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Cultura | 28 giugno 2026 | 12:00

"Gli anziani mi raccontavano che nei boschi c'erano ancora 'delle cose': erano trincee rimaste coperte dalla vegetazione". Lungo quella che fu la Linea Gustav sta nascendo un cammino

Dopo l'incontro con alcuni allievi ufficiali del Parachute Regiment britannico e grazie alle testimonianze degli anziani della zona, la geologa Adele Garzanella ha iniziato a mappare una ad una quelle trincee. Già divenute un sentiero escursionistico, ora le storiche tracce della Seconda Guerra Mondiale diventano un vero e proprio cammino, dai boschi della Maiella fino alla costa. Non solo un percorso escursionistico, ma un'occasione per raccontare le storie di cui ogni tappa porta ancora le tracce

Questo articolo si rispecchia nei nove punti del Manifesto,
di cui il Comitato scientifico dell’AltraMontagna è garante.

I cammini non sono più solo un modo per fare esercizio all'aria aperta. Sempre più spesso diventano lo strumento attraverso cui un territorio racconta se stesso: la sua storia, le sue ferite, la sua gente.

 

È questo il caso del Cammino della Linea Gustav, un itinerario che si sviluppa lungo i luoghi della Maiella segnati dal passaggio della Seconda Guerra Mondiale, tra trincee dimenticate, borghi e testimonianze che rischiavano di andare perdute.

 

Ne abbiamo parlato con Adele Garzarella, geologa del Parco della Maiella, che da oltre un decennio lavora al recupero di questa memoria, partendo dalle prime ricognizioni sul campo nei boschi della Valle Aventino.

 

 

Come è nata l'idea del Cammino e qual è stato il suo contributo?

 

Tutto è cominciato dalla mia esperienza di abitante della Valle Aventino, ancora prima che da geologa. Studiavo la montagna soprattutto dal lato naturalistico, ma più di dieci anni fa qualcosa ha cambiato il mio sguardo: l'incontro con alcuni allievi ufficiali del Parachute Regiment britannico, in visita per uno studio sull'ambiente montano durante il conflitto.

Da lì ho cominciato a raccogliere testimonianze. Gli anziani della zona mi raccontavano che nei boschi sopra Civitella Messer Raimondo c'erano ancora "delle cose". Erano le trincee, rimaste coperte da decenni di vegetazione. Le ho mappate una per una, e da quel lavoro è nato il primo sentiero, inaugurato nel 2020.

 

 

Quel primo percorso è poi diventato un progetto molto più grande.

 

Esatto. Ci siamo accorti che poteva crescere, e ne ho parlato con il presidente del Parco. Da lì è partito un lavoro corale, fatto insieme a storici, ricercatori e persone del territorio. Abbiamo anche recuperato il diario inedito di un partigiano locale, che descrive l'arrivo degli inglesi e i rapporti con la popolazione durante la guerra.

Il progetto complessivo prevede uno sviluppo di circa 169 chilometri, che attraverseranno i luoghi legati alla Linea Gustav collegando paesaggio e memoria in un unico racconto. Un tracciato ancora in costruzione, tappa dopo tappa, ma con un disegno già definito.

 

 

Cosa rende questo cammino diverso dagli altri itinerari escursionistici dell'Appennino?

 

Il paesaggio, prima di tutto: è una traversata completa dell'Abruzzo, dai boschi della Maiella alle colline di vigneti e oliveti, fino alla costa. Ma la differenza vera è che ogni tappa porta con sé una storia. Non è solo una linea su una mappa: è un percorso costruito insieme alle amministrazioni, alle cooperative e agli abitanti dei paesi che si attraversano. È nato dal territorio, e con il territorio.

 

 

Che spazio avrà la Brigata Maiella nel racconto del Cammino?

 

Uno spazio centrale. È una vicenda straordinaria: nata nella Valle Aventino tra il 1943 e il 1944, la Brigata scelse di combattere a fianco dell'Ottava Armata britannica, e non si fermò alla liberazione dell'Abruzzo. Arrivò fino alle Marche, in Emilia Romagna, fino a Bologna. È l'unica formazione partigiana decorata al valor militare.

Raccontarla significa raccontare le persone: amicizie, sacrifici, scelte individuali. Non solo date su un libro di storia.

 

 

Perché, secondo lei, è importante raccontare la guerra attraverso le storie delle persone, e non solo attraverso i fatti?

 

Perché cambia tutto. Quando porti i ragazzi sul posto e racconti loro i diari dei soldati, le paure, le piccole cose quotidiane, un soldato che si innamora, un militare straniero che scopre il vino cotto, quei dettagli umani restano. Restano molto più di un elenco di eventi.

 

 

Il progetto guarda anche al digitale?

 

Sì, stiamo lavorando a podcast dedicati ai paesi attraversati dal Cammino e a video a 360 gradi da vivere con i visori. L'obiettivo è permettere anche a chi non può affrontare fisicamente il percorso in montagna di vivere comunque questi luoghi e queste storie.

 

 

Può diventare anche una leva economica per i territori coinvolti?

 

Senza dubbio. Un cammino genera un indotto: strutture ricettive, ristorazione, trasporto bagagli, servizi per chi cammina. Le aree interne hanno bisogno di nuove prospettive, e il turismo lento può darne. Ma non basta far arrivare i visitatori: serve costruire una rete locale capace di accoglierli davvero.

 

 

Qual è il tuo desiderio per il Cammino della Linea Gustav nei prossimi anni?

 

Vorrei vedere arrivare qui tante persone, soprattutto giovani, a conoscere questi luoghi e queste storie. Mi piacerebbe che il Cammino diventasse uno strumento per riscoprire il territorio, la memoria e il legame tra comunità e ambiente. La Maiella ha ancora moltissimo da raccontare.

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