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Trento
26 gennaio | 21:30

Storie a Cinque Cerchi. L'eroe di Torino 2006 Cristian Zorzi alle Olimpiadi con una "bandiera" diversa: è il tecnico della giovane Gina del Rio, talento di Andorra

Tra un paio di settimane le Olimpiadi arriveranno nella "sua" val di Fiemme e Zorzi ci sarà. Ovviamente non più con gli sci ai piedi, ma come allenatore. "Battendo" la bandiera di Andorra, al seguito della 21enne Gina del Rio, una delle giovani di spicco del panorama internazionale, nel 2024 campionessa del mondo juniores nella sprint, argento nella 10 chilometri e bronzo nella 20 chilometri. Ma per tutti Cristian Zorzi resterà sempre quello sprinter "un po' matto" che vent'anni fa, in un tripudio di tricolori, si mise la bandiera italiana sul petto, zittì chi lo aveva messo in discussione e poi sorrise di gusto

TRENTO. "Silenzio tutti. Silenzio parla Zorzi". Parole di Franco Bragagna, l'ex (che errore lasciarlo andare) telecronista della Rai, voce iconica dello sci nordico per trent'anni.

 

Oltre al boato del pubblico, quella è stata la colonna sonora di un momento indimenticabile: "Zorro", al secolo Cristian Zorzi, un uomo da quattro Olimpiadi e tre medaglie, si era portato l'indice sulla bocca rivolgendo lo sguardo alla sua destra, dove erano posizionate le tribune. Non solamente quelle che ospitavano migliaia e migliaia di tifosi italiani festanti e pronti ad esplodere, ma dove si trovavano anche gli spazi riservati alla stampa.

E dove c'era un giornalista che aveva affermato che il fuoriclasse trentino non era adatto a ricoprire il ruolo di quarto frazionista della staffetta perché, tempo prima, in Norvegia, era stato schierato sempre nella medesima posizione all'interno del quartetto e l'Italia era finita ai piedi del podio.

 

Vent'anni fa Cristian Zorzi arrivava sul traguardo di Pragelato senza più quasi "pattinare": il vantaggio era tale (la Germania, seconda, arrivò ad oltre 15 secondi) da permettergli di "godere" appieno di tutto quello che stava accadendo.

 

Un momento entrato, dalla porta principale, nella storia dello sport italiano. Non solamente dello sci di fondo, perché il trionfo in staffetta alle Olimpiadi invernali di Torino 2006 è un qualcosa che è andato "oltre" la singola disciplina, esattamente come dodici anni prima, quando altri quattro moschettieri infransero i sogni di un'intera nazione, la Norvegia, dove lo sci di fondo è quasi una religione.

 

Quella, però, è un'altra storia (che vi racconteremo prossimamente). Essere "profeti in patria", con tutti le difficoltà e i "pesi" del caso, è sempre complicato. Tutti - gli avversari - "ti aspettano" e tutti - i tifosi - che quando si disputano le Olimpiadi si moltiplicano - "si aspettano" il massimo.

 

Le dichiarazioni della vigilia del quartetto azzurro, composto dal veronese - di Bosco Chiesanuova - Fulvio "Bubu" Valbusa in "prima", dal friulano Giorgio Di Centa in "seconda", dal bellunese Pietro Piller Cottrer in "terza" e, per l'appunto, Zorzi in ultima frazione?

 

"Bubu (Valbusa, ndr) diceva che l'obiettivo era fare il meglio possibile - racconta divertito -, Giorgio (Di Centa, ndr) che sperava in una medaglia, Pietro (Piller Cottrer, ndr) che dovevamo restare agganciati il più possibile mentre io, che ero quello più diretto e un po' "matto", non ci pensai su due volte ed esplicitai che ero venuto a Torino per vincere l'oro. E così fu. Una gara incredibile e, insomma, se ci penso mi viene un po' di pelle d'oca".

 

Un trionfo clamoroso: per lo sprinter di Cavalese arrivò la terza e ultima medaglia olimpica, dopo l'argento e il bronzo conquistati quattro anni prima a Salt Lake City, rispettivamente nella staffetta e nella sprint individuale a tecnica libera.

 

"Ci eravamo preparati per due anni, avevamo imparato dall'esperienza di Salt Lake City, curando nei minimi dettaglio l'avvicinamento alle Olimpiadi - prosegue -. "Nel briefing del giorno prima dissi a Pietro: o mi lanci con un vantaggio cospicuo o è meglio che arrivi assieme a qualcuno. Non volevo fare la lepre, perché nella mia frazione c'erano campioni del calibro di Mathias Fredriksson e Tobias Angerer. Ebbene, lui arrivò con cinque secondi di margine e, poco prima del cambio, io ero lì con Vanzetta e gli dissi: "E ora che faccio?" E lui mi disse: "Vai, non pensarci". Sono partito e non mi sono più fermato, sino al rettilineo finale".

 

Tra un paio di settimane le Olimpiadi arriveranno nella "sua" val di Fiemme e Zorzi ci sarà. Ovviamente non più con gli sci ai piedi, ma come allenatore. "Battendo" la bandiera di Andorra, al seguito della 21enne Gina del Rio, una delle giovani di spicco del panorama internazionale, nel 2024 campionessa del mondo juniores nella sprint, argento nella 10 chilometri e bronzo nella 20 chilometri.

 

Il fuoriclasse di Cavalese è il suo allenatore e lavora fianco a fianco con il responsabile tecnico della nazionale andorrana.

 

 

"Nello staff siamo in tre - racconta Zorzi - e lavoriamo bene. Alle Olimpiadi Gina parteciperà a due gare la sprint e la 10 chilometri. In questo momento si sta ancora allenando ad Andorra, visto che lì hanno molta più neve rispetto a qui. Se conosce già il tracciato olimpico? Sì, è stata qui, abbiamo studiato il tracciato a tavolino, ma adesso abbiamo voluto "fermarla" un attimo per non stressarla, visto che la pressione è tanta. Era leader della classifica Under 23 in Coppa del Mondo, ma abbiamo deciso di rallentare, anche se lei non era molto contenta".

 

Nella vita di tutti giorni l'ex sprinter fiemmese, che durante la sua luminosa carriera in Coppa del Mondo ha ottenuto qualcosa come 11 vittorie, 10 secondi posti e 8 terzi posti, fa il finanziere presso la Scuola Alpina di Predazzo, con il titolo di Brigadiere Capo e comandante di squadra.

 

"Insegno la naia - spiega - alle reclute, adunate, appello, contrappello, marce, eccetera e l'allenatore lo faccio per passione. Quando devo recarmi all'estero per le gare prendo ferie, semplice. Mi è già capitato di essere in Norvegia, dover rientrare per lavorare due giorni e poi ripartire, ma non mi pesa. Perché non faccio il tecnico con la Nazionale azzurra? Una proposta era arrivata, c'era stato un avvicinamento, ma poi non se n'è potuto fare nulla. Quello che sto facendo mi piace molto e mi diverte, anche perché ho la fortuna di seguire un'atleta che ha talento ed è una gran lavoratrice. Pensate che, la scorsa primavera, ha avuto una proposta dalla Movistar, la squadra di ciclismo, dopo aver corso e vinto tre gare: lei, almeno per il momento, ha deciso di proseguire con lo sci e speriamo che i risultati la ripaghino anche qui in val di Fiemme. Lei che, prima di dedicarsi al fondo, faceva karate. Non sto scherzando. Ecco perché dico che è un grande talento".

 

E, allora, dove può arrivare la sua allieva?

"Se tutto va bene - analizza - può ambire ad un posto in semifinale nella sprint, mentre nella 10 chilometri skating può stare nelle quindici. Tutto quello che dovesse venire "in più" sarebbe fantastico. In campo femminile le partenze sono subito "a bomba" e, dunque servirà grande lucidità. Fisicamente sta benissimo e, dunque, speriamo di toglierci qualche bella soddisfazione".

 

Comunque andrà a finire, per tutti gli italiani Cristian Zorzi resterà sempre quello sprinter "un po' matto" che vent'anni fa, in un tripudio di tricolori, si mise la bandiera italiana sul petto, zittì chi lo aveva messo in discussione e poi sorrise. Sì, perché quel pomeriggio, parafrasando Caressa, "era più bello essere italiani".

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