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Il Chievo è tornato. Sergio Pellissier a Il Dolomiti: "Realizzato un sogno. I 'traditori' hanno riportato a casa il marchio". Con i complimenti di Sartori, Delneri e Di Carlo

Alla terza asta l'ex bomber, capitano e bandiera del Chievo, attuale presidente della Clivense, società da lui fondata nel 2021, si è aggiudicato il marchio dello storico club veneto, escluso dal professionismo nel 2021 e dichiarato fallito nel 2022, investendo 330mila euro. I soci sono attualmente 800 e il sogno è quello di tornare in serie A nel 2028

Di Daniele Loss - 20 maggio 2024 - 13:23

VERONA. Il Chievo è tornato.

 

 

E, a riportarlo in vita, ci ha pensato il suo calciatore più iconico, l'ex capitano di tantissime battaglie, colui il quale ha indossato la maglia gialloblù dei "Mussi volanti" in 496 partite tra campionato, Coppa Italia e coppe europee, facendo gioire per 134 volte i propri tifosi.

 

Sergio Pellissier ha esultato come se avesse segnato un gol al 94' in un derby o contro una big, quando è uscito dallo studio di Renzo Panozzo, uno dei due curatori fallimentari del "fu" Chievo, escluso dal professionismo nel 2021 e dichiarato fallito nel 2022.

 

L'offerta di 330mila euro presentata dall'ex capitano gialloblù, oggi presidente della Clivense ed Enzo Zanini, dirigente del sodalizio veronese e al suo fianco sin dal primo momento, è risultata la più alta e, dunque, il marchio e il logo del Chievo Verona adesso sono ufficialmente di proprietà di Pellissier e del suo club.

 

Le due precedenti aste erano andate deserte: 500mila la richiesta per marchio e logo alla prima convocazione, 285mila alla seconda. Stavolta, invece, si partiva da una base di 100mila e l'offerta presentata da Pellissier e Zanini è risultata la più alta. Sì, perché all'ultimo momento anche la dirigenza del Vigasio si era fatta avanti. La società, neopromossa in serie D, non è una "qualunque", visto che il presidente onorario è proprio Luca Campedelli, ex proprietario del Chievo.

 

"E' un grande sogno che avevamo e finalmente si realizza - racconta Pellissier a Il Dolomiti -: quelli che sono stati definiti "traditori" e sono stati accusati di lesa maestà hanno riportato il Chievo a casa. Abbiamo lavorato tantissimo per arrivare a questo e, purtroppo, abbiamo dovuto combattere contro chi prima era dalla nostra parte. E con noi, a festeggiare e cantare, c'erano tantissime persone (diverse centinaia, con folta rappresentanza dello storico gruppo North Side 1994, ndr), che hanno preso ferie dal lavoro perché volevano essere lì in quel momento. Ho pianto per la gioia, certo che l'ho fatto e non me ne vergogno. E questa enorme soddisfazione deve essere condivisa con chi ha lottato per raggiungere quest'obiettivo, con abnegazione e determinazione. Quanti messaggi ho ricevuto? Infiniti, non ho ancora finito di rispondere a tutti. Tra quelli che mi hanno fatto maggiormente piacere ci sono quelli di mister Delneri e mister Di Carlo. E poi ci siamo scambiati, vicendevolmente, i complimenti con Giovanni Sartori, attuale direttore sportivo del Bologna che è appena andato in Champions League e "anima" del Chievo per decenni. Lui, tra l'altro, è anche un nostro socio.".

 

Nel 2021 il Chievo Verona viene escluso dal professionismo. Pellissier, che ha appeso gli scarpini al chiodo due anni prima, però non ci sta. Vuole ripartire subito: fonda una società e vorrebbe chiamarla "Chievo 2021", ma una diffida di Luca Campedelli, lo storico presidente del club veneto, lo fa desistere.

 

Nasce dunque la Clivense, ma il progetto rischia di abortire ancora prima di vedere la luce.

 

"Avevo chiamato alcuni ex compagni - ricorda Pellissier - ma, in quel momento, non avevamo un centesimo e in tanti, li capisco assolutamente, erano restii a mettere la faccia in un progetto che all'epoca non aveva basi solide. Non siamo riusciti a trovare i soldi, ho "liberato" tutti quelli che mi avevano dato la disponibilità a collaborare, senza alcun rancore e sono partito per le ferie. Triste, ovviamente, ma consapevole che così non si poteva fare. Però non volevo arrendermi e il pensiero mi "ronzava" continuamente in testa. Un giorno mi ha chiamato Enzo Zanini e mi ha detto: "se parti, in qualsiasi modo, io ci sono". E. allora, ho deciso che sì, avremmo iscritto la Clivense al campionato di Terza Categoria. Non avevamo niente e, da lì a tre settimane, sarebbe partito il campionato. Mister Allegretti si è fatto avanti e ci siamo subito accordati, abbiamo creato i canali social e organizzato alcuni provini, perché non c'era un giocatore che fosse uno tesserato. Dentro di me pensavo: "se non si presenta nessuno, sai che figura di merda facciamo?". E, invece, la prima volta ci siamo ritrovati al campo di via Sogare con 50 - 60 giocatori, che poi sono raddoppiati. Qualcuno lo abbiamo dovuto mandar via perché non aveva la visita medica e il nullaosta e gli stessi si sono presentati il giorno dopo con le carte in regola. In tutto abbiamo visionato praticamente 150 calciatori, pazzesco veramente. Tra gli aspiranti c'era anche chi non aveva mai, dico mai, giocato a pallone".

 

Il resto, poi, è storia calcistica.

 

"Insomma - prosegue -, allestiamo la rosa in pochissimo tempo e giochiamo un'amichevole contro una formazione di Seconda Categoria. Era la prima volta in assoluto che la squadra si cimentava sul campo "intero": perdiamo 5 a 1 e qualche pensiero ci viene. Poi ecco la prima gara ufficiale: battiamo per 2 a 0 la Vr Arena all' "Avanzi" di Borgo Roma davanti a 400 spettatori e, da lì, è iniziata la magia. Abbiamo perso una sola partita in tutta la stagione, sugli spalti c'era tantissima gente e, attorno a noi, un entusiasmo incredibile, che cresceva giorno dopo giorno".

 

La Clivense vince il campionato di Terza Categoria e, nell'estate 2022, acquisisce le quote del San Martino Speme, nel frattempo retrocesso dalla serie D all'Eccellenza. Intanto parte la prima campagna di crowdfunding: la quota minima da versare è di 250 euro. Aderiscono 647 investitori e vengono raccolti 720mila euro. L'operazione verrà ripetuta nell'estate 2023, con l'ingresso di altri nuovi 140 soci con ulteriori 200mila euro raccolti.

 

Il business plan presentato era chiaro: raggiungimento della serie B nell'arco di 5 a nni e la serie A nel 2028.

 

Intanto, però, due anni fa, bisognava pensare all'Eccellenza Veneta, un campionato difficile e mai banale. E, se ti chiami Clivense, non puoi non puntare a vincere subito.

 

"Un'altra avventura, completamente diversa da quella della stagione precedente - ricorda il numero uno veronese - e abbiamo cercato di fare subito le cose per bene. La squadra si allenava al pomeriggio ed era estremamente competitiva: l'obiettivo era quello di vincere subito il campionato e andare in serie D. Ci siamo riusciti, compiendo un altro passo in avanti verso quello che è il nostro sogno".

 

La prima stagione in serie D si è conclusa con la salvezza nel girone che ha visto trionfare il Caldiero Terme, un'altra veronese. L'anno prossimo il Chievo punterà a vincere e tornare tra i professionisti?

 

"Io ho tanti sogni -spiega come e Pellissier - che mi stimolano a fare sempre meglio e ad impegnarmi ancora di più per raggiungere altri obiettivi. Abbiamo tante idee e tante cose da realizzare, a partire da una sede, un centro sportivo con campi dove poter allenarci e alla costruzione di un settore giovanile "completo". Cercheremo di allestire una squadra competitiva per affrontare un campionato molto impegnativo quale è la serie D".

 

 

Adesso la domanda che tutti si pongono è: come si chiamerà la nuova società? Chievo, Chievo Clivense o c'è qualche altra idea? E la maglia? Tornerà ad essere quella tradizionale gialloblù di un tempo, oppure i colori resteranno quelli attuali della Clivense con il marchio Chievo?

 

"Questa è una decisione che prenderemo di comune accordo con i soci - conclude il presidente della Clivense - perché se siamo riusciti a riportare a casa il Chievo il merito è soprattutto loro. Siamo una grande famiglia e, come è giusto che sia, la scelta dovrà essere condivisa. Siamo tantissimi ed è logico che debba esserci un confronto. Per fortuna non abbiamo fretta".

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