Quando lo spopolamento arriva ad abbattere gli edifici religiosi. In sette, dalla Toscana a San Pietro, per chiedere un'udienza al Papa e salvare la canonica del paese: "Ci vorrebbe un miracolo"

Partiranno il 30 agosto da Montegiovi alla volta del Vaticano, per un cammino di due settimane. La speranza è quella di incontrare Papa Leone XIV affinché venga posta l’attenzione sullo stato di abbandono del paese. "Quando le infrastrutture che la Chiesa o lo Stato dovrebbero mettere a disposizione della popolazione cadono in rovina, la fiducia in queste istituzioni svanisce"

di cui il Comitato scientifico dell’AltraMontagna è garante.
Il paese di Montegiovi, un piccolo agglomerato di 150 abitanti nell’entroterra grossetano, da decenni fa i conti con il disinteresse delle amministrazioni e con uno spopolamento sempre più repentino. I risvolti negativi di queste dinamiche sociali si a Montegiovi si notano in modo evidente: ad esempio la canonica del paese, a seguito della mancata manutenzione e del continuo rimpallo tra le istituzioni, rischia di crollare da un momento all’altro.
A raccontarlo è il regista Davide Tisato, ritornato a vivere nel paese dopo che la famiglia lo aveva lasciato trent’anni prima.
“Il Montegiovi che ho conosciuto da bambino, che mi ha sempre trasmesso sicurezza e un forte senso di comunità, oggi rischia di scomparire. I giovani se ne vanno, mentre gli anziani ci lasciano sempre più numerosi. Lo spirito comunitario un tempo vivace ha lasciato il posto a un pessimismo che minaccia di soffocare il luogo. La fatiscenza della canonica, che è sempre stata l’orgoglio del paese, è la punta di un iceberg che rende evidenti i problemi di abbandono di Montegiovi. Quando le infrastrutture che la Chiesa o lo Stato dovrebbero mettere a disposizione della popolazione cadono in rovina, la fiducia in queste istituzioni svanisce”.
Dopo che gli appelli alle istituzioni locali sono caduti nel vuoto, gli abitanti hanno pensato di rivolgersi ai piani alti: sette di loro, accompagnati da due asini e dalla statua di Santa Caterina, partiranno per raggiungere il soglio di Pietro e chiedere udienza al Papa.
L’obiettivo, nella speranza che il potere del pontefice sia sufficientemente secolarizzato da occuparsi di questioni edilizie, è che l’autorità papale possa portare attenzione sulla situazione del paese e incentivare dei provvedimenti a riguardo. Montegiovi è un paese che intende rivendicare la propria esistenza, troppo spesso dimenticata, e ha scelto di farlo a modo suo. Tra i sette pellegrini vi sarà anche Tisato, che - telecamera alla mano - seguirà la carovana nel suo viaggio, per raccontare la loro storia attraverso un film documentario, “Il nostro miracolo”.
“Montegiovi - continua il regista - diventa così il simbolo di un sistema e una visione ingiusti nel nostro paese, in cui l’attenzione viene prestata solo ai centri urbani o turistici, variamente redditizi. A Montegiovi abbiamo deciso di opporci a questa lettura politica del territorio e così, insieme agli abitanti del paese, ho deciso di impegnarmi per la nostra comunità con questo progetto”.

Lungi dallo spegnersi in una lamentela passiva, il senso di ingiustizia che gli abitanti sentono sulle spalle si è trasformato in un progetto che, al di là di ogni risvolto pratico, è in sé stesso un’occasione. È un’occasione per creare comunità, per ristrutturare la città come corpo civico oltre che come agglomerato di edifici. Inoltre - aggiunge Tisato - potrebbe essere l’ultima.
“Forse è l'ultima occasione che abbiamo, visto che siamo rimasti ormai poco più di 150 abitanti. Per restaurare la canonica fatiscente e destinarla a scopi comunitari, ci vorrebbe quasi un miracolo, che potrebbe diventare realtà grazie alla nostra coesione, alla nostra convinzione e all'auspicata influenza papale”.
Quella di Montegiovi, nella sua eccezionalità, è una storia condivisa dalle aree interne di tutta la penisola. Questi territori occupano la metà del territorio del Paese, e circa un quarto della popolazione; circa tredici milioni di persone che sono esposte, in misure diverse, a simili processi storici. Tuttavia, non mancano pratiche di resistenza. Come insegna l’antropologo Vito Teti, padre del concetto di ‘restanza’, questa non è una condizione statica, non è opposta all’erranza, ma semmai complementare. La restanza è una pratica attiva, rivolta al futuro e saldamente ancora al piano pragmatico. La donchisciottesca impresa di questi abitanti è un po' tutto questo.

“Un‘accorata storia di Davide contro Golia, sulla resistenza e la determinazione di una piccola comunità che lotta con humor e passione per il diritto alla propria esistenza, come di quella di moltissime aree interne dimenticate”. Così sceglie di raccontarsi la delegazione che il 30 agosto partirà da Montegiovi. Dal canto nostro, non possiamo che augurargli un buon cammino.













