Le divise di arbitro e squadra ospite sono dello stesso colore e salta tutto. La partita non si gioca: l'assurdo caso di Pinè - Bolghera
Arbitro in nero e Bolghera con il medesimo colore. Il "bug" del regolamento non viene superato con il buonsenso: l'arbitro rifiuta di far giocare la partita e non ha una divisa alternativa, la Bolghera risponde "no, grazie" alla proposta del Pinè d'indossare una muta "offerta" dalla società di casa. Risultato? Tutti a casa e partita non disputata. Probabile che la gara venga rimessa in calendario, sperando stavolta che non vi sia sovrapposizione di colori

TRENTO. Partita rinviata per mancanza di... maglietta e problemi di "cromaticità". Incredibile ma vero quanto accaduto domenica pomeriggio a Bedollo dove avrebbe dovuto disputarsi il match di Seconda Categoria tra Pinè e Bolghera. Il condizionale è d'obbligo perché la partita non si è giocata e, dopo 45' d'attesa, come previsto dal regolamento, il direttore di gara ha fischiato la fine e mandato tutti a casa.
Strano ma vero: il campo era agibile, le due squadre presenti, l'arbitro pure e, allora, perché non si è giocato? Semplice: per motivi "cromatici", la mancanza di una seconda divisa da parte del direttore di gara e la non disponibilità da parte della Bolghera d'indossare una maglia che non fosse quella che la società di Trento aveva portato con sé sull'altopiano.
Con ordine: la squadra ospite si presenta a Bedollo con divisa da gioco (manica lunga, dettaglio importante) di colore nero, la medesima tinta della maglia dell'arbitro. A quel punto nasce la prima questione: i direttori di gara impegnati in Seconda Categoria, nei tornei giovanili e nel campionato di serie D di calcio a 5 hanno a disposizione una sola divisa (mentre quelli che arbitrano in Eccellenza, Promozione, Prima Categoria, serie C1 e C2 di calcio a cinque ne hanno due in dotazione, la seconda di colore giallo fluo) e quella devono usare per motivi commerciali, vista la "brandizzazione" da parte di un'azienda. Quindi l'arbitro è irremovibile: lui la maglia non la cambia per nessun motivo e non può indossare una casacca.
La Bolghera, quale società ospitata, altresì non ha alcuna intenzione di cambiare divisa anche perché, come afferma il direttore sportivo Bruno Cornelatti "adesso fa freddo, è l'unica a manica lunga di cui disponiamo e, come gli arbitri, anche noi abbiamo degli impegni con gli sponsor. Non c'è scritto da nessuna parte che non si possa giocare con la maglia nera e per le squadre in trasferta non vi è alcun obbligo legato ai problemi cromatici". A ruota arriva la seconda questione: il Pinè, per superare l'enpasse, offre alla squadra avversaria una propria muta da gioco, ma i dirigenti trentini rifiutano senza pensarci su due volte. "Abbiamo detto no per tutelare la salute dei nostri giocatori, visto che molte malattie trasmissibili "ci sono ancora in giro, vedi il Covid" prosegue Cornelatti.
Terza questione: a quel punto, con tutte le difficoltà del caso, si dovrebbe giocare con l'arbitro in nero e la Bolghera in nero. Un po' di confusione ci sarebbe stata sicuramente, ma meglio che non disputare la gara. E, invece, l'arbitro dice "no": troppo caos e a quelle condizioni lui si rifiuta di procedere all'avvio della gara. La giacchetta nera è irremovibile e, dopo l'attesa da regolamento, manda tutti a casa.
La vicenda ha fatto il giro del Trentino, scatenando l'ironia generale, ma la vicenda deve far riflettere a più livelli. Cosa accadrà ora? Quasi sicuramente il Giudice Sportivo decreterà la ripetizione della gara, nella speranza che questa volta l'arbitro arrivi con una divisa di colore diverso dal nero, visto che probabilmente la Bolghera si ripresenterà con maglia - manica lunga - black. E, intanto, che qualcuno rifletta, dotando tutti i direttori di gara di una seconda divisa, senza che questi siano costretti a comprarsela di tasca propria.













