Ullrich racconta il ciclismo dei suoi anni: ''Impossibile sopravvivere senza doping alle gare''. Poi la depressione: ''Due bottiglie di whisky al giorno e la cocaina mi ha reso un mostro''
Sono parole forti quelle che il ''Kaiser'', uno dei ciclisti più forti della sua generazione ha rilasciato negli scorsi giorni alla rivista tedesca Stern. Un'intervista dove il vincitore del Tour de France del 1997, tre volte Campione Mondiale e anche Campione Olimpico e sfidante diretto prima di Pantani e poi di Armstrong, si è aperto raccontando del doping nelle corse, della droga e dell'alcol a fine carriera

TRENTO. La metafora usata è quella che Sean Connery - Jimmy Malone sfodera negli Intoccabili al sicario mandato da Robert De Niro - Al Capone per ucciderlo: ''È proprio degno di uno come te venire con un coltello ad uno scontro a fuoco''. Jan Ullrich l'ha utilizzata per spiegare cosa volesse dire presentarsi alle gare di ciclismo sulla fine degli anni '90 senza doping: ''La percezione diffusa all’epoca era che senza aiuti sarebbe stato come partecipare a una sparatoria armati solo di coltello. L’atteggiamento generale era: se non lo fai, come sopravvivrai alla gara?''.
Sono parole forti quelle che il ''Kaiser'', uno dei ciclisti più forti della sua generazione ha rilasciato negli scorsi giorni alla rivista tedesca Stern. Un'intervista dove il vincitore del Tour de France del 1997, tre volte Campione Mondiale e anche Campione Olimpico e sfidante diretto prima di Pantani e poi di Armstrong, si è aperto raccontando del doping nelle corse, della droga e dell'alcol a fine carriera. "Ho imparato molto rapidamente che il doping era diffuso - ha detto -. Mi hanno insegnato: sei bravo, hai un grande talento, ti alleni con tantissima dedizione, hai tutte le qualità che ti servono. Ma se vuoi mantenere questo livello devi farlo''.
E d'altronde in quegli anni di corse e record epici non passava giorno che non venisse beccato un corridore o interi team per doping e alla fine anche tutta l'epopea di quello che ha chiuso la carriera come uno degli atleti più vincenti di sempre, Armstrong, è stata macchiata indelebilmente dal doping (fu proprio il campione texano a raccontare di averne fatto largamente uso). A metà anni 2000 gli altarini sono cominciati a cadere e con essi anche i campioni. Quando scattò l'Operacion Puerto che vide coinvolto il medico Fuentes medico di diverse squadre ciclistiche la carriera di Ullrich terminò. "I miei avvocati mi avevano consigliato di rimanere in silenzio - spiega l'ex campione -. Ho seguito il loro consiglio, ma ne ho subito le conseguenze per molto tempo. Nel 2006 non potevo parlare perché non volevo essere un traditore: se avessi parlato avrei trascinato molte persone con me. Non è stato facile restare in silenzio per tanti anni. Il mio passato pesava molto sulla mia anima".
Quindi la depressione e gli anni più bui dopo il ritiro. Droga, alcol, problemi di peso (di cui aveva sofferto anche negli anni del professionismo). "Non avrei potuto cadere più in basso di così. Il vino divenne whisky. All’inizio ne bevevo una bottiglia al giorno, poi al massimo due. Era un anestetico - ha concluso Ullrich -. La cocaina mi ha trasformato in un mostro in un istante“. L'ex ciclista racconta di essere andato molto vicino a quanto accadde a Marco Pantani ma alla minaccia della moglie di non fargli più vedere i figli ha deciso di dare una svolta alla sua vita e di iniziare un percorso di disintossicazione. "Sapevo che dovevo fare qualcosa se volevo rivederli. Adesso ho di nuovo fame di vita".














