Il Coni trentino: ''Ius soli sportivo? Sono giovani atleti cresciuti con le nostre associazioni di base. Le strutture? Ginnastica e pattinaggio in difficoltà a Trento''
La presidente del Coni trentino, Paola Mora: "Da far ripartire lo sport di base. I nostri ragazzi sono stati particolarmente colpiti dall'emergenza. Le criticità non riguardano solo l'evoluzione motoria, ma anche le ripercussioni sulla socialità e sull'esperienza relazionale in un'età delicata"

TRENTO. "Lo sport spesso anticipa i cambiamenti che intercorrono nella società". Così Paola Mora, presidente del Comitato trentino del Coni, sull'ipotesi di Ius soli sportivo per i giovani atleti che difendono i colori azzurri nella varie manifestazioni. Un tema portato alla ribalta da Giovanni Malgò forte delle vittorie di Marcell Jacobs e della 4x100 a Tokyo. "Non sono una giurista ma questo è certamente un argomento da valutare, considerare e discutere. Poi non dobbiamo dimenticare che si parla di persone, cresciute nelle nostre associazioni di base, e di storie: se un ragazzo è nato in Italia da genitori stranieri e si sente di poter rappresentare la nostra nazionale, aspettare i 18 anni per gli iter burocratici può rappresentare una sofferenza".
In linea teorica una forma di Ius soli sportivo, la possibilità che giovani non in possesso della cittadinanza italiana partecipino a competizioni sotto la bandiera tricolore già esiste. Ma ci sono una serie di limitazioni che riguardano le convocazioni delle squadre nazionali. Ma proprio per questo attualmente un atleta di un altro Paese non può gareggiare con la maglia azzurra fino al compimento del diciottesimo anno di età e alla richiesta della cittadinanza.
"Il trend è tracciato e anche lo sport si è globalizzato: ci sono grandissimi potenziali e prospetti. Per questo - dice la numero uno del Coni trentino - non ci sono più dominatori assoluti in un determinato campo. La scherma italiana ha avuto indubbiamente un appannamento dopo decenni ai vertici: un po' fa parte dei cicli sportivi e un po' dobbiamo considerare che si sono affacciate molte nazioni in questa disciplina e la competizione è più elevata. Gli Stati Uniti di basket si sono confermati ma il divario è stato meno ampio rispetto al passato. Oggi l'offerta è molto ampia, il Coni riconosce 382 discipline e tante nuove attività si affacciano sui palcoscenici internazionali. A Parigi debutta la break dance, mentre a Milano-Cortina lo scialpinismo: disponiamo di nazionali che possono ambire a medaglie in entrambi i casi".
Il Trentino ha festeggiato con Ruggero Tita la prima medaglia d'oro ai giochi estivi, una grandissima pagina di storia per il territorio. "E' stato sicuramente tra i punti più alti per quanto riguarda la nostra provincia - dice Mora - ma abbiamo portato in Giappone una pattuglia davvero interessante per quantità e qualità. Abbiamo raddoppiato il contingente della spedizione rispetto a Rio de Janeiro. E abbiamo portato tutti atleti giovani come Yeman Crippa, Nadia Battocletti e Ludovico Fossali per gli sport individuali, Alessandro Michieletto per quelli di squadra, che hanno potuto fare un'esperienza importante e possono essere ancora più protagonisti nell'edizione di Parigi tra appena tre anni".
Risultati frutto anche di infrastrutture e strutture di primo piano, tanto da essere utilizzate dalle varie nazionali per preparare i grandi appuntamenti. "Abbiamo un patrimonio importante - prosegue la presidente del Coni - che ci permette di essere da anni ai vertici delle classifiche di sportività per numero di praticanti. C'è però qualche situazione che necessita di interventi: una copertura potrebbe far diventare lo stadio Quercia un impianto all'avanguardia, mentre ci sono limiti di spazi per quanto riguarda il pattinaggio e la ginnastica Trento. Ci sono poi le nuove discipline un po' in difficoltà: lo skateboard per esempio è anche un divertimento per tanti e quindi si deve riflettere sulla possibilità di ricavare le strutture".
L'Italia è reduce dal record di medaglie e performance davvero importanti, si aggiunge la vittoria della nazionale di Roberto Mancini degli Europei di calcio. Un'estate forse irripetibile per gli sport di vertice. "Questi risultati - evidenzia Mora - devono essere dei punti di partenza, anche per analizzare dove si può migliorare. Sono stati 12 mesi molto difficili: alcuni atleti sono riusciti a maturare ulteriormente per tirare fuori il meglio, altri hanno sofferto di più il rinvio di un anno delle Olimpiadi, alcuni hanno cambiato piani. La gestione non è stata banale ma si è riusciti a garantire un contesto di sicurezza per svolgere competizioni e allenamenti tra bolle e strutture a disposizione".
Nonostante l'emergenza Covid, il lockdown della primavera 2020 e le restrizioni degli ultimi mesi, il vertice dei vari movimenti sono stati salvaguardati. A soffrire invece è stato lo sport di base: tanti giovani non hanno potuto praticare le attività, se non in forma fortemente limitata.
"Sicuramente i nostri ragazzi sono stati particolarmente colpiti dall'emergenza da questo punto di vista. Le criticità - commenta Mora - non riguardano solo l'evoluzione motoria e magari l'approcciarsi alle prime attività sportive, ma si devono considerare soprattutto le ripercussioni sulla socialità e sull'esperienza relazionale in un'età delicata. Le nuove generazioni escono penalizzate e questo deve preoccupare il sistema perché c'è un lavoro da pianificare per recuperare il tempo perso. Penso che in generale lo sport sia mancato a 360 gradi: praticarlo, discuterlo con gli amici e guardalo".
Il massimo organo di governo sportivo attende inoltre indicazioni sulle regole e sul Green pass per una ripresa più organica a tutti i livelli. "Comprendiamo le difficoltà del legislatore - continua la presidente del Coni - ma il nervosismo di alcune Federazioni è dettato soprattutto dalle incertezze e dalle regole in continua mutazione oppure disposte all'ultimo: noi siamo per ripartire, naturalmente in sicurezza, però serve chiarezza sui provvedimenti da applicare e un margine per potersi organizzare e rimodulare le attività".
C'è il rischio che tra una decina di anni, questa emergenza possa presentare il conto? Il tutto unito al calo della natalità e della difficoltà a reperire tesserati. "C'è la possibilità di rimediare a situazioni di criticità. Poi molto dipende dalla disciplina e per questo è difficile operare una statistica: equitazione e orienteering, per esempio, non hanno avuto grandi ripercussioni rispetto agli sport di squadra e indoor. La fascia di età sulla quale prevedere azioni mirate è soprattutto quella adolescenziale, quando subentra un po' di disaffezione. Non sono, però, pessimista perché oggi gli atleti sono multidisciplinari, il background si è differenziato e si arriva sempre più tardi a trovare l'attività ideale: Sinner si è avvicinato al tennis a 15 anni", conclude Mora.













