"Difficilmente troveremo un bancomat da quelle parti", invece il paese ha infranto ogni preconcetto. L'arte di strada può ampliare gli orizzonti di un territorio dell'entroterra?

Da trent’anni, "Artisti in piazza" rende Pennabilli la capitale dell’arte di strada: 50 compagnie internazionali, 350 repliche di spettacoli, concerti e performance da tutto il mondo. Da un viaggio tra le montagne del centro Italia è nata una riflessione su come le performance di piazza possano rimodulare il racconto della marginalità

di cui il Comitato scientifico dell’AltraMontagna è garante.
Siamo usciti dall’autostrada e, in rapida successione, abbiamo abbandonato anche la tangenziale all’altezza di Sarsina. "Meglio prelevare un po’ di contante", pensiamo, "difficilmente troveremo un bancomat da quelle parti". Alla nostra destinazione mancano circa tre quarti d’ora e le strade, arricciandosi attorno alle colline del Montefeltro, iniziano a stringersi.
Salite tortuose si aprono in orizzonti di campi a fieno, qualche volta interrotti da piccoli centri arroccati su torrioni calcarei. Si scende di nuovo fino ad attraversare il ponte sul Marecchia e, finalmente, incrociamo i primi camper, con i quali condividiamo la meta.
A un chilometro dal centro già si intravvedono decine di tende emergere tra gli alberi che incorniciano la strada, ma è solo arrivati al centro storico che ci rendiamo conto di esserci sbagliati: a Pennabilli, i bancomat ci sono eccome. C’è la protezione civile che coordina parcheggi e offre indicazioni, ci sono i corridoi di ingresso per il Festival, c’è la coda al forno del paese; e poi ristoranti, bar, supermercati e hotel.

Pennabilli è un paese di media montagna immerso nella regione del Montefeltro (entroterra riminese). Il territorio comunale è inserito nel Parco Naturale del Sasso Simone e Simoncello, ed è parte della Comunità Montana Altavalmarecchia. Patria elettiva del poeta, scrittore e sceneggiatore Tonino Guerra, scomparso nel 2012; è anche grazie al suo contributo se questo piccolo centro abitato ha nel tempo riscritto le sorti della sua storia, diventando un ricettacolo di cultura e arte d’eccezione, al punto da far parlare di "sistema Pennabilli".
Questo titolo si deve probabilmente all’incessante lavorìo culturale che fa vibrare sia le vecchie mura che gli edifici più recenti, in gran parte prodotto dalle circa trenta associazioni attive in loco: non poche per un comune che conta poco più di 2600 abitanti.
"Un paesaggio che alterna le linee dolci delle argille caotiche varicolori con le grandi punte spigolose dei calcari, che oggi incastonano la piazza del paese tra Rupe e Roccione e che costellano l’orizzonte di massi e castelli".
Con queste parole, Chiocciola la casa del nomade, una delle associazioni più attive in zona, racconta i luoghi che sono per loro casa e l’affascinante orizzonte che li caratterizza. Il centro abitato di Pennabilli deve infatti il suo assetto urbano all'unione di due antichi castelli: quello dei Billi sopra "la rupe" e quello di Penna sopra "il roccione".

"Sarà per questo - continua - che qui gli anziani scrivono poesie e conservano la biodiversità, che un festival di arti performative porta ogni anno tonnellate di felicità, che una mostra dell’antiquariato ci ricorda quanto è importante la bellezza, che ben sei musei in un centro storico strabordano di cose preziose, che le monache agostiniane del convento di Sant’Antonio ti accolgono con intelligenza e creatività".
Parlano dell’operato artistico e botanico di Tonino Guerra, che negli anni ha lasciato in eredità non solo le sue poesie, ma anche l’Orto dei frutti dimenticati: dove ha raccolto specie di alberi da frutto ormai perdute, appartenenti alla flora spontanea della campagna appenninica. E poi del Festival internazionale di arte di strada Artisti in Piazza, che per quattro giorni l’anno raccoglie artisti e spettatori da ogni parte del mondo. O, ancora, la rinomata Mostra mercato nazionale dell’antiquariato, una delle più qualificate e longeve d’Italia, fondata da Giancarlo Giannini nel 1970. Fino a realtà come il museo diffuso I luoghi dell’anima, voluto sempre da Guerra, o a vari musei storiografici, culturali e naturalistici, tra cui il primo museo d’informatica d’Europa.
In questo articolo, però, vorremmo concentrarci su una soltanto di queste iniziative. Chi, come successo a noi, capita a Pennabilli proprio durante i quattro giorni di Artisti in Piazza, non può che restare affascinato da come un evento di arte di strada - quanto meno di questo calibro - possa riuscire a scuotere nel profondo un paese in fondo così piccolo e appartato.

Ogni anno da trent’anni Pennabilli diventa la capitale dell’arte e dello spettacolo. Curato e organizzato dall'associazione culturale "Ultimo Punto", Artisti in Piazza porta nel paese 50 compagnie internazionali, 350 repliche di spettacoli, concerti e performance da tutto il mondo. Difficile dare un nome a tutte le discipline artistiche eseguite nelle vie, piazze, vicoli e giardini del centro storico che diventano teatri a cielo aperto: esibizioni di musica, performance di teatro, nuovo circo, walking act, clownerie, giocoleria…
Se ci si fa largo tra la folla si possono vedere clown passare attraverso strettissimi hula hoop, mentre dietro l’angolo un giocoliere asiatico scalda i suoi numeri appoggiato al muro di un antico santuario. Qualche cabarettista con accento settentrionale si sta cambiando il trucco nascosto da un paravento. Dialetti e lingue di ogni parte del mondo si mescolano tra le vie, qualche volta accompagnate da melodie esotiche o da sonore risate. Adulti, bambini e giovani di ogni età ("Per un pubblico da 0 a 100 anni!", si legge nel programma) sgranano gli occhi e si scambiano sguardi di meraviglia, mentre davanti a loro un acrobata si alza in verticale sopra un’altissima pila di sedie, poggiata su quattro bottiglie vuote.

L’arte di strada, nelle sue molteplici forme, è qualcosa che abbiamo imparato a conoscere come parte integrante degli spazi urbani. Per chi ha avuto esperienza delle grandi città o delle loro periferie, la sua capacità aggregativa non è nuova: esistono centri sociali e associazioni che si occupano di questo, promuovendo la costruzione di spazi e possibilità. C’è ancora molto da lavorare in certi contesti, ma non mancano esempi in cui tali discipline artistiche sono diventate strumento di coesione e, talvolta, megafono per far sentire la propria voce e rivendicare i propri diritti.
Se però questo accade in un paesino dell’entroterra, del centro Italia, e ancor peggio in montagna, subito la percezione sembra cambiare. Vedere una delle cosiddette "aree interne" rompere l’aspettativa racchiusa in questa definizione, dà un senso di straniamento. Fatichiamo a incasellare il contesto tra i due estremi che gli partengono tipicamente: da un lato i luoghi dell’abbandono, senza più servizi né giovani disposti a viverci; dall’altro – e talvolta coincidono in parte – il luogo della cartolina, il "borgo" costruito ad arte sulle aspettative del turista, dove si mangia "come una volta", dove i ritmi sono quelli della "vita lenta" e le persone sono semplici e bonaccione.
Parliamo insomma di luoghi in cui andiamo da tempo accumulando pile di stereotipi, che di rado - specie per chi vi arriva in "alta stagione" - hanno occasione di essere smentiti.
Ebbene: ci sembra che Pennabilli, in qualche modo, sia invece riuscita a scrollarsi di dosso questa patina, almeno in parte, a soffiarla via a colpi di iniziative, di cultura, di movimento. E forse - ma questa non è altro che un’ipotesi da una prospettiva profana - la danza, certi strumenti musicali, i monocicli e gli applausi che scrosciano da gradinate gremite di gente hanno un ruolo in questo processo.

Non staremo qui a sostenere che l’arte di strada sia la soluzione alla crisi delle aree interne italiane, allo spopolamento, all’assenza di servizi o alla marginalizzazione in generale. Il riscatto ha bisogno di scelte politiche concrete e provvedimenti che favoriscano l’abitabilità di quelle zone altrimenti marginali. Forse però, per rispondere a forme di marginalizzazione anche cronica e "narrativa", l’arte in generale, ma soprattutto l’arte di piazza, così interattiva e aggregante, può essere uno strumento da cui partire.
Le esibizioni e spettacoli dal vivo, gli scambi di battute tra artista e pubblico, l’occasione reale di ritrovo di una comunità: sono spazi che vanno assottigliandosi, costretti sempre di più tra le anguste pareti dell’online. E di cui, a volte senza saperlo, sentiamo la mancanza.
Non pretendiamo nemmeno che il "sistema Pennabilli" possa essere applicabile ovunque: ogni luogo ha la sua storia e la sua evoluzione.
Ma quantomeno - mossi da un sincero stupore - vogliamo credere che possa essere una mirabile eccezione, degna di essere studiata e approfondita e, soprattutto, che possa rivelarsi la spinta capace di aiutarci a osservare con sguardo rinnovato luoghi che pensavamo di conoscere.

"Come sarebbe Pennabilli se non fosse incantata da tutto questo?", ci chiediamo mente l’auto scende da quelle colline, ancora mossi dall’ebrezza dei festeggiamenti. E ancora: "Come saremmo noi, se nel corso della vita non fossimo mai stati vittima di quest’incantesimo?"
Immerso nella splendida Casa dei Mandorli, pensando alla Val Marecchia, Tonino Guerra scriveva: "Qui si può sentire l’odore dell’infanzia del mondo".
Forse - aggiungeremmo - vi si ritrova anche il profumo della propria di infanzia e l’invito a rileggere il presente. Scoprire Pennabilli a venticinque anni è un sospiro di ritrovata fiducia: uno sguardo di speranza, fugace per scaramanzia, alla propria età adulta.
Alla fine del festival, quando la marea degli entusiasmi si calma, la risacca lascia una consapevolezza simile a quella dei mandorli in fiore: una consapevolezza stagionale, malinconica ma non più disperata, della primavera che volge al termine. Con la certezza di avere ora un nuovo posto in cui tornare, un posto in cui re-incontrarsi, guardiamo con maggiore simpatia ai luoghi dove viviamo e lavoriamo, e portiamo con noi un nuovo stimolo a prendercene cura.

Foto di Artisti in Piazza












