Escursioni al chiaro di luna, film e dibattiti: la "festa d'autunno" de L'AltraMontagna per trascorrere insieme l'equinozio, in Alta Valle Cervo

La valle biellese ospiterà una due giorni di conferenze, musica, cinema ed escursioni. A nome del collettivo de L’AltraMontagna, lo scrittore e giornalista Marco Albino Ferrari ci parla di ‘Equinozio nel bosco’ (20 e 21 settembre), dei diversi appuntamenti, degli amici che ne prenderanno parte e dei valori che intende promuovere: "Per una comunicazione di tipo moderato, consapevole, oggettivo e libero da implicazioni ideologiche"

di cui il Comitato scientifico dell’AltraMontagna è garante.
“Il quotidiano, come i lettori sanno bene, è anche un collettivo: esperti, studiosi, giornalisti, scrittori e appassionati. Una squadra di personalità complementari che ruota in vario modo attorno al tema della montagna e che, ormai un paio di anni fa, ha dato forma a questo progetto. Ecco, quest’incontro vuole avere il sapore della festa, una festa d'autunno; perché il comitato si possa riunire, stare insieme, condividere delle idee. Non solo, è anche un'opportunità per aprirsi al pubblico”, spiega Marco Albino Ferrari per raccontare Equinozio nel bosco (20-21 settembre, Alta Valle Cervo), la rassegna di eventi organizzata da L'AltraMontagna. Quale modo migliore, per un quotidiano di montagna, di celebrare l’equinozio d’autunno? E quale miglior luogo dello storico Santuario di San Giovanni d’Andorno per ospitare quest’evenienza?
Un santuario immerso nei boschi ai piedi delle Alpi biellesi, una comunità di amanti della montagna, e proiezioni, conferenze, dibattiti ed escursioni notturne al chiaro di luna. Si parlerà di uomo e alberi, del nostro rapporto con l’ecosistema bosco e del nostro impatto su di esso. Per finire, verrà presentato il nuovo programma radiofonico de L’AltraMontagna per Radio Radicale: Le Montagne.
Qui il programma di Equinozio nel bosco nel dettaglio.
Per volere condiviso dai membri del collettivo di farne anche un'occasione di divulgazione, l’evento è aperto a tutti. Anzi, aspira ad essere un ulteriore segnale dello stretto legame tra la comunicazione e il territorio.
A un giorno dall’evento, Marco Albino Ferrari illustra il programma.
Qual è la ragione dietro a questa nuova iniziativa targata L’AltraMontagna?
Il quotidiano, come i lettori sanno bene, è anche un collettivo: esperti, studiosi, giornalisti, scrittori e appassionati. Una squadra di personalità complementari che ruota in vario modo attorno al tema della montagna e che, ormai un paio di anni fa, ha dato forma a questo progetto. Ecco, quest’incontro vuole avere il sapore della festa, una festa d'autunno; perché il comitato si possa riunire, stare insieme, condividere delle idee. Non solo, è anche un'opportunità per aprirsi al pubblico. Molti di noi hanno già scritto libri, oppure hanno nel cassetto qualche progetto o altre novità che racconterebbero volentieri. Allora ci siamo detti: “Perché non allarghiamo questa festa tra noi, ai nostri lettori più fedeli e agli amici che ci seguono?”. Fortuna ha voluto che abbiamo individuato un posto meraviglioso: il Santuario di San Giovanni d’Andorno (BI). Un luogo circondato da splendide faggete, alle porte dell'autunno; per questo abbiamo pensato che il titolo di questa festa, il filo rosso che unisse i diversi incontri non poteva essere che il bosco.
Ci illustreresti brevemente il programma?
Luigi Torreggiani, dottore forestale che da anni si occupa della divulgazione scientifica degli ambienti boschivi, terrà la prima conferenza: insieme a Chiara Bettega, naturalista, parleranno proprio della gestione dei boschi. A questo proposito, vedremo anche un film documentario, molto interessante, sui diversi boschi in Italia. E poi, oltre a riunirci in una tavola rotonda per condividere i nostri progetti, avremo anche l'opportunità di fare alcune gite insieme. Ci sarà soprattutto questo incontro col bosco notturno, che nel nostro immaginario è un po’ l’archetipo del luogo spaventoso, pauroso, respingente, misterioso. Lì andremo tutti insieme con la pila frontale, seguendo le parole di Irene Borgna che ci guiderà nella notte: un bellissimo intervento accompagnato dal suono di un violino. La dimensione sonora in un bosco notturno metterà i brividi a molti. Il giorno dopo, ci saranno delle passeggiate: Enrico De Luca, guida naturalistica, ci porterà sui sentieri nei boschi dell’Alta Valle Cervo. Ci saranno delle riunioni del collettivo e poi si parlerà anche della nuova trasmissione de L’AltraMontagna con Radio Popolare.
Di che si tratta?
La prima puntata è andata in onda già domenica scorsa, e la rassegna si intitola “Le Montagne”: sono otto puntate radiofoniche in cui si raccontano i grandi temi della montagna. Io sarò curatore e conduttore, ma ogni puntata interverranno altri membri del comitato scientifico de L’AltraMontagna. Si parlerà di boschi, di ghiacciai, dei muovi montanari, della simbologia della montagna, dello sci, dei problemi delle montagne ed altro. Domenica, in Valle Cervo, ne parleremo con Claudio Agostoni, voce storica di Radio Popolare e regista di questa trasmissione (Qui il link alla puntata).
Certi temi spesso inciampano in contrapposizioni ideologiche che rischiano di svilire il dibattito. Come si può evitare questo stallo attraverso la divulgazione?
Questo è il dato che connota tutta l'esperienza de L'AltraMontagna, così del quotidiano, come di tutte le attività collaterali, a partire dalle collane di libri che pubblichiamo con People, fino agli incontri con il pubblico. La nostra impostazione non è radicarsi su posizioni ideologiche, che cercano le grandi contrapposizioni o battaglie di posizione. Il nostro sguardo cerca sempre di intercettare le ragioni delle parti che si contrappongono, di arrivare a un punto di incontro. Soprattutto seguendo lo sguardo scientifico, che per sua natura si basa sui dati riscontrabili e oggettivi, più che su aspirazioni, sogni o costruzioni mentali. La nostra, insomma, è una precisa volontà di sfatare credenze che non si basano su dati oggettivi. Questo grande lavoro di fact checking che L’AltraMontagna fa, è quello di trovare dei punti di incontro sui grandi temi che dividono il mondo della montagna: la tutela dei boschi, la gestione dei grandi carnivori, e, in generale, il ruolo dell'umano nei confronti della natura.
In che modo questo approccio si presta al tema della gestione forestale?
Il bosco è carico di significati simbolici (e anche di aspettative): spesso oggi si parla di alberi con un atteggiamento quasi divinatorio, si tende a sacralizzare i boschi, le montagne, gli alberi in sé. Oggi si dice che gli alberi “si abbracciano e non si tagliano”. È una posizione valida, ma va contestualizzata. Lo puoi fare nelle foreste a libera evoluzione, nei parchi nazionali, nelle riserve o anche negli alberi in città. Anzi, in città sarebbe importante mettere in atto una grande operazione di forestazione urbana. Ma questo non può valere ovunque. Noi abbiamo bisogno del legno; è la materia più preziosa che oggi abbiamo a disposizione. In certi settori, come l’architettura, l'utilizzo del legno risponde a quelle esigenze di decarbonizzazione e di risparmio energetico che sono proprie dei nostri tempi. Invece di importare legno dai Balcani, dal Nord Europa, addirittura dall'Asia, sarebbe corretto oggi mettere in atto un grande piano di selvicoltura di tipo naturalistico sulle nostre montagne. Dove è possibile è giusto intervenire: questa è la riprova di un atteggiamento di tipo moderato, consapevole, oggettivo e libero da implicazioni ideologiche.













