Piante in vaso per contrastare il caldo. L'esperto: "Non sono state estratte dal terreno e messe nei contenitori. Non li definirei 'alberi anticaldo', ma neanche uno spreco"

Nonostante le polemiche dello scorso anno, Bologna ripropone l'installazione di alberi in vaso contro le isole di calore in centro storico: è un provvedimento sensato? Le piante ne soffrono? Qual è il rapporto costi-benefici? La risposta di Francesco Ferrini, professore di Arboricoltura e Coltivazioni Arboree all'Università di Firenze

di cui il Comitato scientifico dell’AltraMontagna è garante.
Nel centro storico di Bologna sono state riproposte iniziative che già negli anni scorsi avevano tentato di contrastare il calore percepito nelle aree particolarmente urbanizzate e i conseguenti rischi per la salute
Prosegue infatti il programma previsto da "Bologna Verde", un piano organico attivo dal 2024, che ha l’obiettivo riportare stabilmente il verde nel centro storico, migliorare il comfort urbano e contrastare le isole di calore. Tra i vari interventi, lo scorso anno aveva destato particolare attenzioni e polemiche la disposizione di 90 alberi e 68 arbusti in vaso tra le piazze del centro: una "foresta urbana" di 160 alberi che era costata quasi 129mila euro al Comune di Bologna.
In quest’estate segnata da diffuse e intense ondate di calore, nel centro storico verrà ripetuto l’esperimento. Stando al Corriere di Bologna, non toccherà più a piazza del Nettuno ospitare le piante, né a piazza della Mercanzia. Il "verde tattico temporaneo" sarà invece disposto - salvo modifiche - in piazza Galvani, piazza dei Celestini, piazza Re Enzo (all’ingresso del Cinema Modernissimo), piazza XX Settembre (all’ingresso delle scuole De Amicis), in piazzetta Ardigò e a largo Respighi (nella zona universitaria) e in via Amendola all’angolo con viale Pietramellara.
Un simile intervento ha interessato anche Piazza Verdi, dove - nell’ambito del progetto ’Piazza Verdi Urban Co-Lab’ - sono stati installati una ventina di alberi e alberelli in vaso (gelsi, ligustri, fotinie, agrifogli e melograni), al di sotto dei quali sono state disposte delle sedute, nei pressi del cantiere del Teatro comunale. Gli organizzatori del progetto, collegato a una rassegna di eventi carattere culturale afferma che "il verde non sarà pensato come decorazione, ma come strumento di comfort, ombra, mitigazione percettiva del cantiere, orientamento dei flussi e cura dello spazio". Ecco perché l’allestimento sarà temporaneo, amovibile e reversibile.
Per analizzare l'effettiva efficacia di questa iniziativa ci siamo rivolti a Francesco Ferrini, professore ordinario di Arboricoltura e Coltivazioni Arboree all’Università di Firenze, già presidente della Società Italiana di Arboricoltura e curatore di una pagina di divulgazione social dedicata prevalentemente all’arboricoltura urbana.
Lo scorso anno, nella città di Bologna erano state disposte diverse decine di piante e alberi in vaso, che avevano attirato numerose polemiche. Qual è il rapporto costi-benefici di simili iniziative?
Diciamo che la vicenda di Bologna, sia quella dello scorso anno sia quella di quest'anno, è interessante come caso di studio perché mette insieme tre piani distinti che, purtroppo, spesso creano un po' di confusione nel dibattito pubblico. Il primo piano riguarda l'efficacia microclimatica degli alberi in vaso. Il secondo riguarda il benessere delle piante, cioè se le piante stiano effettivamente bene oppure no in contenitore. Il terzo, che lei ha giustamente ha sottolineato, è il rapporto costi-benefici dell'intervento.
Dal punto di vista del clima urbano è ovvio che non si possa dire che gli alberi in vaso siano la soluzione contro l'isola di calore. Al tempo stesso, siccome l'anno scorso ci sono stato personalmente e sono passato attraverso questa galleria creata artificialmente con gli alberi nel centro di Bologna, non si può nemmeno dire che gli alberi in vaso siano inutili. Premesso che io stesso ero piuttosto scettico, mi sono ricreduto quando li ho visti e quando ho verificato che venivano irrigati tutti i giorni e che, quindi, le piante sono sopravvissute.
Che cosa fanno questi alberi in contenitore? Innanzitutto ombreggiano il suolo e quindi riducono la temperatura percepita dalle persone sedute sotto la chioma. Inoltre migliorano, seppure lievemente, il comfort termico locale: la persona sotto l'albero percepisce, anche inconsciamente, un caldo meno intenso rispetto a quello che percepirebbe rimanendo esposta al sole. Poi c'è anche una questione estetica: senza dubbio rendono lo spazio più gradevole.
Quindi, a patto che se ne abbia cura e che si valuti anche il costo dell'intervento, mettere delle piante in vaso può avere senso?
Sì. Ripeto, questi alberi erano già in contenitore. Sono alberi che da mesi, se non anni, vivono già in vaso. Non sono stati estratti dal terreno e messi nei contenitori: sono piante che possono rimanere in vaso anche per diversi anni.
Consideriamo però che esiste un limite fisiologico dell'albero: non sarà mai performante come un albero piantato in piena terra. Non si può modificare il microclima dell'intera piazza, tantomeno quello delle aree circostanti. Si parla davvero di pochi metri quadrati che vengono migliorati. Per questo non li definirei, come ho visto scritto l'anno scorso, "alberi anticaldo", perché è una semplificazione comunicativa che personalmente non mi piace. Però l'alternativa sarebbe non avere nulla e quindi ritrovarsi con una piazza completamente assolata, con un caldo insopportabile come quello di questi giorni.
Poi c'è il conto economico. Quegli alberi, per esempio nel 2025, sono stati successivamente piantati nei giardini e nei parchi della città di Bologna. Non sono stati buttati via, assolutamente. Da questo punto di vista sono stati un investimento: sono rimasti in vaso per un certo periodo, hanno contribuito, seppur in misura limitata, a creare un microclima più gradevole e poi sono stati messi definitivamente a dimora.
Quindi la domanda è: gli alberi in contenitore sono uno spreco? Secondo me no. Forse non rappresentano la soluzione migliore, ma sicuramente possono aiutare.
Se invece parlassimo di un piano di verde urbano con alberi piantati a terra, quali sarebbero gli ostacoli?
Il primo ostacolo è rappresentato dai costi e dalla difficoltà di intervenire nelle aree pavimentate. In alcuni casi la pavimentazione non è difficile da rimuovere dal punto di vista tecnico, ma da quello storico. Dove esistono vincoli storici non si può semplicemente depavimentare e piantare alberi, a meno che la Soprintendenza non esprima un parere favorevole.
Poi c'è il problema dei sottoservizi. Non sempre si può scavare perché sotto l'asfalto, sotto il cemento o sotto le pietre esiste un'altra città fatta di reti e infrastrutture. Gli alberi potrebbero entrare in conflitto con queste opere. Quindi non è una questione banale. Non è soltanto un problema economico, ma anche tecnico.
Quello che a noi può apparire semplice spesso non lo è, proprio per la presenza di infrastrutture sotterranee, pavimentazioni, marciapiedi o edifici molto vicini alle aree di impianto.
Infine c'è un aspetto più culturale che tecnico: in alcuni casi piantare alberi significa ridurre il numero dei posti auto. E questo, in Italia, è spesso un tema molto delicato.
Immaginando invece uno scenario ideale, in cui si riesca davvero a realizzare un piano significativo di verde urbano, quali sarebbero i benefici?
I benefici sarebbero enormi. Basta considerare che, all'ombra di un albero, la temperatura superficiale dell'asfalto o della pavimentazione può risultare anche di 15-20 gradi inferiore rispetto a quella registrata pochi metri più in là, dove l'ombra non arriva. Credo che questo sia già il primo beneficio fondamentale. E questo vale sia per gli alberi in vaso sia per quelli piantati a terra.
Ma non è soltanto una questione di ombra. Conta anche il microclima che l'albero crea, l'umidità che riesce a mantenere e il miglioramento della qualità ambientale. Per questo motivo, quando si valuta un investimento, non guarderei semplicemente ai 128 mila euro spesi. Guarderei soprattutto ai benefici che quei 128 mila euro producono nel breve, nel medio e nel lungo periodo. È questo l'aspetto che andrebbe considerato più spesso.
È chiaro che, per una persona che in quel momento sta per svenire o che soffre particolarmente il caldo, quell'ombra può davvero fare la differenza. Se riesco a evitare uno svenimento, o addirittura un collasso dovuto alle alte temperature, allora non c'è prezzo che possa essere attribuito a quell'albero in quel preciso momento. È anche questo che dovremmo considerare.
Ripeto: non è la soluzione definitiva. È una soluzione temporanea, che però può anche servire a far capire alle persone che investire nel verde conviene. Il verde produce un ritorno economico enorme, oltre che benefici estetici e ambientali. Dire che questi alberi in vaso rappresentano una rivoluzione verde oppure, al contrario, affermare che siano solo uno spreco di denaro sono due estremi che, come spesso accade, non tengono conto di tutte le sfaccettature di questo tipo di intervento.












