Doping, Djokovic su Sinner: ''Tanti giocatori hanno avuto casi simili ma esiti diversi. E' una questione di studio legale? Di fondi? Servono protocolli standardizzati''
Il quadro che emerge dalla vicenda Sinner è che il numero 1 al mondo è stato trattato secondo giustizia senza che trapelasse nulla della sua positività per mesi (la notizia è uscita solo dopo l'assoluzione). In passato la stessa cosa non è successa a tutti gli altri sportivi ed è qui il cortocircuito che trasforma, in qualche modo, un atto giusto in una paradossale ingiustizia. Il campione serbo: ''Il caso di Sinner è stato reso pubblico quando è stato archiviato. Ma dal momento in cui la notizia è stata comunicata a lui e al suo team sono passati cinque, sei mesi. Ci sono tanti problemi nel sistema. Mancano protocolli chiari e standardizzati''

TRENTO. ''Capisco la frustrazione dei giocatori perché ogni situazione viene affrontata diversamente. Da quello che ho capito, il caso di Sinner è stato reso pubblico quando è stato archiviato. Ma dal momento in cui la notizia è stata comunicata a lui e al suo team sono passati cinque, sei mesi. Ci sono tanti problemi nel sistema. Mancano protocolli chiari e standardizzati. Posso capire i sentimenti di giocatori che si chiedono se siano stati trattati nello stesso modo". Questo Djokovic in conferenza stampa prima del via dell'Us Open. E' ancora calda la questione Sinner a livello mondiale e se in Italia il tutto è stato rapidamente archiviato all'estero la stampa internazionale ha messo il tennista azzurro al centro del dibattito ponendo moltissimi dubbi su quanto accaduto.
Dalla Cbs (che ha riportato la posizione del tennista canadese Denis Shapovalov: ''Non riesco a immaginare cosa stiano provando in questo momento tutti gli altri giocatori che sono stati banditi per sostanze contaminate'') a Marca (che poneva grosso modo lo stesso quesito scrivendo: ''E se si trattasse di Halep? O Sharapova?'') a molti è parso esserci stata una bolla di 'protezione' del numero uno al mondo rispetto a tanti altri in passato. Foss'anche solo per il fatto che la notizia della doppia positività non è emersa in nessun modo se non a sentenza finale che lo scagionava. Giusto, giustissimo, ma in passato centinaia di sportivi sono stati messi in croce senza troppe tutele. E anche John McEnroe durante un'anteprima Espn degli Us Open ha detto: "So che il tennis viene testato praticamente più di ogni altro sport. Questa notizia è appena uscita. È certamente sorprendente e scioccante in questo momento. Soprattutto perché è successo a marzo e sono passati sei mesi e questa è la prima volta che se ne sente parlare".
Ed è quello il messaggio che anche Djokovic ha voluto far passare. Il campione serbo ha, di fatto, spiegato che servono procedure chiare e trasparenti per tutti. Quanto accaduto a Sinner è, probabilmente, la procedura corretta. Il massimo della tutela per l'atleta (pensate a cosa sarebbe successo se dopo la positività si fosse diffusa la notizia come accade praticamente sempre: Sinner avrebbe vissuto mesi col marchio del 'dopato', con la questione Olimpiadi da gestire, e con una giustificazione che, senza la 'certezza' data dal vaglio di un tribunale, rischiava di essere ai limiti dell'incredibile). Però va capita la frustrazione dei tanti sportivi che hanno subito un'ingiustizia e che hanno visto trattare nel modo giusto 'solo' il numero 1 al mondo.
Djokovic ha quindi spostato l'attenzione proprio sulle regole e si è rivolto direttamente agli organi che governano il tennis. "Spero che possano imparare da questo caso e sviluppare un approccio migliore per il futuro. Credo che debba esserci un cambiamento collettivo. Tanti giocatori, non serve che faccia i nomi, hanno avuto casi abbastanza simili ma esiti diversi, e c'è da chiedersi se sia una questione di fondi a disposizione, se dipende dalla possibilità di un giocatore di pagare tanti soldi per ingaggiare uno studio legale che possa rappresentarlo in maniera più efficiente. Non lo so. E' così? Penso che dovremmo indagare tutti più a fondo sulla questione, comprendere il sistema e come fare per standardizzare tutto in modo che ogni giocatore, indipendentemente dalla classifica, dalla storia, dallo status, possa essere trattato allo stesso modo".


















