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Dieci anni da capitano di Aquila Basket. Toto Forray si racconta: ''Ai giovani dico di divertirsi, il resto arriva di conseguenza''

Lavoro duro e sacrificio sono gli ingredienti che hanno portato Forray a essere quello che è ora: un simbolo della città di Trento. A Il Dolomiti racconta: "Sono orgoglioso di quello che sto facendo. Sapere di aver lasciato un segno in questi anni è una grandissima soddisfazione per me, ma anche una grande responsabilità"

Foto di Aquila Basket
Di Mattia Sartori - 26 febbraio 2021 - 21:33

TRENTO. Dieci anni in canotta bianconera. Dieci anni di impegno, sacrifici e successi, sia in campo che fuori. Un esempio da seguire per centinaia di bambini e bambine, ragazzi e ragazze, che vedendolo giocare hanno deciso di prendere in mano la palla a spicchi e fare i primi passi nel meraviglioso mondo della pallacanestro. Questo è Toto Forray, il capitano, che da quando è arrivato a Trento è diventato più di un giocatore, è diventato un simbolo della città, guidando l’Aquila a livelli di pallacanestro mai immaginati prima.

 

 Pochi giorni fa ha festeggiato i sui dieci anni in maglia bianconera e ha gentilmente acconsentito a parlare con Il Dolomiti e a rispondere a qualche domanda sui suoi anni tra le montagne trentine.

 

Sono ormai 10 anni che giochi a Trento, com’è stato il tuo viaggio fino a questo punto?

È stato un viaggio bellissimo fino a questo momento e sia io che la società vogliamo che continui così. Se c’è qualcosa che ci ha caratterizzato in questi anni è che non ci siamo accontentati, abbiamo sempre puntato in alto e lo facciamo ancora. Questo non è un punto di arrivo, continuiamo a guardare avanti e a lavorare per migliorare.

 

Come è stato arrivare a Trento? Quali sono state le tue prime impressioni?

Fin dal primo momento sono state buonissime. Essere capitato a Trento, in una società con un progetto chiaro in mente, è stata un’enorme possibilità per me e sono grato di averla presa perché mi ha portato a grandi cose. Credo che in pochi si aspettassero di vederci arrivare ai vertici del basket italiano in così poco tempo. È stata oggettivamente una scalata veloce, ma abbiamo lavorato duro e siamo sempre stati assistiti da una società che non si è mai fatta trovare impreparata.

 

Quali sono i tuoi ricordi più belli in maglia bianconera?

I ricordi dopo dieci anni sono tantissimi. Le varie promozioni di sicuro sono tra i più belli, ma ricordo anche con grande emozione la prima partita in EuroCup. Anche i percorsi che abbiamo fatto ai playoff per arrivare alle finali scudetto hanno portato tante soddisfazioni: non saremo arrivati allo scudetto, ma siamo sempre riusciti a dimostrare di essere all’altezza, di dare il massimo in ogni situazione. Le sfide sono state tante, ma ci hanno regalato altrettante emozioni forti.

 

Per questa città ormai sei più di un giocatore, si può dire che sei un simbolo. Come ti fa sentire?

Sono orgoglioso di quello che sto facendo e sono grato che mi si riconosca il lavoro fatto finora, sapere di aver lasciato un segno in questi anni è una grandissima soddisfazione per me, ma anche una grande responsabilità. Quando sono con i miei compagni non mi sento assolutamente sopra nessuno, anzi, so che ho il dovere di guidarli, di aiutarli a entrare nella mentalità che ci ha portato a così tante soddisfazioni.

 

Come sta andando quest’anno? Come pensate di ripartire dopo la pausa?

Quest’anno è successa una cosa che non era mai avvenuta prima: abbiamo cambiato allenatore durante il campionato. La squadra ha lavorato bene fin dall’inizio, solo che purtroppo non riuscivamo a farlo vedere. Adesso che è stato fatto questo cambio speriamo di ripartire tutti con una nuova marcia per uscire da un periodo negativo. Di sicuro l’obiettivo principale è rimetterci in carreggiata per riprendere fiducia e ritmo, una volta fatto questo faremo il punto della situazione e vedremo in che direzione andare.

 

Qualche pensiero su Molin?

Lele è con noi da molto tempo, non è una figura nuova e questo è stato un bene perché il passaggio da Brienza a lui non è stato traumatico per la squadra. Di sicuro ha cambiato qualcosa nel modo di allenarci, noi continueremo a lavorare sodo e speriamo che tutto questo ci porti risultati il prima possibile.

 

Hai un messaggio per i tuoi tifosi, dai più piccoli ai più grandi?

Ai più giovani dico: bisogna divertirsi con il pallone in mano, il resto viene da sé. Prima si appassionano a questo sport e più gioia e soddisfazioni arriveranno, sia perché potranno raggiungere livelli più alti, ma soprattutto perché avranno più tempo da spendere con i loro amici sul campo. A tutti, grandi e piccini, invece dico grazie. Grazie per l’affetto che mi hanno dimostrato in questi giorni e in questi dieci anni. Grazie per il sostegno che mi hanno sempre dato. Grazie di tutto. La strada però non è ancora finita, bisogna andare avanti e cercare di togliersi qualche soddisfazione in più.

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