Case in vendita al prezzo di un caffè: è davvero una misura efficace per ripopolare le aree interne?

Nel comune abruzzese di Penne, l'iniziativa sta riscuotendo un grande successo con oltre 1700 email in circa 10 giorni. Il fenomeno delle case a 1 euro è tuttavia articolato. Ne abbiamo parlato con Antonio De Rossi, architetto, docente universitario al Politecnico di Torino e membro del comitato scientifico de L’AltraMontagna

di cui il Comitato scientifico dell’AltraMontagna è garante.
Case in vendita al prezzo di un caffè: nel comune abruzzese di Penne, le richieste stanno superando le aspettative, con oltre 1700 email in circa 10 giorni.
L’iniziativa è stata sicuramente favorita dall’emittente statunitense Cnn. Tuttavia, rispetto ad altri esperimenti analoghi, forse ha trovato slancio grazie a una strutturazione più agile: non è richiesto infatti un deposito cauzionale, ma soltanto la ristrutturazione dell'immobile entro tre anni dall'acquisto.
Tra il 2011 e il 2021, Penne ha perso oltre 1000 abitanti (12.717 nel 2011, 11.368 nel 2021).
“Anche il nostro paese - a tal proposito ha raccontato all'Ansa il sindaco, Gilberto Petrucci - come molti altri comuni italiani nel dopoguerra, ha subito un calo della popolazione dovuto all'emigrazione, ma adesso il fenomeno delle richieste di acquisto che ci arrivano rivela l'interesse anche da parte di persone straniere, che non hanno origini né lontane radici qui".
Per comprendere l’effettiva efficacia di questo tipo di iniziative al fine di ripopolare le aree interne, ci siamo rivolti ad Antonio De Rossi, architetto, docente universitario al Politecnico di Torino e membro del comitato scientifico de L’AltraMontagna.
“Io non sono contrario ideologicamente a iniziative di questo genere”, ci ha spiegato De Rossi, “bisogna ovviamente capire qual è la loro finalità: se è quella di occupare le case per occupare le case e quindi semplicemente per portare persone, turisti e stranieri può essere interessante, ma non cambia il destino dei luoghi”.
“Queste iniziative”, prosegue l’architetto, “possono avere interesse nella misura in cui non sono semplicemente un meccanismo banale - ti do la casa a 1 euro e tu in qualche modo te ne occupi - perché rischia di rivelarsi una misura per tenere in piedi le case, le costruzioni dei paesi, ma non la vita reale di questi paesi. Bisogna quindi che queste politiche siano corredate a una questione più generale di ricostruzione dell’abitabilità di questi luoghi”.
“Rendere abitabili questi luoghi, che non sia solamente andarci in vacanza per quindici giorni all’anno”, prosegue, “significa ovviamente avere insieme quel minimo di servizi, di attività, di vita sociale che consentano davvero la loro abitabilità”.
De Rossi conclude riflettendo che “il bilancio sul fenomeno delle case a 1 euro è articolato, perché ci sono molti casi che non hanno funzionato e qualcuno che ha funzionato” ma, sottolinea, “bisogna chiedersi se queste modalità servono ricostruire una reale abitabilità o sono solamente un modo per tenere i paesi in piedi attraverso la valorizzazione del turismo”.
Antonio De Rossi ha scritto insieme a Laura Mascino il capitolo Abitare, de La montagna, con altri occhi (il primo volume della prima collana de L'AltraMontagna). Per chi fosse interessato, il libro è acquistabile qui













