''Un patrimonio cancellato senza motivo'', arrivano i lucchetti per il Rifugio Seppenhofer da decenni punto di riferimento per escursionisti e speleologi
Un patrimonio umano e culturale costruito con pazienza e sacrificio che andrà a disperdersi dopo decenni di attività e impegno. Il rifugio speleologico “C Seppenhofer” chiuso dall'amministrazione di Taipana. Maurizio Tavagnutti, direttore responsabile della rivista online del Centro Ricerche Carsiche non trattiene la sua amarezza: “Il rifugio ha contribuito a far riconoscere il paese di Taipana”

UDINE. “Il sindaco, non curante della ricchezza che si racchiude dentro le mura di questo edificio ha deciso di metterci un lucchetto. Una decisione priva di lungimiranza, di sensibilità e di rispetto verso un’attività che per decenni, ha portato il nome di Taipana ben oltre i confini regionali”. A Taipana, piccolo Comune in provincia di Udine si trova l’unico rifugio speleologico dell’intera regione friulana, anzi, si trovava. A spiegare quanto sta succedendo è la rivista online del Centro Ricerche Carsiche, con il suo direttore responsabile, Maurizio Tavagnutti che lancia un vero e proprio allarme che suona, però, già di sconfitta. Il titolo eloquente recita: ''E' finita''. “Il Rifugio “C Seppenhofer” ha accolto generazioni di speleologi, ospitato manifestazioni di rilievo, raduni internazionali, incontri scientifici - spiega - attività didattiche e persino ritiri sportivi e gruppi scout” e dopo un quarto di secolo di attività ininterrotta, non esisterà più.

Perché? Lo spiega ancora Tavagnutti: con un ordine improvviso, il sindaco di Taipana avrebbe imposto lo sgombero immediato del prefabbricato che, per più di 25 anni, aveva rappresentato un punto di riferimento unico per la speleologia regionale, nazionale e perfino internazionale. La nascita di questo edificio risale a 50 anni fa, a seguito del terremoto che nel 1976 piegò il Friuli-Venezia Giulia: un prefabbricato sostituì la scuola e poi questo diventò il rifugio speleologico “C Seppenhofer”.
Negli anni Ottanta, infatti, quando Taipana era ancora segnata delle ferite del sisma, gli speleologi non si limitarono a esplorare grotte: si impegnarono a fare conoscere un territorio allora quasi ignoto. Il nome di Taipana iniziò a circolare grazie a loro come crocevia di culture, lingue, passioni condivise. Il rifugio non era quindi una struttura qualsiasi: ospitava corsi, conferenze e momenti di confronto sui temi della speleologia, diventando un punto di riferimento per studiosi, appassionati e cittadini. Al suo interno trovava spazio anche un laboratorio speleologico, fondamentale per supportare le attività didattiche con le scuole e le ricerche sul campo, nelle grotte e nelle acque del territorio.

''Un patrimonio cancellato senza motivo'', recita ancora il testo della rivista che prosegue spiegando che ''la decisione del Comune appare incomprensibile. invece di valorizzare chi ha dedicato cinquant'anni alla promozione del territorio si è scelto di allontanarlo''. ''Il risultato è un vuoto - prosegue - un vuoto fisico, culturale e simbolico. Ma soprattutto un vuoto di visione''. Chi quell'edificio l'ha vissuto per tanti anni ipotizza la volontà di sostituirlo con qualcos’altro, ma per chi ha vissuto e animato questo spazio per decenni, e per il valore che esso ha rappresentato, la scelta del sindaco pare incomprensibile. “Ma invece di dialogare, si è preferito chiudere la porta”, scrive con amarezza sempre Maurizio Tavagnutti: una frase che sintetizza bene il senso di frustrazione e di distanza percepito da chi, per anni, ha contribuito a rendere vivo quel luogo.

Il rifugio si trasformò progressivamente in un vero presidio culturale e sociale, un punto di aggregazione per i giovani e un riferimento stabile per l’intera comunità. Non era solo una struttura fisica, ma un simbolo concreto di continuità, partecipazione e cura del territorio. Per decenni, volontari e appassionati hanno dedicato tempo ed energie, gratuitamente, contribuendo a mantenerlo vivo e significativo. Eppure, oggi, tutto questo sembra essere stato cancellato con un tratto di penna. Il Centro di Ricerche Carsiche è comunque determinato a continuare il proprio lavoro per far conoscere e valorizzare il territorio di Taipana: “Perché la passione non si sgombera con un’ordinanza. Perché la storia non si cancella con un lucchetto. E perché chi ama davvero un territorio - conclude il direttore Tavagnutti - non smette di raccontarlo”.












