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Attualità | 01 maggio 2025 | 06:00

"Io coltivo l’orto e quando vedo le aiuole ben tirate con il letame ben sotto, con la terra ben spianata, provo la stessa soddisfazione di quando ho finito un buon racconto"

Tra le esperienze raccontate da Mario Rigoni Stern nel documentario "Ritratti", emerge una riflessione particolarmente interessante per la giornata odierna, primo maggio, Festa del lavoro. "Non c’è maggiore soddisfazione di un lavoro ben fatto. Un lavoro ben fatto, qualsiasi lavoro, fatto dall’uomo che non si prefigge solo il guadagno, ma anche un arricchimento, un lavoro manuale, un lavoro intellettuale che sia, un lavoro ben fatto è quello che appaga l’uomo"

Questo articolo si rispecchia nei nove punti del Manifesto,
di cui il Comitato scientifico dell’AltraMontagna è garante.
Festival AltraMontagna

Nel documentario Ritratti, uscito nel 1999, Mario Rigoni Stern narra a Marco Paolini la sua vita. La regia del racconto, di Carlo Mazzacurati, si sviluppa in tre giornate che scandiscono altrettante fasi della vita dello scrittore altopianese.

 

"La prima giornata - si legge nel sito di JoleFilm - dopo una breve introduzione che ci racconta la formazione sentimentale di un bambino cresciuto tra le montagne, è totalmente dedicata al racconto della giovinezza, tra il ’38 e il ’45, come soldato nella seconda guerra mondiale.
La seconda giornata è dedicata al tempo del ritorno e al difficile reinserimento nella vita normale. Si parla anche dell’Altopiano di Asiago come luogo emblematico, microcosmo totale, di cui Rigoni Stern è voce e coscienza.
Nella terza giornata, rispondendo alle domande di Marco Paolini, Mario Rigoni Stern riflette su questo presente, parla di natura, memoria e responsabilità. Della gioia che dà un lavoro ben fatto, sia esso manuale che intellettuale.
Questo ritratto è anche la storia di un incontro tra un uomo, che ha tanta vita dietro le spalle, e un uomo più giovane, che vive nel presente, ma ha bisogno di capire ciò che prima è stato".

 

Proprio tra le esperienze raccontate da Rigoni, emerge una riflessione particolarmente interessante per la giornata odierna, primo maggio, Festa del lavoro. Rivolgendosi a Paolini, afferma:

 

"Non c’è maggiore soddisfazione di un lavoro ben fatto. Un lavoro ben fatto, qualsiasi lavoro, fatto dall’uomo che non si prefigge solo il guadagno, ma anche un arricchimento, un lavoro manuale, un lavoro intellettuale che sia, un lavoro ben fatto è quello che appaga l’uomo. Io coltivo l’orto e quando vedo le aiuole ben tirate con il letame ben sotto, con la terra ben spianata, provo la stessa soddisfazione di quando ho finito un buon racconto.

E allora dico anche questo, no: una catasta di legno ben fatta, ben allineata, ben in squadra, che non cade, è bella; un lavoro manuale, quando non è ripetitivo, ricordo ‘Tempi moderni’ di Charlot, è sempre un lavoro che va bene, perché è anche creativo. Un bravo falegname, un bravo artigiano, un bravo scalpellino, un bravo contadino; e oggi dico sempre quando mi incontro con i ragazzi: voi magari aspirate ad avere un impiego in banca, ma ricordatevi che fare il contadino per bene è più intellettuale che non fare il cassiere di banca. Perché un contadino deve sapere di genetica, di meteorologia, di chimica, di astronomia persino. E allora tutti questi lavori che noi consideriamo magari lavori così, magari con un certo disprezzo, sono lavori invece intellettuali".


Per maggiori informazioni sul programma e per partecipare gratuitamente: EVENTO

Queste parole sono l'occasione per ricordare lo scrittore. Lo facciamo proprio con le parole di Mazzacurati:

 

"Mario Rigoni Stern ha vissuto questo secolo come un personaggio omerico, con la stessa pazienza, lo stesso coraggio, la stessa speranza in un disegno. I suoi occhi, il suo sguardo sono puri come la neve, ne hanno la stessa limpidezza, lo stesso candore. È un uomo di montagna abituato a camminare, e camminando ha attraversato in lungo e in largo questo martoriato continente. Come un padre mitico ha sempre avuto al primo posto della sua scala etica il senso di responsabilità. Non ha mai abbandonato nessuno lungo il suo cammino, che fossero soldati amici o nemici, o persone perdute tra le montagne. Se li è caricati sulle spalle e li ha riportati a casa.
Ciò che non ha potuto portare indietro ha deciso di raccontarlo, per non dimenticare".

 

Immagine in copertina: da JoleFilm

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