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La ripartenza dell'Eccellenza. Beretta: "Giusto tornare in campo, con il protocollo ci sono le condizioni". De Laurentis: "Non ha senso: era meglio far giocare le giovanili"

Il massimo campionato a carattere regionale di calcio a 11 ripartirà. Con sette formazioni - quattro trentine e tre altoatesine - al via. Le società sono divise: i punti di vista del presidente del Levico Terme Sandro Beretta, favorevole alla ripartenza, e del numero uno dell'Arco Roberto De Laurentis, che ha detto "no"

A sinistra Sandro Beretta, presidente del Levico Terme e a destra Roberto De Laurentis, numero uno dell'Arco1895
Di Daniele Loss - 13 March 2021 - 18:35

TRENTO. A meno di altri colpi di scena o di provvedimenti amministrativi, il campionato d'Eccellenza ripartirà domenica 18 aprile e si concluderà domenica 28 giugno.

 

Come vi abbiamo approfonditamente raccontato nei giorni scorsi, saranno sette le formazioni al via di un "nuovo" torneo: si partirà da zero (dunque tutti i risultati maturati nel corso delle nove giornate disputate a settembre e ottobre verranno annullati) e, al termine delle 14 giornate la prima classifica verrà promossa direttamente in serie D. Non vi saranno, invece, retrocessioni nei due campionati di Promozione.

 

Tutti gli altri tornei di calcio a 11 maschile, infatti, sono stati già stati chiusi in via definitiva: per i campionati maggiori a carattere provinciale (dalla Promozione in giù, per intenderci) e le competizioni giovanili se ne riparlerà, si spera, a settembre.

 

Levico Terme, ViPo Trento, Lavis, Gardolo, San Giorgio, Maia Alta e Stegona, invece, a breve riprenderanno ad allenarsi e il cambio di colorazione della Provincia Autonoma di Trento, passata venerdì da "arancione" a "rossa", non modificherà le decisioni della Figc. L'attribuzione dell' "interesse nazionale" ai massimi campionati regionali, tra cui ovviamente l'Eccellenza, permette infatti alle società di svolgere regolarmente l'attività e agli atleti di raggiungere le sedi d'allenamento e i campi delle gare ufficiali, senza alcun limite agli spostamenti, anche in regime di "quasi" lockdown.

 

ViPo Trento e Levico Terme hanno detto "sì" sin dal primo momento e il presidente Sandro Beretta ribadisce il concetto: i gialloblù giocheranno e, anzi, se fosse per il massimo dirgente termale, ripartirebbero anche i tornei giovanili.

 

"Qualcuno mi deve spiegare - racconta Beretta - perché le squadre giovanili di pallavolo si allenano regolarmente, con sedute che vengono svolte ovviamente in palestra e durante le quali gli atleti si passano lo stesso pallone con le mani, mentre le formazioni giovanili di calcio si allenano in forma individuali. No agli allenamenti di contatto e alle partite, poi al pomeriggio i ragazzini scendono in strada o al parco a giocare a calcio, perché è nella loro natura, e lo fanno creando assembramenti tutt'altro che controllati. È un controsenso pazzesco. Per quanto riguarda la Prima Squadra ho sin da subito detto "sì" alla ripartenza perché ci siamo presi un impegno a livello sportivo e, visto che ci viene permesso, con l'applicazione del protocollo e di tutte le misure di sicurezza prevista, non vedo perché dovremmo tirarci indietro. Si parla di dare un segnale concreto e poi ci si chiama fuori? Io non vedo l'ora di poter ricominciare. Questa situazione ha messo in luce in maniera evidente e, sportivamente parlando, drammatica del solco che si è creato tra la serie D e le categorie regionali, anch'esse dilettantistiche. Si parla di progressività, ma tra i due ambiti c'è un abisso".

 

Di tutt'altra opinione è, invece, il presidente dell'Arco 1895 Roberto De Laurentis: i gialloblù del Basso Sarca hanno detto "no" alla ripresa dell'attività ufficiale con la formazione maggiore e, di fatto, hanno già dato il "rompete le righe" al gruppo guidato da Paolo Zasa.

 

"A titolo personale - spiega De Laurentis - sarei contento di poter tornare al calcio giocato, perché siamo ormai stufi di vivere nel terrore e nell'apprensione, ma come presidente non posso che essere contrario. E le motivazioni di carattere economico non c'entrano. Dal punto di vista umano come si può tornare a praticare calcio a livello dilettantistico mentre le attività economiche chiudono? E poi, ritengo sia una follia scendere in campo, più o meno serenamente, mentre una gran parte della popolazione ha paura anche ad uscire di casa. Per quanto riguarda l'ambito sportivo, invece, devono spiegarmi che senso ha giocare senza le retrocessioni e, dunque, chi non punta a vincere il campionato perché dovrebbe affrontare tutte le difficoltà del caso? Con quali motivazioni e quale interesse? E se dovesse succedere che, dopo i tamponi del venerdì e la partita della domenica, il lunedì uno o più giocatori accusano sintomi? Troppo poco tempo per organizzarsi e per dettare regole precise. L'aver affidato questa decisione alla volontà popolare, ovvero al parere delle società, è stato sbagliatissimo. Io avrei utilizzato tutte le risorse economiche e logistiche a disposizione per far ripartire le categorie giovanili. In quel caso l'Arco sarebbe stato più che favorevole".

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