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Storie | 08 novembre 2025 | 19:00

"Svitati" che tra rilievi, zone marginali e spesso estreme, hanno recuperato campi in stato di semi-abbandono, dando vita a vitigni antichi e rari

Le loro storie sono protagoniste della manifestazione dedicata ai vini da piccole produzioni, in programma il 9 e 10 novembre 2025 a Saluzzo (CN), con i banchi d'assaggio di una sessantina di produttori da tutta Italia

Questo articolo si rispecchia nei nove punti del Manifesto,
di cui il Comitato scientifico dell’AltraMontagna è garante.
Festival AltraMontagna

Si chiama Braccia Rese ed è un progetto legato al vino nato a Busca (CN) nel febbraio 2020, grazie alla grande passione di tre ragazzi, amici, che desiderano valorizzare e far riscoprire il potenziale qualitativo vitivinicolo del loro territorio, la Valle Varaita.

 

Le loro etichette nascono da vitigni recuperati dallo stato di semi abbandono, che hanno un’età variabile dai 70 ai 20 anni. Le varietà rappresentate sono Barbera, Merlot, Quagliano, Chatus e Neretta cuneese. In cantina, per mantenere il più possibile la qualità raggiunta in vigna e allo stesso tempo lasciare che sia l’uva stessa ad esprimersi, si ricorre a fermentazioni spontanee, guidate dai lieviti naturalmente presenti sulle bucce degli acini.

 

Tra i nomi dei vitigni lavorati da Elia, Livio e Giovanni, probabile che nessuno di voi abbia mai sentito parlare del Quagliano, che è presente esclusivamente sulla colline fra Busca e Saluzzo, o della Neretta Cuneese, considerato un vitigno da taglio. Sono due dei protagonisti di “Svitati”, la rassegna dedicata ai vini da piccole produzioni, da vitigni rari e antichi, coltivati in zone marginali e spesso estreme. Una manifestazione che si tiene il 9 e 10 novembre 2025 a Saluzzo (CN), con i banchi d'assaggio di una sessantina di produttori da tutta Italia, in programma alla Fab – Fondazione Bertoni.

 

Le storie di "Svitati"

Le storie di “Svitati”, però, non sono solo piemontesi: ci sarà, ad esempio, la Vitivinicola Etzo, un’azienda vitivinicola situata ad Atzara, nel cuore del Mandrolisai, una storica subregione della Sardegna Centrale, a cavallo tra le province di Nuoro ed Oristano.

 

È stata fondata nel 2019 da Sebastiano Etzo e si dedica alla produzione di vini rossi di alta qualità, ottenuti da vitigni autoctoni come Bovale Sardo, Monica e Cannonau. I vigneti sono coltivati secondo i principi dell’agricoltura biologica, adottando il tradizionale sistema di allevamento ad alberello sardo. La superficie vitata è di circa 6 ettari, situati a 650 metri sul livello del mare, con esposizione a sud-sudovest, su terreni di disfacimento granitico che favoriscono la crescita di radici profonde. Un particolare valore storico è rappresentato da un appezzamento di 0,8 ettari impiantato nel 1950, iscritto all’albo comunale dei vigneti storici del Mandrolisai: i vini prodotti, come il Mandrolisai DOC rosso e rosato, riflettono la tradizione vinicola della zona e sono parte del “Paesaggio Policulturale: I vigneti del Mandrolisai di Atzara e Sorgono”, riconosciuto dal Registro Nazionale dei Paesaggi storico rurali.

 

Quelli di Braccia Rese e Vitivinicola Etzo sono due esempi di produttori "Svitati", le cui storie aderiscono perfettamente a una manifestazione che nasce per promuovere la riscoperta di una produzione enologica alternativa alle dinamiche connesse alla popolarità di un brand o di un territorio. L’obiettivo della manifestazione è dare spazio non solo ai produttori locali (Consorzio “Colline Saluzzesi”) ma anche a tutti quegli “artigiani del vino” che in zone impervie e spesso sconosciute tutti i giorni cercano di produrre vini garantendo una filiera completa dalla vigna al vino, recuperando vitigni storici e vigne abbandonate, nello sforzo di mantenersi presenti e competitivi sul mercato.

 

Saluzzo diventa lo spazio esemplare, al centro di un’area pedemontana dalla storia viticola importante e naturale confluenza delle valli che si distendono ai piedi del Monviso. I criteri guida per la selezione dei vignaioli presenti fa di Svitati quasi un Manifesto della viticoltura del futuro, in un mondo in cui si berrà sempre meno e in cui i cambiamenti climatici spingeranno le vigne verso maggiori altitudini: la rarità dei vitigni, spesso autoctoni e antichi, coltivati e vinificati; le difficoltà pratiche e logistiche nella gestione di vigne abbarbicate su pendii ripidi oppure in zone dimenticate, svalutate; la microproduzione e, in generale, le piccole dimensioni; la marginalità delle zone di origine - fuori dalle rotte enoiche più conosciute- che faccia prevalere il desiderio di sperimentare. Per creare "nuovi vini" da vecchi e nuovi vitigni.

 

Per informazioni: svitati.info

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