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Cultura | 23 agosto 2026 | 18:00

"Nel mio albergo quasi nessuno arrampica, scala, cammina. Ma trovo tutti in divisa da gente solida, forte, rustica". In un articolo del 1963, tre cardini costitutivi del turismo montano

In un articolo di sessantatré anni fa, Alberto Cavallari descrive un contesto turistico cadorino da un lato superato o in pieno fermento evolutivo, dall'altro – ed è qui che la sua testimonianza si rivela particolarmente preziosa – in parte aderente alle odierne dinamiche turistiche; all'odierna idea di montagna. In modo particolare, tre passaggi meritano di essere ripresi, poiché capaci di evidenziare altrettanti cardini costitutivi del turismo montano: vediamo il primo

Questo articolo si rispecchia nei nove punti del Manifesto,
di cui il Comitato scientifico dell’AltraMontagna è garante.

"Si sostiene che la montagna è ancora un mondo non raggiunto dalle vacanze dell'uomo-massa, ma non è vero".

 

Così inizia un articolo del giornalista e scrittore Alberto Cavallari, intitolato La solitudine dell'alpinista in automobile. I panorami dolomitici passano come un video e pubblicato il 4 agosto 1963 sul Corriere della Sera (di cui è stato direttore). È stato di recente ripreso da un numero del settimanale Sette (del Corriere) volto a raccontare centocinquant'anni di vacanze italiane attraverso articoli o reportage di alcune grandi firme (come ad esempio Alberto Moravia o Dino Buzzati).

Ecco allora che Cavallari ci accompagna nel Cadore di sessant'anni fa, descrivendoci un contesto turistico da un lato superato o in pieno fermento evolutivo, dall'altro – ed è qui che il suo articolo si rivela particolarmente prezioso – in parte aderente alle odierne dinamiche turistiche, alle odierne attitudini, alle odierne aspettative, all'odierna idea di montagna.

 

In modo particolare, tre passaggi meritano di essere ripresi e ulteriormente divulgati, poiché capaci di evidenziare altrettanti cardini costitutivi del turismo montano:

 

1 - la spasmodica ricerca di una natura purificatrice (capace di depurare il fisico e l'animo dalle scorie che vanno quotidianamente accumulandosi nei contesti urbani), ma al contempo rabbonita e resa accessibile da un reticolo di infrastrutture funzionale a viverla con il minimo sforzo;

 

2 - la nostalgia cronica di un passato che non c'è più, perduto per sempre assieme alle sue tradizioni, ma che in montagna si ha la convinzione di incontrare ancora integro;

 

3 - l'evoluzione tecnologica, edile e infrastrutturale abilmente mascherata da un'estetica rustica: le tanto agognate atmosfere del passato vengono così raffinate dalle scomodità e dai disagi della vita che fu.

D'altronde l'idealizzazione grossolana di un luogo tende a materializzarsi quando nella narrazione di quel luogo sopravvive soltanto un idillio caricaturale.

 

Riportiamo qui di seguito il primo estratto, dove la ricerca di un'esperienza purificatrice si salda alla ricerca di rievocazioni ingenuamente tradizionali.

 

Il primo estratto

Normalmente si crede che la vacanza in montagna sia una reazione alla vacanza al mare, alle megalopoli, al cemento, e riveli un gusto per costumi ottocenteschi, garbati, solitari. Mentre invece si tratta di una catarsi di massa per il perfetto uomo-massa. La maggior parte dei miei compagni è stata al mare o andrà al mare. È venuta in montagna perché (versione igienistica) "dopo il mare un po' di quiete ci vuole" o perché (versione affettivo-terapeutica) "per i bambini montagna, per i grandi il mare". E resta così il fatto che la montagna è divenuta un luogo di sdoppiamento dell'uomo-massa. È un gigantesco supermarket dove si consuma la natura come depurativo, disintossicante, tranquillante, dopo averla consumata al mare come un eccitante. È il supermagazzino che fornisce la purezza in scatola, la "vita sana" in serie, il ritorno al mondo patriarcale con bagno e ascensore, la vita rude con seggiovia, il "poetico", il rustico, il grazioso, il sano, il forte. Nel mio albergo quasi nessuno arrampica, scala, cammina, passeggia. Ma trovo tutti in divisa da gente solida, forte, rustica. Tutti sono vestiti di velluto, color ghiaccio o paglierino, nell'imitazione pronta di certi stereotipi. Tutti portano pedule da roccia. Siamo così una folla di vellutati uomini-massa che fotografano, filmano, giocano a carte, ipnotizzati dalla televisione, ma travestiti da individualisti finesecolo.

 

 

Il secondo e il terzo estratto verranno pubblicati su L'Altramontagna prima del termine di agosto.

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