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FdS23, il fenomeno Ronaldinho incanta Trento: "Ogni giocatore vuole giocare nel Milan prima o poi"

Tanta euforia al di là delle barriere linguistiche per un giocatore sicuramente più bravo con i piedi che con le parole, con cui non nasconde però l'amore per il suo Milan: "È la squadra più importante al mondo. Ancelotti? Uno dei più forti della storia"

Foto Michele Lotti
di Federico Holneider

TRENTO. Timido e di poche parole, in un italiano un po’ impolverato, ma sufficienti a far emozionare il pubblico in gran parte di fede rossonera presente all’auditorium Santa Chiara, che ha accolto il talento di Porto Alegre con grande entusiasmo tanto da costringere gli organizzatori a terminare anzitempo la presentazione per soddisfare le richieste di autografi.

 

LA FAMIGLIA

“La famiglia è la cosa più importante della mia vita”, racconta il brasiliano, “la perdita del papà? Non è facile quando sei giovane, ma mio fratello mi ha fatto da padre e sarò grato a lui per tutta la vita. Quando poi da grande ho perso mia mamma è stato ancora più difficile, perché quando sei piccolo non ti rendi conto. 

 

GLI ALBORI

“Mio fratello giocava al Gremio - continua - e io stavo sempre con lui durante le partite e lui mi insegnava. I primi anni al Gremio? Mio fratello era professionista, io ho iniziato nel Futsal. Quando mio fratello venne a giocare in Europa io ero troppo giovane per rendermene conto”. 

 

GLI ANNI A PARIGI

Una scelta dettata soprattuto dai contatti del fratello: “Lui conosceva già l’Europa e mi aveva mostrato com’era, quindi è stato facile prendere una decisione sul dove partire. Avevo altre squadre che mi cercavano, ma non ricordo, era lui a parlare con i club. Passare dal Brasile a Parigi non è stato facile perché è una cultura e un calcio completamente diverso. Era un PSG molto lontano da quello attuale, ma aveva un progetto molto interessante. Io e mio fratello abbiamo giocato contro quando io giocavo a Parigi e lui a Montpellier, finì in pareggio, cosi la mamma non poteva essere triste (ride ,ndr)”.

 

GLI ANNI A BARCELLONA

“All’inizio non è stato facile - spiega Ronaldinho - ma ho scelto il Barça perché tutti i miei idoli avevano giocato a Barcellona, come Romario, Ronaldo, Maradona, Rivaldo… Il primo goal contro il Siviglia all’esordio ha reso tutto molto più semplice. Messi? Sempre stato un grande amico ancora prima di giocarci insieme, bello vedere la carriera che ha fatto, ma è una persona normale come tutti gli altri e non capisco perché tutti mi chiedano sempre di lui”.

 

IL CLAMOROSO PASSAGGIO NELLA MILANO ROSSONERA

Il ricordo del passaggio al Milan, accolto tra l’euforia del pubblico, innesca un curioso fuori programma con un tifoso che lancia al brasiliano la propria maglietta in cerca di un autografo: “Perché il Milan? È la squadra più importante al mondo e ogni giocatore un giorno vuole finire a giocare lì. Adesso sta tornando ad alti livelli e sono felice per loro. PSG o Milan? Sono entrambe nel mio cuore, difficile sbilanciarsi. Ricordo tutto di Milano: Gattuso, Pirlo, Beckham, Ibra, Maldini, Nesta… tantissimi grandi giocatori insieme. Ancelotti? Grandissimo allenatore ed è stato un piacere lavorare con lui, uno dei più forti della storia”.

 

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