?

 

“Sono stati molto importanti i comitati pastorali e i vari comitati formati da laici. Ora siamo riusciti ad avere in ogni comunità dei nuovi comitati che sono gruppi di laici eletti che si prendono cura della vita concreta. Per cinque anni si impegnano affinché in quella piccola comunità alcune attività vadano avanti. Siamo riusciti ad averne incredibilmente ovunque. Un'altra cosa è che la regola del rinnovo degli organismi ha permesso di abbassare l'età media dei membri dei consigli pastorali e non solo”.

 

Una delle principali sfide che ha dovuto affrontare dal momento della nomina è quella del calo delle vocazioni. Com'è la situazione ora?

 

“Ci sono alcuni segnali che dicono che qualcosa si sta muovendo in positivo. Adesso stiamo a vedere per l'autunno mi pare che abbiamo qualche entrata in più in seminario oltre a qualche vocazione religiosa che sta per essere valutata. Per cui sono fiducioso perché ci sono segnali di 'risveglio'.

Naturalmente la stagione del passato non esiste più. Non è detto che quella stagione così piena di vocazioni automaticamente fosse così piena di successo. Forse quando erano così tante qualche domanda qualcuno doveva farsela. Quando è troppo facile intraprende la strada del vangelo significa che c'è qualcosa che non va. Il vangelo rimane una sfida difficile”.

 

Tra le prossime questioni da affrontare ci saranno i cambiamenti all'interno della Curie e nella gestione dei beni.

 

“Su questo terreno stiamo lavorando con il consiglio presbiterale. Stiamo approfondendo delle questioni ma sono sicuro che l'anno prossimo faremo alcune scelte forti. Però le voglio fare condividendole sia con il consiglio presbiterale che con quello dei laici che c'è da gennaio.

E' chiaro che la struttura della Curia andrà ripensata. L'unica cosa è che la nuova gestione dovrà essere basata sulla trasparenza e soprattutto seguendo il vangelo e i principi della povertà e della sobrietà. Penso che sia una delle sfide più grandi e per questo le scelte dovranno essere condivise. Non sarà certamente semplice come si potrebbe supporre all'esterno”.  

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