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Leo Morsut, dalla pallavolo alla ricerca: l'ex schiacciatore di Trentino Volley oggi è un genio delle staminali in America

Quella con la maglia gialloblù è stata la sua ultima stagione sui parquet: all'epoca era uno dei giocatori promettenti del volley italiano, oggi è assistant professor del dipartimento di Cellule staminali e medicina rigenerativa della University of Southern California (USC) a Los Angeles. E si racconta in una lunga intervista al Corriere della Sera

Leonardo Morsut in attacco nella stagione 2005 - 2006 con la maglia di Trentino Volley
Di Daniele Loss - 24 aprile 2021 - 16:14

TRENTO. In città lo ricordano tutti quel ragazzone che picchiava fortissimo da posto 4, con i capelli ricci, la fascetta e il "barbone". Leonardo Morsut era uno degli schiacciatori più forti e promettenti del panorama pallavolistico nazionale. Nella sua vita c'era il volley, ovviamente, ma anche i libri di James Joyce e la chitarra, strumento che suona molto bene con una predilezione per i Beatles.

 

Lui, padovano di nascita, era cresciuto nel settore giovanile del Petrarca Padova, con cui a 18 anni aveva esordito in serie A. Sette stagioni con indosso la casacca bianconera, prima della chiamata di Trento. La Trentino Volley di allora era una società già consolidata nella massima serie, in rapidissima ascesa e, infatti, da lì ad un paio d'anni, il club del presidente Diego Mosna avrebbe festeggiato il primo scudetto della storia e, in rapida successione, trionfi in Europa e nel Mondo.

 

La stagione 2005 - 2006, l'ultima della carriera di Morsut, si chiuse con l'eliminazione nei playoff scudetto da parte di Treviso dopo quattro sfide tiratissime, con la squadra veneta che poi in finale si arrese alla Lube Macerata. Lo schiacciatore padovano era titolare in posto 4 in diagonale con Savani, in cabina di regia c'era Meoni, l'opposto era il brasiliano Nascimento, al centro l'altro verdeoro Heller e l'americano Millar, mentre nel ruolo di libero si alternavano l'esperto Trimarchi e il giovane "Baretto" Bari.

 

L'annata di Morsut non fu per nulla negativa, anzi, con Trentino Volley che ne aveva acquisito il cartellino da Padova, ma al termine dei playoff l'allora 26enne atleta decise di dire "basta" con il volley giocato per tornare a studiare. Già laureato in Biotecnologie Mediche (con 110 e lode e consegna del sigillo universitario), decise d'intraprendere la carriera di ricercatore presso l'Università della sua città e, contemporaneamente, s'iscrisse alla Facoltà di Matematica, ateneo presso il quale, successivamente, conseguì la sua seconda laurea. Nella sua breve carriera vestì per 16 volte la maglia della nazionale maggiore, conquistando anche un oro ai Giochi del Mediterraneo 2001 e un bronzo alla Universiadi 2005.

 

Oggi il 40enne Morsut è un assistant professor del dipartimento di Cellule staminali e medicina rigenerativa della University of Southern California (Usc) a Los Angeles, città nella quale vive con la moglie Sabina, storica dell'arte ed esperta di libri medievali miniati, e i figli Gabriele e Aurora. Ora ha ottenuto un finanziamento di 2,56 milioni di dollari dall'NIH (l'equivalente americano dell'Istituto Superiore di Sanità) per proseguire nelle ricerche sui circuiti genetici che controllano i comportamenti delle cellule staminali utilizzate nella medicina rigenerativa.

 

"Da dieci anni - racconta Morsut in un'intervista rilasciata al Corriere della Sera - si utilizzano le staminali per assemblare organi rudimentali in provetta. Ci sono vari modi e uno di questi è inserire circuiti genetici che programmino le cellule a comportarsi nel modo richiesto. Negli Usa il compito principale di un capo laboratorio, più che fare ricerca in prima persona, è dirigere il gruppo (il suo è composto da una decina di persone, provenienti da ogni parte del mondo, tra cui anche un italiano in "post doc" ndr) e ottenere finanziamenti, proporre i temi delle ricerche per ottenere l'autorizzazione dagli organi competenti".

 

E il volley? Qualche rimpianto di aver interrotto così presto la carriera d'atleta c'è? ''Non fu una scelta facile - prosegue -. A detta di molti ero all'apice della carriera''. Ma si era appena laureato e doveva iniziare il training in laboratorio. E così Morsut spiega ancora che ha amato la pallavolo che gli ha permesso di girare il mondo e togliersi belle soddisfazioni, ''ma ad un certo punto ho capito che più di tanto non avrei potuto migliorare e mi è sembrato quasi di perdere tempo''. 

 

E, poi, inevitabile, il pensiero al futuro. Morsut tornerà in Italia? "Sicuramente non prima di quattro anni conclude - conclude nella sua lunga intervista al CorSera - e di aver ottenuto la docenza a USC. Poi chi lo sa. Il mio prossimo obiettivo è riuscire a sviluppare un gruppo, un ambiente per fare ricerca e rispondere a domande che ancora non sappiamo nemmeno quali possano essere. Mi piacerebbe fare lezioni alle superiori, scrivere libri di testo o uno divulgativo per portare la biologia sintetica al grande pubblico. Il mio sogno? Avere un dialogo fondato su basi scientifiche con tutta la società".

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