"C'è l'idea che chi vive in montagna sia lontano dal lavoro industriale. Sembra che i rilievi meritino attenzione solo per le peculiarità paesaggistiche". In Carnia, educazione di comunità al centro estivo

A Ovaro, in Carnia, 50 bambini dai 5 agli 11 anni hanno partecipato a un percorso attivo di educazione al patrimonio culturale e industriale. Al centro delle attività è stata la cartiera che da oltre un secolo contribuisce allo sviluppo della valle e che oggi si distingue per la produzione di cartoncino da carta riciclata di elevata qualità

di cui il Comitato scientifico dell’AltraMontagna è garante.
Durante il centro estivo, tutti insieme a visitare un'industria.
Suona male, detta così. Suona "grigia". Eppure, l'esperienza di "educazione industriale" (o forse meglio dire "educazione di comunità") che arriva dalla Carnia è luminosa e ha molto su cui farci riflettere. Perché tra i monti non c'è solo la natura - che certo, è sacrosanto conoscere per rispettare - ma anche storia, lavoro, ingegno: parti integranti del patrimonio profondo di un luogo.
Viviamo in un periodo storico in cui si assiste a un progressivo allontanamento delle persone dai propri paesaggi. Per questo certe iniziative colpiscono, mostrandosi insolite e un po' stravaganti. Idee che nascono, non a caso, all'interno di comunità che sentono questo progressivo scollamento - prima culturale e poi fisico - come un problema ormai esistenziale.
È il caso del progetto "Ovaro paese di carta", realizzato dall'associazione Isoipse e sostenuto dalla Regione Friuli Venezia Giulia con l'obiettivo avvicinare le giovani generazioni al patrimonio culturale della comunità, legato in particolare alla produzione cartaria. Da oltre un secolo, infatti, la cartiera del piccolo comune carnico rappresenta un presidio significativo per l'economia della Val Degano. Non solo un'industria, quindi, ma anche un insieme di prodotti innovativi (come il cartone da carta riciclata), di valori e di storie che possono essere riscoperti unendo educazione, ricerca, arte e partecipazione.
"L'educazione al patrimonio è una delle competenze fondamentali di Isoipse, un obiettivo che ci poniamo sempre in quanto impresa sociale che lavora per generare un impatto reale nei territori con cui collabora, spesso paesi di montagna e aree interne del Paese", racconta a L'Altramontagna Marta Tasso, project manager dell'associazione.
"Un progetto che intende mettere in luce il valore e i legami tra la cartiera di Ovaro, la comunità, i luoghi e i paesaggi doveva rivolgersi al maggior numero possibile di persone e di target", spiega Tasso. "Per raccontare le qualità innovative della cartiera, i fatti legati alle lotte per il lavoro che l'hanno vista protagonista negli anni Ottanta, i valori di cittadinanza attiva, coesione e supporto reciproco che ne derivano, abbiamo quindi voluto coinvolgere anche le giovani generazioni, a partire da chi frequenta le scuole di Ovaro. Attraverso il gioco, l'esplorazione, la pratica, la visita e l'incontro diretto con chi ha lavorato e lavora in cartiera, siamo riusciti a condurre 50 bambine e bambini dai 5 agli 11 anni in un percorso attivo di educazione al patrimonio culturale e industriale".
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"In generale", sottolinea la progettista, "si osserva un indebolimento dei legami tra chi vive in una comunità e il proprio paesaggio, inteso come esito dell'interazione tra natura e umanità. Un progressivo allontanamento amplificato da una connessione sempre più ampia ma distante (reti digitali, relazioni a lungo raggio) e da un individualismo crescente. La cartiera di Ovaro, in questo contesto, rappresenta un'azienda oggi in salute, che offre lavoro e sostegno agli abitanti del paese e della vallata. Si distingue come punta di eccellenza capace di trattenere le persone a vivere in montagna, proponendo un modello economico e ambientale sostenibile, fondato sulla produzione di cartone da carta riciclata. L'obiettivo del progetto è stato quindi di offrire un nuovo sguardo su qualcosa che già esiste e che si conosce solo in parte".
La cartiera di Ovaro nel 2023 ha celebrato i 100 anni dalla sua fondazione. Dal 1985 appartiene al gruppo industriale RDM Group, il primo in Italia e uno dei primi in Europa per la produzione di cartoncino ricavato da materiale riciclato. Oggi occupa circa 170 persone e altrettante nell'indotto. Il cartone rigido prodotto a Ovaro è impiegato per la realizzazione di scatole di alta gamma dei maggiori brand del lusso, e di recente è stata avviata anche una nuova linea per la produzione di tessere da puzzle.
Marta Tasso di Isoipse sottolinea come questa attenzione verso un'attività produttiva, osservata da un nuovo punto di vista, possa contribuire anche a scalfire stereotipi consolidati: "Come l'idea che chi vive in montagna sia lontano dal lavoro industriale, o che i paesi della Carnia - e più in generale le zone montane meno toccate dai flussi turistici - meritino attenzione solo per le proprie peculiarità paesaggistiche, e non anche per i patrimoni culturali legati alle materie prime che producono e trasformano".
"A Ovaro abbiamo lavorato negli anni scorsi sul carbone un tempo estratto a Cludinico e sulla ceramica plasmata nelle fornaci di Cella: ci sembrava importante introdurre anche il tema del legno e della carta, così centrale in questi luoghi e così ricco di possibili narrazioni", spiega Tasso. "Il progetto prevede inoltre una ricerca etnografica con raccolta di interviste, fotografie e memorie private sulla cartiera di Ovaro, laboratori creativi per persone adulte condotti da artiste e designer che lavorano con la carta della cartiera e, infine, un intervento di ricerca artistica a cura di Daniela Daz Moretti, artista invitata a proporre un'opera che esprima il legame tra cartiera, comunità e luogo".
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Lo scorso 31 luglio i bambini del centro estivo di Ovaro hanno presentato il frutto della loro piccola grande ricerca: un libro tattile, creato e rilegato da loro stessi durante i vari laboratori, che racconta la storia della Cartiera ma anche il valore del riciclo e del non spreco. Un risultato concreto, tangibile, di un'attività estiva piacevole e divertente, ma anche una finestra aperta sul proprio paesaggio, fatto non solo di monti, boschi, campi, prati e pascoli, ma anche di paesi e attività produttive che vale la pena riscoprire: anche questa è montagna.












