Il super Dj Benny Benassi 'torna' in montagna e ridà vita ad un antico metato sull'Appennino reggiano in un paese con meno di 80 abitanti

C’è un piccolo paese di pietra che ha conquistato il cuore di uno dei dj più noti al mondo. Nella frazione di Villa Minozzo, che conta meno di ottanta abitanti, Marco Benassi (in arte Benny) e la compagna Alessandra Bondavalli hanno trovato un rifugio e, soprattutto, una nuova sfida: restituire vita a un metato abbandonato, un tempo usato per l’essiccazione delle castagne

di cui il Comitato scientifico dell’AltraMontagna è garante.
C’è un piccolo borgo di pietra dell’Appennino reggiano che ha conquistato il cuore di uno dei dj più noti al mondo. A Costabona, frazione di Villa Minozzo con meno di ottanta abitanti, Marco Benassi (in arte Benny) e la compagna Alessandra Bondavalli hanno trovato un rifugio e, soprattutto, una nuova sfida: restituire vita a un metato abbandonato, un tempo usato per l’essiccazione delle castagne.
“Sembrava un luogo dimenticato ma pieno di storia”, racconta Benassi alla Gazzetta di Reggio. “In pochi minuti abbiamo capito che lì poteva nascere qualcosa. L’abbiamo chiamata Casa Fumé”.
Costabona è un piccolo paese sulle pendici settentrionali del monte Surano, a 827 metri di altitudine. Appartiene al Comune di Villa Minozzo e dista circa venti chilometri dal capoluogo reggiano. Attualmente risultano 78 residenti. Tutt’attorno al paese, a farla da padrone è un fitto castagneto. Tra le travi, le pietre e i sentieri che costituiscono strade ed edifici di Costabona, si è conservata la storia; dalla signoria estense del quindicesimo secolo, alla liberazione dal nazi-fascismo nel secolo scorso e fino ad oggi.
Il metato, venduto dalla famiglia Costaboni, affaccia direttamente sulla Pietra di Bismantova. Questo tipo di strutture, diffuse nelle zone montane, erano costruite in pietra su due piani: al piano inferiore si accendeva un fuoco lento, senza fiamma viva, che produceva calore e fumo; al piano superiore, su un graticcio di legno o canniccio, venivano stese le castagne raccolte. L’essiccazione durava settimane, tempo necessario affinché le castagne diventassero secche, per poi essere conservate a lungo o trasformate in farina dolce.
Secondo il progetto, il metato di Costabona sarà trasformato in un’abitazione di 80 metri quadrati, con due stanze, una cucina nella parte originaria e un forno a legna che diventerà simbolo del progetto. “Abbiamo scelto solo architetti e maestranze dell’Appennino - sottolinea Benassi - non deve adattarsi il luogo a noi, ma noi a lui”. La conclusione dei lavori è prevista per la primavera 2026.
Dalla presenza del forno nasce un’idea: organizzare a settembre una grande festa del pane, con i forni delle case accesi e la comunità riunita. “Io magari metterò qualche vinile, ma più che altro impasterò la pizza”, scherza il dj. L’iniziativa non vuole essere un evento turistico calato dall’alto, ma un modo per rafforzare la vita comunitaria e restituire centralità a tradizioni che rischiano di perdersi.
A sostenere l’iniziativa è la cooperativa di comunità La Officina, fondata dal cardiologo Stefano Fioroni, amico di Benassi e originario proprio di Costabona. Alla Gazzetta di Reggio, Fioroni ha raccontato: “Ogni famiglia aveva il suo forno, oggi ne restano attivi una decina. L’idea della festa è nata grazie a Marco (per noi Benny è sempre Marco) che ha riconosciuto il valore di questa memoria e ha voluto inserirsi con rispetto”.
Per il dj reggiano non si tratta di un ritorno improvviso. La montagna ha accompagnato la sua infanzia: le prime serate musicali al Club Ok di Cervarolo, le domeniche passate a sciare a Febbio, i viaggi con il padre lungo la valle del Secchia. “Sono luoghi che ho sempre portato dentro di me. Un giorno, davanti a un bicchiere di vino in osteria, con Alessandra abbiamo deciso: qui prenderemo casa”.
Oltre a Casa Fumé, Benassi continua a coltivare altri progetti culturali, come il festival ‘Electronic BBQ’ a Castellarano. Ma l’energia ora sembra concentrarsi qui, tra i vicoli di Costabona, dove il tempo scorre lento e ogni pietra racconta una storia. “L’Appennino ha bisogno di essere sostenuto - dice - noi stiamo provando a fare la nostra parte”.
Per quanto riguarda la ristrutturazione del metato, Benassi conclude sempre sulla Gazzetta di Reggio: “Intanto portiamo a termine questo piccolo progetto, poi vedremo: l’idea può essere anche quella di ampliarlo un po’ e fare un piccolo hotel diffuso. Per ora, però, si procede step by step”.
Foto in apertura dalla pagina Facebook di Benny Benassi e dal sito web del Comune di Villa Minozzo













