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Il regista di Aquila Basket, Trainotti: "I fenomeni sanno che il successo passa per la squadra. Il migliore? Jordan per istinto e mentalità"

Un fenomeno made in Trentino e quindi protagonista di un'intervista de Il Dolomiti per il magazine speciale sul Festival dello sport. Un percorso in costante crescita, tanto che oggi il gm di Dolomiti Energia è stato recentemente nominato responsabile dello sviluppo squadre a livello giovanile per l'Italia

foto Montigiani
Di Luca Andreazza - 11 ottobre 2019 - 18:31

TRENTO. E' il regista dell'Aquila Basket, il general manager Salvatore Trainotti, artefice dell'exploit cestistico bianconero dalla serie C2 alla serie A, dalle due finali scudetto consecutive alla semifinale di Eurocup. Un fenomeno made in Trentino e quindi protagonista di un'intervista de Il Dolomiti per il magazine speciale sul Festival dello sport (Qui magazine completo).

 

Un percorso in costante crescita, tanto che oggi il gm di Dolomiti Energia è stato recentemente nominato responsabile dello sviluppo squadre a livello giovanile per l'Italia. Il sodalizio di piazzetta Lunelli punta a centrare la quinta qualificazione playoff in altrettante stagioni, ma anche a giocarsi le proprie chance in Europa.

 

Nel giro di pochi anni Trento è diventato un punto di riferimento per l'intero settore. Alla base c’è una solida programmazione di lavoro, risorse e investimenti, idee molto precise e persone che lavorano per il raggiungimento degli obiettivi in modo costante e con grande dedizione.

 

Nato a Trento nel 1971, laureato in Economia politica con master in gestione e organizzazione di associazioni No Profit, Trainotti è partito da lontano. Allenatore di settore giovanile e senior fino alla C1 dal 1990 al 2003, si è dedicato poi alla carriera di dirigente fino a diventare general manager dell’Aquila Basket.

 

E sono già tanti i premi messi in bacheca da tecnici e vertici dei bianconeri in questi primi anni di massima serie. Il general manager è stato premiato come miglior dirigente italiano in LegaDue nel 2013/14, quindi di serie A nel 2014/15, poi Trainotti ha vinto il premio Reverberi nel 2016/17.

 

Come arriva l'intuizione di diventare un gmQuale percorso hai seguito?

Questa professione è nata cogliendo un’opportunità. Ricevetti una proposta per iniziare a lavorare come direttore sportivo in una società italiana e gli eventi hanno fatto sì che lo iniziassi a fare proprio a Trento. Il resto è stato studio e dedizione, oltre alla passione per la pallacanestro che è alla base di tutto. Poi c'è un mix tra la mia formazione scolastica e l’attività di allenatore che avevo iniziato durante gli anni dell’università. Ma tutto è capitato, non è stato pianificato.

 

Sei partito dalla bassodalle minors e oggi sei parte della nazionaleCome si creano i contatti giusti per pescare i giocatori e contare nel panorama cestistico?

Innanzitutto sono stato fortunato a crescere in un ambiente sano come quello di Aquila Basket: persone serie che mi hanno sempre supportato oltre che stimolato umanamente e professionalmente. Non esiste la ricerca dei contatti giusti, esiste la ricerca di relazioni. Soprattutto serve costruire rapporti veri e onesti che sono quelli che poi portano frutti. Nella vita ho sempre cercato di stare bene prima di tutto con me stesso, credo che alla fine l'esistenza ti dà quello che meriti.

 

Meglio i fenomeni o la squadraun gruppo magari meno talentuoso ma più compatto?

Meglio una squadra di fenomeni se si riesce. A parte gli scherzi, questi termini non li vedo contrapposti. I fenomeni sanno che il successo passa per il senso di squadra.

 

Sensazioni dopo la promozione in A e il debutto in massima serie?

Ormai sono passati un po' di anni. Al tempo onestamente non me ne ero reso conto veramente, era stata quasi una favola. Poi c’è stato il momento della consapevolezza, il momento in cui avevamo capito di aver costruito qualcosa che andava oltre una vittoria. Era un progetto sportivo che poteva dare molto alla nostra comunità e che poteva crescere ulteriormente. 

 

Se dico "fenomeno" a quale sportivo pensi?

Il primo nome che mi viene in mente è Michael Jordan. Ha segnato un’era, dentro e fuori dal campo. E’ stato un modello di talento a diversi livelli per istinto e mentalità.

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