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Auguri Zizou, il giocatore cresciuto col mito di Enzo Francescoli diventato uno dei più grandi di tutti i tempi tra rulete, trofei e ''colpi di testa''

Berbero d'origine, sin da bambino faceva magie con il pallone. Per il suo primo gol in Ligue 1 gli regalarono un'auto e poi cosa ha lasciato al calcio? Un Mondiale vinto trascinando la Francia, la rete al Bayern Leverkusen nella finale di Champions League con il Real Madrid e la testata a Materazzi nel suo "canto del cigno". E da allenatore è adesso uno dei migliori al mondo. Incredibilmente senza panchina

Di Daniele Loss - 23 giugno 2021 - 19:22

TRENTO. Il nome Zayyid Aldyid Al-Zayid ai più non dirà nulla. Tradotto letteralmente significa letteralmente "la bellezza della religione". Quel bambino, nato nel quartiere della Castellane a Marsiglia il 23 giugno 1972, in carriera ha vinto tutto quello che un calciatore potrebbe desiderare: un Mondiale e un Europeo con la sua Nazionale, una Champions League, due Coppe Intercontinentali, due Supercoppe Europee, due Intertoto e poi due scudetti in Italia, una Supercoppa Italiana, una Liga e due Supercoppa di Spagna.

 

Nel 1998 gli hanno consegnato il Pallone d'Oro (e ci mancava pure che non glielo dessero...) e, una volta che ha appeso quei magici scarpini al chiodo, si è seduto in panchina: dopo un breve apprendistato è arrivato subito nel calcio dei grandi, vincendo tre Champions League consecutive, due Supercoppe Europee, due Mondiali per Club e due Liga.

 

Zayyid Aldyid Al-Zayid è ovviamente Zinedine Zidane, detto "Zizou", il berbero dagli occhi di ghiaccio che, sin da bambino, con il pallone faceva quel che voleva nonostante un fisico pazzesco. Uno dei giocatori più incredibili della storia del calcio: Michel Platini è stato "Le Reoi" e Zidane il suo degno erede, con una differenza. Il Mondiale lui l'ha vinto, per di più in casa e con una doppietta nella finale disputata a Saint Denis contro il Brasile di un irriconoscibile Ronaldo vittima, si racconta, di un attacco epilettico poche ore prima del match.

 

L'idolo d'infanzia di Zizou (e in suo onore chiamerà così il suo primo figlio) è Enzo Francescoli, che in Italia conosciamo bene avendolo ammirato nel Cagliari, a quel tempo numero 10 dell'Olympique Marsiglia. Cresce nel club del quartieri, l'As Foresta 11 e dopo un altro paio d'esperienze, il Cannes capisce che quel ragazzo diventerà un fenomeno e gli fa sottoscrivere, nel 1987, il primo contratto da professionista.

 

A 16 anni fa il proprio esordio in Ligue 1 e, nel 1991, segna la sua prima rete contro il Nantes, che gli varrà un premio partita consistente in un auto: al termine del campionato il Cannes si qualifica per la Coppa Uefa, ora diventata Europa League, e tanti club europei lo vogliono. La spunta il Bordeaux, che se lo assicura per 460mila euro (3 milioni di franchi) e l'impatto di Zizou sulle rive della Garonna è devastante: 10 reti in 35 partite e lui è di gran lunga il miglior giocatore della squadra con il supporto di Lizarazu e Dugarry, anch'essi futuri campioni del mondo.

 

Il Bordeaux arriva in Coppa Uefa e nel 1994 si becca anche il riconoscimento di miglior giocatore della Ligue 1. Due anni dopo vince l'Intertoto con i girondini, in Coppa Uefa segna un gol pazzesco, il primo di tanti, da quaranta metri contro il Betis Siviglia ed è uno dei grandi protagonisti della straordinaria rimonta operata ai danni del Milan, che vince per 2 a 0 la gara d'andata, ma deve arrendersi a Zidane (due assist e una serie incredibile di giocate da fantascienza) e Dugarry, che realizza due gol e sarà acquistato proprio dai rossoneri.

 

Al termine della stagione 1995 - 1996 arriva alla Juventus, che batte la concorrenza e lo acquista per 7,5 miliardi di lire: dopo un periodo d'ambientamento comincia a fare la differenza e con i bianconeri vince la Coppa Intercontinentale, la Supercoppa Europea e il 24esimo scudetto, perdendo però la Champions League, vista la sconfitta in finale contro il Borussia Dortmund. Nella stagione successiva il canovaccio si ripete: la Juve vince la Supercoppa Italiana, lo scudetto, ma arriva ancora ad un passo dal successo in Champions e questa volta è la rete in fuorigioco di Mijatovic a condannare i bianconeri.

 

Nell'estate del '98, però, Zidane trascina la Francia al suo primo successo mondiale, trascinando i suoi a suon di gol, giocate meravigliose e con un'espulsione nella gara iniziale contro l'Arabia Saudita, che non macchia però il suo genio. Le due reti, entrambe di testa, in finale, sono la sottoscrizione definitiva sul Pallone d'Oro, che arriva pochi mesi dopo. Ne meriterebbe probabilmente un altro, ma i troppi cartellini rossi in Champions League gli impediscono di vincere quello del 2000, successivo al successo nell'Europeo del 2000 in Belgio e Olanda.

Con la Juventus non vincerà più nulla e, seppur osannato dal popolo bianconero, l'avvocato Agnelli nel 2001 ebbe a definirlo "più divertente che utile". Il Real Madrid lo corteggia e non va troppo per il sottile: l'offerta di 150 miliardi di lire è irrinunciabile per la Juve, che nel 2001 lo spedisce in Spagna. Indossa la maglia numero 5 e, in quella che è una delle squadre più forti della storia del calcio, conquista la sua unica Champions League da giocatore, segnando uno dei gol più belli che si siano mai visti nella finalissima contro il Bayern Leverkusen. Il suo sinistro (non il piede preferito, ma ne aveva forse uno?) al volo su cross di Roberto Carlos è uno spot per il calcio e, ancora oggi, è un gesto tecnico che fa impazzire grandi e piccini.

 

Gioca sino al 2006, vincendo meno di quanto avrebbe meritato e la sua carriera si chiude con la "testata" a Materazzi nella finalissima mondiale di Berlino contro l'Italia: l'immagine di Zizou che lascia in campo con la Coppa del Mondo alle spalle resterà, anche questa, per sempre nella storia di questo sport.

 

Qualche anno sabbatico, poi ricopre alcuni ruoli dirigenziali per il Real Madrid, nella città in cui ha deciso di vivere con la famiglia. Poi ecco che il richiamo del campo torna fortissimo: prima è il "vice" di Carlo Ancelotti sulla panchina della prima squadra, poi allena il Castilla, la seconda formazione del Real e nel 2016 viene promosso ad allenatore in capo della formazione maggiore, in seguito all'esonero di Benitez. Un traghettatore e basta? Beh, forse per qualche giorno, perché con le merengues vince tre Champions League consecutive, due Supercoppe Europee, due Mondiali per Club e due Liga. Amato da tutti i giocatori, Zidane è un allenatore che parla poco, ma che sa perfettamente come trattare con i campioni.

 

Sì, perché lui è stato un campione assoluto. Senza "se" e senza "ma". In campo e in panchina, anche se adesso è incredibilmente disoccupato. Auguri Zizou, quanto manchi al nostro calcio.

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