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Cultura | 18 settembre 2025 | 09:07

"Spesso, sorridendo, dico che sono le 'Cinque Terre' del Piemonte". La guida Enrico De Luca racconta i luoghi di 'Equinozio nel bosco', la rassegna di eventi organizzata da L'AltraMontagna

Tra i suoi boschi di faggio e abete sono inscritte storie di santi, pellegrinaggi e antiche comunità. Dopo anni di spopolamento, l’Alta Valle Cervo (Biella) sta mostrando accenni di rinascita culturale: da un nuovo interesse immobiliare, passando per il richiamo turistico del nuovo "Cammino che Unisce", fino ad eventi di interesse divulgativo e naturalistico. Protagonista di uno di questi, il prossimo fine settimana, sarà L’AltraMontagna, con una due giorni di eventi che ruotano attorno al tema della gestione forestale

Questo articolo si rispecchia nei nove punti del Manifesto,
di cui il Comitato scientifico dell’AltraMontagna è garante.
Festival AltraMontagna

"È una valle che potrebbe raccontare la storia della maggior parte delle Alpi oggi: un territorio che si è spopolato negli anni, e che dunque, a dal punto di vista antropico, è rimasto uguale all'Ottocento; motivi per cui ha subito una fortissima riforestazione spontanea".

 

Alle 9.30 di domenica 21 settembre, in Alta Valle Cervo, nel biellese, si svolgerà una gita collettiva (aperta a tutti) condotta dalla guida ambientale Enrico De Luca (Richiamo del Bosco), lungo il suggestivo anello di Pediclosso, un frammento del più esteso Cammino che Unisce.

 

L’escursione è parte di un fine settimana di iniziative promosse da L’AltraMontagna per tornare a portare il dibattito culturale sui territori di cui si occupa: Equinozio nel bosco (qui il programma). Questa volta l’evento cade in una ricorrenza particolare: l’equinozio d’autunno, appunto. Un momento dell’anno dal forte valore simbolico, che diventa l’occasione per riavvicinarci a quell’organismo vitale che è il bosco e per ragionare insieme sulla cura che merita da parte nostra.

 

De Luca, oltre ad essere guida ambientale, è anche insegnate di Storia e Filosofia alle scuole superiori e, in previsione della passeggiata di domenica, ci racconta il territorio dell’Alta Valle Cervo, le iniziative che si impegnano a restituire vita a questo territorio, e il Santuario di San Giovanni d’Andorno, un luogo dalla storia suggestiva immerso nei boschi ai piedi delle Alpi Biellesi.

 

 

Com’è nata l’idea di aprire le vostre porte a L’AltraMontagna?

 

L'anno scorso Luigi Torreggiani e Marco Albino Ferrari - membri del collettivo L’AltraMontagna - sono venuti a trovarci, hanno vissuto la Valle per qualche giorno e ne hanno apprezzato la bellezza. Allora abbiamo pensato di cogliere l’occasione per costruire qualcosa insieme. È una valle che potrebbe raccontare la storia della maggior parte delle Alpi oggi: un territorio che si è spopolato negli anni, e che dunque, a dal punto di vista antropico, è rimasto uguale all'Ottocento; motivi per cui ha subito una fortissima riforestazione spontanea.

 

 

Come si presenta oggi l’Alta Valle Cervo?

 

La sua caratteristica principale sono i suoi piccoli paesini arroccati sui versanti; nonostante sia una valle abbastanza scoscesa, possiede questi splendidi caseggiati in pietra, molto raccolti e veramente suggestivi. Io rido spesso con i miei escursionisti dicendo che sono le "Cinque Terre" del Piemonte. Il fatto che, dopo decenni di spopolamento, ultimamente stia avendo una piccola rivalsa culturale (piccole feste, qualche iniziativa, alcuni scandinavi che vi stanno comprando casa…), insomma, ci fa ben sperare che non sia tutto perso.

 

 

E il santuario che ospiterà l’evento?

 

Il santuario è arroccato un po' sopra la montagna, in una frazione di Campiglia. Si trova in mezzo ai boschi: si tratta soprattutto di faggete, e poi c'è una pecceta un po' più sotto che però non è in grande stato di salute (per via del bostrico e del cambiamento climatico). Domenica attraverseremo anche quel tratto, che fa parte del Cammino che Unisce. San Giovanni Battista è l'anacoreta un po' per eccellenza, il santo Eremita per antonomasia, e si è portato dietro tutta una serie di altri santi che hanno poi costituito il Sacro Monte di San Giovanni, che comprende tutta una serie di cappelle dedicate a questi santi.

 

 

Qual è la storia del Santuario?

 

Il santuario nasce nel Cinquecento ed è dedicato a San Giovanni Battista, uno dei più importanti dedicato a questo santo. Prende origine da una statuetta lignea, conservata in una grotta dai pastori del tempo. Da questa grotta poi, piano piano, con la costruzione della piccola chiesa originaria, è divenuto meta di pellegrinaggi nei secoli successivi. Il santuario è sempre stato il simbolo religioso e spirituale dell’Alta Valle.

 

 

Perché avete scelto questa sede?

 

Negli ultimi anni ha vissuto una serie di controversie per la gestione: questi ampi spazi richiedono molte risorse per essere gestiti e si fa sempre più fatica. Noi stiamo cercando di dare un futuro anche a questo luogo. La caratteristica particolare è che non è di proprietà della Curia o del Vaticano, ma è di proprietà di una fondazione privata di cittadini e di istituzioni della Valle. Stanno cercando di tenerlo in piedi, di valorizzarlo rendendolo sede di eventi, di iniziative e quant'altro. Attualmente possiede un centinaio di posti letto, un ristorante al piano inferiore, poi la chiesa antica e un piazzale dove è possibile tenere gli eventi.  

 

 

Ci lasceresti qualche anticipazione per l’escursione di domenica?

 

Certamente! Si può lasciare la macchina giù, lungo la provinciale. Da lì, in meno di un'oretta di cammino, percorreremo tutte le cappelle degli altri santi anacoreti a cui è dedicato il Sacro Monte di San Giovanni. Sono piccole cappelle votate alla preghiera, circondate da un bosco davvero bello. Attraverso una salita relativamente dolce si sfocia poi al santuario. Il Cammino che Unisce in realtà dura due giorni, attraversa anche tutte le frazioni, i piccoli borghi, i boschi della valle, quindi quello che faremo è veramente solo un piccolo, un piccolo assaggio. Ci sono alcuni ospiti che dopo l’evento si fermeranno e lo percorreranno per intero: credo che questo cammino di due giorni possa essere esaustivo per esplorare e conoscere questo lembo di territorio alpino.

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