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Maria Canins compie 72 anni: la storia di una delle più incredibili atlete dello sport italiano. Prima fenomeno sugli sci e poi campionessa sui pedali. E anche nella mountain bike

Nel 1982 partecipò sia ai Mondiali di sci nordico in Norvegia, sia a quelli di Goodwood di ciclismo e, in quello stesso anno, riuscì a conquistare quattro titoli italiani in quattro diverse discipline, sci nordico, ciclismo, corsa in montagna e skiroll. Due successi al Tour de France e uno al Giro d'Italia (il primo nella storia della corsa rosa al femminile) la rendono una delle icone delle due ruote

Maria Canins in maglia gialla al Tour de France, corsa che la fortissima ciclista altoatesina ha vinto per ben due volte
Di Da.Lo. - 04 June 2021 - 21:47

TRENTO. Le due vite di Maria Canins, prima sugli sci da fondo e poi in bicicletta, anche se per qualche anno ha praticato ad eccellenti livelli entrambe le discipline. E comunque con un unico comune denominatore: l'essere campionessa.

 

Oggi compie 72 anni una delle atlete più straordinarie della storia dello sport italiano. E non solo, perché quella della fuoriclasse di La Villa in Badia è una saga irripetibile, soprattutto ai giorni nostri, visto il livello di specializzazione che hanno addirittura raggiunto le singole prove, o gare che dir si voglia, all'interno della medesima disciplina.

 

Una cosa è certa, lapalissiana: il talento per lo sport, in generale, che ha dimostrato di possedere Maria Canins è quasi un unicum per lo sport. Partiamo dal 1969, anno in cui inizia a praticare lo sci di fondo, dimostrando immediatamente di possedere un "motore" superlativo unito ad una tecnica invidiabile. I risultati sono, tutt'oggi, incredibili: fu la prima atleta italiana a vincere la Vasaloppet, la massacrante gara svedese sviluppata su di una lunghissima distanza (90 chilometri), conquistò dieci (dieci, sì!) successi consecutivi alla Marcialonga di Fiemme e Fassa, dodici Maratone della Pusteria, sette edizioni della Dobbiaco - Cortina e otto Maratone della Val Casies.
 

Il miglior piazzamento in Coppa del Mondo fu, invece, un sesto posto in una 10 chilometri nell'allora Cecoslovacchia e partecipò anche ad un'edizione dei Campionati del Mondo: nel 1982, ad Oslo, la Canins e la futura pluricampionessa Manuela Di Centa andarono anche "grazie" all'intervento del giornalista Giorgio Brusadelli, che "barattò" con l'allora presidente della Fisi Gattai la convocazione delle due atlete con la rinuncia ad uno scoop giornalistico che avrebbe messo in difficoltà la Federazione. Entrambe avrebbero strameritato di partecipare ai Mondiali, ma erano state ignorate clamorosamente dalla direzione agonistica della nazionale di fondo e solamente l'intervento di Brusadelli fece "giustizia". Una storia incredibile che sarà oggetto di un nostro ulteriore approfondimento.
 

Proprio in Norvegia la Canins decise di dedicarsi anche al ciclismo che, per qualche anno, sarà praticato assieme allo sci di fondo, mantenendo un livello elevatissimo in entrambe le pratiche. E quando si avvicinò in modo metodico al mondo delle due ruote, non lo fece "tanto per", perché il partecipare e basta non faceva proprio parte della sua natura. Lei, che in bicicletta aveva iniziato ad andare forte già nel 1975 (ma in quel momento serviva solamente per "fare gamba" e pian pianino divenne una cosa molto più seria) si buttò a capofitto nel mondo dei "pro", dimostrando di essere una fuoriclasse anche sulle due ruote. Anzi, ancora di più.

 

I risultati arrivarono immediatamente, a testimonianza di un talento pazzesco: due vittorie al Tour de France (1985 e 1986), battendo la strepitosa transalpina Longo e nel 1988 trionfò anche sulle strade della Penisola, conquistando la prima edizione del Giro d'Italia. Tutto qui (si fa per dire)? Beh no, perché la fuoriclasse altoatesina vinse due medaglie di argento (1982 e 1985) e altrettante di bronzo ai Mondiali (1983 e 1989), un oro nella cronometro a squadre (1988) e un argento nella medesima specialità nel 1989.

 

Non pensate sia finita qui perché la "Mamma Volante", così soprannominata perché quando iniziò a pedalare era già sposata con l'ex fondista Bruno Bonaldi, scomparso pochi anni or sono in un incidente stradale, e mamma di Concetta, nella sua bacheca ha anche 10 titoli italiani (6 in linea e 4 a cronometro), due successi al Giro di Norvegia, un Giro del Colorado e quattro vittorie al Giro dell'Adriatico

 

E, attenzione, perché Maria Canins può vantare un record che, a memoria d'uomo, nessun altro atleta ha eguagliato: nello stesso anno, nel 1982, partecipò a due Mondiali, ma di discipline completamente diverse, quali lo sci di fondo e il ciclismo. Sempre nell'82 la Canins fu campionesse italiana di quattro sport: fondo, ciclismo su strada, corsa in montagna e skiroll.
 

Appesa la bicicletta (da strada!) al chiodo, decise di cimentarsi con le ruote grosse e, anche in mountain bike, dimostrò a tutti di essere una fuoriclasse pazzesca: nel 1991 al Ciocco trionfò nel Mondiale (categoria veterane) rifilando oltre 5 minuti alla neozelandese Lynch nella gara di cross country e, due anni dopo, si ripetè a Métabief, in Francia.

 

L'espressione "come lei nessuno mai" è spesso abusata. A Maria Canins, probabilmente va anche stretta. Tanti auguri campionessa!

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