Fulmine a ciel sereno, il Verona Rugby cessa l'attività: "Scelta dolorosa ma necessaria: il territorio ci ha isolati e ostacolati, non vale la pena andare avanti così"
La presidente Raffaella Vittadello: "Quello che abbiamo costruito dentro il club ha avuto un valore enorme. E di questo sono profondamente orgogliosa. Spero davvero che questa scelta dolorosa possa diventare un segnale. Un impulso a cambiare. Un invito a riflettere su quale rugby vogliamo costruire per i giovani, e su quanto spazio siamo davvero disposti a dare a progetti fondati sul lavoro, sulle competenze e sul merito"

VERONA. La Nazionale di rugby sta attraversando uno dei momenti più positivi della sua storia, con nuove talentuose promesse e un gruppo che sta affrontando a testa altissima il Sei Nazioni.
Ma dalla "base" del movimento arrivano segnali preoccupanti: l'ultimo, ma solo in ordine temporale, arriva da Verona ed è ben più di un semplice segnale. Al termine della stagione 2025-26 infatti il Verona Rugby chiuderà il proprio percorso.
Il Verona, vale la pena ricordarlo, al momento è secondo in Serie A1 con ambizioni di promozione, ha costruito anno dopo anno una prestigiosa Academy giovanile e le sue strutture sono abitualmente degli allenamenti dell'Italia.
Ad annunciarlo, con una lettera aperta carica di emozione indirizzata a famiglie, tifosi, tecnici, collaboratori e tesserati del club è stata la stessa presidente Raffaella Vittadello.
"È una decisione che non arriva all’improvviso, né a cuor leggero - scrive Vittadello -. Arriva dopo anni di lavoro, di impegno quotidiano, di tentativi concreti di costruire qualcosa di diverso nel panorama rugbistico italiano: un modello che mettesse davvero al centro il merito, la crescita dei giovani, la qualità delle strutture, delle competenze e dello staff, e la dignità del lavoro degli atleti. Quando ho iniziato questo cammino, l’idea era chiara: creare un modello alternativo rispetto a quello che io stessa avevo trovato, un modello in grado di dare possibilità anche a quei ragazzi che non venivano intercettati dai canali federali e creare per loro una prospettiva professionale concreta. In questi anni abbiamo investito energie, professionalità e visione. Abbiamo costruito un ambiente serio, esigente, formativo. Abbiamo lavorato per essere un club virtuoso, non solo nei risultati ma nel metodo: nella struttura, nell’organizzazione, nello staff, nella cura del percorso dei giovani verso la prima squadra".
Uno sforzo enorme che però secondo la presidente non ha trovato il sostegno che sarebbe stato necessario per poter crescere e consolidarsi: "Abbiamo spesso dovuto lavorare in isolamento - prosegue Raffaella Vittadello -, senza un reale riconoscimento della bontà del modello e senza un appoggio concreto da parte di chi avrebbe potuto valorizzarlo e integrarlo nel sistema. Anzi, troppo spesso abbiamo incontrato ostacoli, resistenze e silenzi. È stato difficilissimo operare a tutti i livelli in un contesto che, invece di accompagnare un’idea fondata sul merito, ha finito per contrastarla. Anche sul territorio, sin dall’inizio, non sono mancati attacchi e ostilità, talvolta anche personali. E questo ha reso ancora più evidente quanto, troppo spesso, la meritocrazia resti una parola più che una pratica".
"Ci tengo a precisare, onde evitare possibili errate interpretazioni, che questa è una scelta dolorosa, in quanto non è più possibile continuare a lottare contro i mulini a vento. E sento, con lucidità, che per me non vale più la pena proseguire in questo modo".
"Nonostante tutto - conclude con un auspicio la presidente -, quello che abbiamo costruito dentro il club ha avuto un valore enorme. E di questo sono profondamente orgogliosa. Spero davvero che questa scelta, ma forte come lo è stata la nascita di questo club e della sua Academy, possa diventare un segnale. Un impulso a cambiare. Un invito a riflettere su quale rugby vogliamo costruire per i giovani, e su quanto spazio siamo davvero disposti a dare a progetti fondati sul lavoro, sulle competenze e sul merito".












