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Cultura | 30 maggio 2025 | 06:00

Sono sempre più numerosi i racconti ambientati in montagna: due suggerimenti per evitare di inciampare su stereotipi e artifizi retorici

Libri, podcast, film, serie tv, video, pagine social, quotidiani, siti, blog. L’accresciuto interesse del mondo della divulgazione per le montagne è il risultato della progressiva attrazione sociale verso questi territori. Come orientarsi in un tale dedalo di storie?

Questo articolo si rispecchia nei nove punti del Manifesto,
di cui il Comitato scientifico dell’AltraMontagna è garante.

Libri, podcast, film, serie tv, video, pagine social, quotidiani, siti, blog. L’accresciuto interesse del mondo della divulgazione per le montagne è il risultato della progressiva attrazione sociale verso questi territori.

 

Le terre alte incuriosiscono sempre di più e, di conseguenza, sono aumentati anche i loro interpreti.

 

Ecco, forse interpreti è il termine più appropriato, perché alla fine, chi decide di eleggere un territorio a soggetto dei suoi racconti, ne offre un’interpretazione peculiare che custodisce sia uno sguardo collettivo, ereditato dalla società, che uno guardo soggettivo, modellatosi attorno alle esperienze personali.

 

Questo articolato intreccio di prospettive apre inevitabilmente il ventaglio narrativo. Così dallo stesso luogo si possono sviluppare narrazioni a volte addirittura discordanti.

 

Come orientarsi, allora, in un tale dedalo di storie? Che accorgimenti è necessario prendere per evitare di inciampare su stereotipi e artifizi retorici?


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Una risposta interessante arriva da un video del 2017 dove, al convegno conclusivo del Premio Mario Rigoni Stern, il fresco vincitore Matteo Melchiorre (lo scrittore feltrino ha vinto Premio con il libro La via di Schenèr) prova a individuare gli aspetti dell’opera dell’autore asiaghese che oggi possono aiutare quanti vogliono confrontarsi con lo scrivere di montagne e di gente di montagna.

 

Ne indica essenzialmente due: la franchezza e l’umanità.

 

“Mario Rigoni Stern”, evidenzia Melchiorre, “era una persona franca. È una parola magnifica franchezza, che richiama un aggettivo medioevale che è franco, che significava libero. Il vocabolario Treccani alla voce franchezza dice: qualità di chi è franco, schietto, leale nel parlare e nell’operare. (…) Muovendo da questa attitudine, dalla franchezza, la montagna che noi vediamo descritta in Mario Rigoni Stern sa essere anche dura, spigolosa. Sì, c’è l’incanto dei fiori e delle api, ma c’è anche la durezza del suolo da scalfire con una zappa per mettere giù trenta chili di patate; c’è la stupefazione del sole che sorge dietro alle cime, ma anche storie di individui prostrati dalla vita in montagna; c’è l’amore per le tradizioni che si perpetuano e al tempo stesso la coscienza amara dell’impossibilità di perpetuare queste stesse tradizioni in un tempo che cambia senza castigare queste stesse tradizioni”.

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L’altra virtù dello scrittore asiaghese di cui fa accenno Melchiorre era l’umanità. “L’umanità”, spiega Melchiorre, “non era una messa in piega dello scrittore, ma era proprio un tratto del suo modo di essere. Mi appoggio sempre a Treccani: ‘È il sentimento di solidarietà umana, di comprensione e di indulgenza verso gli altri uomini’. Questo sentimento di indulgenza verso gli altri uomini è fondamentale per la scrittura di Mario Rigoni Stern e per quanto riguarda la scrittura di montagna questa umanità conforma uno sguardo; costruisce uno sguardo, affina la capacità di cogliere negli uomini che abitano la montagna gli aspetti più intimi, più profondi. Non sto parlando in alcun modo di introspezione psicologica, ma di altre capacità: quella di percepire e di cogliere dettagli di comportamento, quella di individuare storie individuali e familiari di grande potenza, quella di rapportarsi a tutto quello che riguarda l’umano con un altro nobilissimo sentimento che è la compassione”.

 

Umanità e franchezza, quindi. Due binari non sempre paralleli che, in determinate circostanze, possono addirittura sovrapporsi andando a formare una linea di pensiero che forse non riesce a indicare il percorso ma, quantomeno, aiuta a non perderlo.

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