"L'argento di Nadia vale quanto un oro: è nella storia". Franco Bragagna, la "Treccani" dell'atletica leggera, racconta la sua ultima Olimpiade estiva da commentatore
Otto edizioni delle Olimpiadi estive vissute in prima linea, da Barcellona 1992 in poi, ben nove (e diventeranno dieci, la lode la mettiamo noi) Giochi Olimpici invernali per un totale, "mostre", di 17 complessivamente. Numeri da capogiro, ma non è il momenti dei bilanci. Per quelli c'è ancora tempo. Adesso è il momento di andare sul "presente"

BOLZANO. Due settimane "pienissime", intense, vivendo ma, soprattutto, raccontando medaglie, emozioni, delusioni, aneddoti con quell'inconfondibile timbro di voce che, ormai, accompagna le imprese degli azzurri e non solo. Sì, perché di fronte alle grandissime imprese non c'è nazionalità che tenga. E lui di momenti epici ne ha raccontati tantissimi.
L'ennesima "gemma" è stata la sensazionale medaglia d'argento conquistata dalla trentina Nadia Battocletti nei 10mila metri, con la fuoriclasse di Cavareno che è stata capace di "spezzare" l'egemonia, che durava ormai da 16 anni, delle atlete etiopi e keniote.
Franco Bragagna, la "Treccani" del servizio pubblico quando si parla di atletica leggera e canoa alle Olimpiadi estive, dello sci di fondo e della combinata ai Giochi Olimpici invernali, è appena rientrato da Parigi nella "sua" Bolzano.
Ah, senza dimenticare che la sua voce ha raccontato sia la cerimonia d'apertura che quella di chiusura, entrambi due momenti di straordinaria emozione. Quella nella capitale francese è stata la sua ultima esperienza olimpica in estate, mentre la "last dance" è fissata per la rassegna a Cinque Cerchi di Milano - Cortina, tra due anni.
"Come l'ho vissuta? - racconta -. Mi sono reso conto che fosse la mia ultima Olimpiade estiva mentre mi stavo recando a Parigi. Non prima. Come è andata? Benissimo, l'atmosfera che si respira è sempre unica, meravigliosa e mi sono divertito. E, devo dire, alla fine non ero per nulla stanco. Anzi, qualche altro giorno sarei andato avanti volentieri".
Otto edizioni delle Olimpiadi estive vissute in prima linea, da Barcellona 1992 in poi, ben nove (e diventeranno dieci, la lode la mettiamo noi) Giochi Olimpici invernali per un totale, "monstre", di 17 complessivamente. Numeri da capogiro, ma non è il momenti dei bilanci. Per quelli c'è ancora tempo. Adesso è il momento di andare sul "presente".
Ovviamente non possiamo che partire dalla straordinaria, leggendaria medaglia d'argento conquistata da Nadia Battocletti nei 10mila metri. Abbiamo assistito ad un evento storico?
"Certamente, senza ombra di dubbio. E, come credo sia stato evidente per tutti, se ci fossero stati altri venti - trenta metri avrebbe vinto l'oro. Ma l'argento di Nadia, atleta sopraffina e ragazza deliziosa, vale eccome quanto un oro. E' stato il momento più "alto" per l'atletica leggera alle Olimpiadi, senza dubbio. Ritengo che la medaglia conquistata da questa straordinaria mezzofondista e il successo della Nazionale italiana di volley siano i due risultati più eclatanti di quelli conseguiti dalla spedizione azzurra a Parigi".
Lei lo aveva detto prima dei Giochi: Nadia Battocletti può fare qualcosa di importante.
"Sì. Sinceramente me lo aspettavo nei 5mila, in quella che è la "sua" gara, invece il risultato straordinario è arrivato dai 10mila metri. Nell'ultimo giro e in volata è una delle più forti al mondo, questo senza dubbio, quindi le avversarie avrebbero dovuto staccarla prima. Non ci sono riuscite, frutto anche di una tattica di gara di Nadia rischiosa ma assolutamente perfetta, che le ha permesso di essere sempre al posto giusto nel momento giusto e di trovare tutti i "varchi" necessari per poi compiere il capolavoro finale, con uno sprint eccezionale".
E' stato scritto un pezzo di storia dell'atletica leggera italiana?
"Ma senza ombra di dubbio. Nel 2009, ai Mondiali di Berlino, l'altoatesina Silvia Weissteiner chiuse al settimo posto la prova sui 5mila disputando una gara incredibile, meravigliosa. In gara c'erano 3 atlete keniote e 4 etiopi e già il fatto di essere riuscita ad arrivare davanti ad una di esse, Genzebe Dibaba, rappresentava un risultato straordinario. Il gap, negli anni successivi, si è ulteriormente dilatato e, dunque, il risultato di Nadia è semplicemente sensazionale. Storico, per l'appunto".
Aneddoti, particolari, dati precisi al centesimo. Quanto tempo impiega a preparare una giornata di lavoro alle Olimpiadi. Che può significare anche 8-9 ore di diretta.
"Tanto di quello che sai è frutto dello "zaino" - el prosac per dirla alla trentina - che ti porti dietro. E, dunque, le cose le sai perché le hai vissute, le hai viste, le hai raccontate. Poi c'è un lavoro preparatorio di almeno due ore riguardo a dati, statistiche, aneddoti. L'importante, però, non è solamente essere preparati e conoscere anche i particolari, ma utilizzarli al momento opportuno. Bisogna "distillare" le informazioni, altrimenti si rischia di essere fuori luogo o noiosi"
L'atletica ha portato in dote altre due medaglie, oltre quella di Nadia Battocletti: Mattia Furlani nel salto in lungo e Andy Diaz nel triplo. Forse dalla spedizione azzurra ci si attendeva qualcosa di più.
"Due risultati straordinari, sia per Furlani, che vista la giovane età e il talento rappresenta il futuro di questa disciplina, che per Diaz, che ha ottenuto di poter gareggiare con l'Italia poco più di un anno fa e disputato una finale eccezionale, dopo una qualificazione "al limite". Ci si aspettava qualcosa di più, a partire dalla marcia il primo giorno di gare, ma esistono tante variabili, tra cui la fortuna, che possono cambiare il corso degli eventi. Fa parte del gioco".
E non dimentichiamo lo straordinario oro di Giovanni De Gennaro nel K1 slalom.
"Altra impresa grandissima: raccontarla è stata emozionantissimo perché io sono profondamente innamorato di quelli che vengono considerati gli sport "minori". Il giorno prima l'ho incontrato in "mixed zone" e ho scambiato con lui quattro chiacchiere. Era di una tranquillità... Olimpica e quando gli ho chiesto se fosse agitato per l'indomani, mi ha risposto candidamente: "Ho tutto il tempo per agitarmi". Un ragazzo semplice, umile, meraviglioso. E un campione olimpico".
Si è parlato tanto dell'aspetto organizzativo delle Olimpiadi di Parigi. Il punto di vista ci chi le ha vissute "dall'interno"?
"Ci sono cose che sono andate bene, altre meno, ovviamente. Un po' come accade ad ogni edizione dei Giochi. Certamente la "questione Senna" è sotto gli occhi di tutti e non giustificabile, ma nel complesso non posso dire che fossero organizzate male. Anzi".
Quanti chilometri ha percorso per spostarsi dall'albergo ai siti di gara che ha frequentato?
"Tanti. Il nostro albergo distava circa una quarantina di minuti dallo Stade de France, sfruttando la "corsia olimpica" per evitare il traffico. Poi, praticamente ogni giorno, veniva modificata, per questioni di sicurezza, la viabilità attorno allo stadio. Diciamo un'oretta. Per arrivare al bacino di Vaire-sur-Marne, dove si svolgevano le gare di canoa, kayak e canottaggio, invece, servivano un paio d'ore".
Traspare dalle sue parole: si è divertito proprio tanto.
"Ah certamente - conclude Bragagna -. A Barcellona mi sentivo come il bambino che entra al luna park e credo sia la sensazione che provano tutti i colleghi che vivono per la prima volta un evento che è unico, sia dal punto di vista umano che professionale. Poi ti "abitui" a certe dinamiche, ma l'aria che si respira è sempre incredibile. La migliore Olimpiade che ho vissuto? A Sydney, nel 2000: tantissima gente, l'essere in Australia ci aveva portato "fuori dal mondo", c'era una grande spensieratezza e si respirava un'aria di pace. A tutti i livelli".












