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| 15 feb 2025 | 11:52

Squalifica Sinner, "vergognosa ingiustizia". Binaghi (Federtennis): "L'accordo certifica la sua innocenza. A maggio, a Roma, tutta l’Italia lo accoglierà come merita”

Sulla sospensione di Sinner arriva il duro attacco del presidente della Fipt Angelo Binaghi: "Il primo pensiero è per il ragazzo, che vede finire un incubo: se non altro, questo sarà forse l'ultimo grande errore della Wada"

di Redazione

ROMA. “E’ la prima volta che una vergognosa ingiustizia ci rende felici perché il primo pensiero è per il ragazzo che vede finire un incubo". 

 

Si apre così il commento del presidente della Federazione italiana tennis Angelo Binaghi sulla sospensione di Sinner per tre mesi (QUI L'ARTICOLO): un fulmine a ciel sereno che scuote non solo il mondo del tennis, ma dello sport italiano e mondiale.

 

"Questo accordo tra le due parti certifica l'innocenza di Jannik, la sua assoluta non colpevolezza, e gli consente finalmente di rasserenarsi e pianificare il suo futuro con un grande rientro agli Internazionali BNL d’Italia a Roma dove tutta l’Italia lo accoglierà come merita".

 

"Resta il rammarico - riprende Binaghi - per tutto quello che ha dovuto passare e per tutto il tempo che Jannik ha dovuto trascorrere con questo macigno. Se non altro, questo sarà forse l'ultimo grande errore della Wada che, come sappiamo, ha già deciso di cambiare le regole che hanno costretto Jannik ad accettare un compromesso che anche se non riconosce alcuna sua responsabilità è veramente ingiusto”.

 

Di tutt'altro tenore le parole della Itia, l'International tennis integrity agency: "Riconosciamo l'annuncio fatto dall'Agenzia mondiale antidoping (Wada) riguardo all'accordo raggiunto tra la Wada e Jannik Sinner per risolvere il ricorso della Wada. Il processo originale è stato condotto in conformità con il Codice mondiale antidoping e il programma antidoping del tennis", recita una nota. 

 

"A seguito di un'indagine approfondita da parte dell'Itia (incluso il parere di laboratori accreditati dalla Wada), eravamo soddisfatti del fatto che il giocatore avesse dimostrato l'origine della sostanza vietata e che la violazione fosse involontaria - aggiunge l'Itia -. L'esito odierno conferma questa conclusione. L'Itia ha deferito la questione a un tribunale indipendente che ha raggiunto la decisione di 'nessuna colpa o negligenza' e, di conseguenza, nessuna squalifica, sulla base dei fatti e dell'applicazione delle regole. L'esito della sospensione di tre mesi è stato possibile solo grazie all'accordo tra la Wada e il giocatore". 

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