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Storie | 13 febbraio 2026 | 18:00

Quando il primo gatto delle nevi uscì dall'officina dopo mesi di tentativi, l'entusiasmo ruppe il silenzio della piazza. Silvano 'Schneider' e l'intuizione che cambiò l'Alpe Cimbra

"Era una persona geniale ed eclettica: passava il tempo inventando strumenti nuovi, qualcuno per gioco, altri per facilitare il lavoro alla gente". Da un'officina di Folgaria al doppio Guinness dei primati, passando per l'invenzione del primo gatto delle nevi dotato di levigatrice. A 25 anni dalla scomparsa di Silvano Valle, lo scorso dicembre, la Magnifica comunità di Folgaria lo ha omaggiato ricostruendo la sua famosa panchina da record

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Si chiamava Silvano Valle, però in paese era conosciuto da tutti come ‘Schneider’. Era meccanico e carrozziere, ma avevi dei tratti a suo modo geniali: passava il tempo inventando strumenti nuovi, qualcuno per gioco, altri per facilitare il lavoro alla gente. Anche la sua invenzione è sempre stata riconosciuta con quel soprannome.

 

All’inizio della stagione invernale 1964-1965, il turismo della neve sull’Altopiano di Folgaria ruotava attorno alle realtà già consolidate di Serrada e Francolini, alla novità di Fondo Grande e alla promessa di Fondo Piccolo. Il capoluogo restava ai margini dello sviluppo sciistico, soprattutto nella parte ovest.

 

Fu così che nacque un comitato per lo sviluppo di Folgaria ovest, composto da amministratori, sacerdoti, albergatori e artigiani locali, che decisero di puntare sul Monte Cornetto. Nel gennaio del 1965, in pochi giorni, vennero raccolte le adesioni di decine di famiglie e nacque la Funivie Monte Cornetto Folgaria Spa. Un anno dopo, nel gennaio 1966, erano già operative la Telecabina del Cornetto, le sciovie e il bar ristorante Paradiso.

 

A quel tempo, a Folgaria, a battere le piste erano i maestri di sci e gli addetti agli impianti, che facevano su e giù con gli sci a scaletta: era un lavoro che richiedeva molto tempo e uomini, faticosissimo e impreciso. I battipista meccanici erano pochi e costosi, con i canadesi Ratrac e i piccoli P4 della Prinoth di Ortisei, ancora poco affidabili. Mentre in altre valli si tentavano esperimenti con trattori agricoli adattati, che si rivelavano però inadeguati: sprofondavano nella neve fresca e non riuscivano ad affrontare le forti pendenze.

 

Fu allora, tra il 1969 e 1970, che nacque l’avventura dei "gatti Schneider’. Tutto partì dall'intuizione di Silvano Valle, conosciuto da tutti come "Schneider", esperto meccanico e carrozziere. Insieme a un gruppo di amici - Alberto Rella, co-gestore del Cornetto, e Aldo Cuel, detto "Fagiolino" - Schneider decise di studiare da vicino le tecnologie dell'epoca. Il loro viaggio alla scoperta dei mezzi battipista li portò prima a visitare il Salone della Montagna di Torino e, successivamente, gli stabilimenti della Prinoth in Val Gardena, segnando così l'inizio di un'epoca nuova per quella che sarebbe diventata l’Alpe Cimbra.

Nella sua officina di piazza San Lorenzo a Folgaria, lo ‘Schneider’ ideò e iniziò a assemblare un battipista leggero e con un solo motore: i due motori del P4 non lo avevano convinto, né l’eccessiva mole del Ratrac. Inizialmente, erano in pochi a credere in quel progetto ambizioso. Eppure, quei tre trentenni di Folgaria, animati da una visione fuori dal comune, non si lasciarono scoraggiare. Con determinazione, riuscirono a convincere alcuni compaesani a fare da garanti presso la Cassa Rurale, ottenendo così un fido bancario di 4 milioni di lire: la linfa vitale necessaria per trasformare il loro sogno in realtà.

 

Le prime prove furono difficili, tra rotture, soluzioni improvvisate e continui adattamenti. Si provò con un motore Fiat 500 Giardiniera e poi con il Volkswagen Maggiolino, riduttori di giri, cingoli modificati, ruote motrici in gomma piena e giunti rinforzati. Dopo due mesi di tentativi, una notte dell’inverno 1976-1977, il prototipo uscì dall’officina e percorse le vie del paese: si dice che quando fece una curva perfetta davanti al panificio Broz, verso il Cornetto, l’entusiasmo ruppe il silenzio della piazza.

Il gatto Schneider funzionava e costava molto meno della concorrenza, così arrivarono i primi ordini. Due battipista furono acquistati per le piste degli altipiani di Folgaria e Lavarone e un esemplare arriverà fino all’Abetone, sull’Appennino. Il progetto crebbe, si registrò il primo brevetto al Ministero dell’Industria. Si spostarono a lavorare in un’officina più grande, ai piedi della cabinovia del Cornetto, e gli addetti aumentarono.

 

Ma il problema della battitura della neve non era ancora risolto del tutto. Fu allora che nacque l’idea decisiva: uno strumento capace non solo di comprimere, ma di fresare e levigare qualsiasi tipo di neve.

 

Da tubi, catene, denti metallici e una fascia finale in gomma nacque la fresa-levigatrice, provata per la prima volta sulla pista ‘Paradiso’ di Folgaria. L’invenzione funzionò: partì la registrazione del secondo brevetto. Quello che oggi è noto come "levigatore" — componente essenziale di ogni gatto delle nevi moderno — ha le sue radici proprio a Folgaria, frutto della genialità di Silvano Valle "Schneider".

L'invenzione fu così innovativa che lo stesso Ernest Prinoth si recò personalmente sul posto: intuendone il potenziale, commissionò un modello su misura per i suoi mezzi e ottenne prototipo e brevetto in cambio di un vecchio battipista, portando l'idea di Schneider fino a Ortisei.

 

Nonostante l'avventura dei battipista si arresterà poi di fronte agli ostacoli della burocrazia, lo spirito imprenditoriale di Schneider non si fermò. Negli anni Ottanta acquistò con la moglie Maria la sciovia di Passo Coe, realizzando successivamente lo skilift Plaut, rimasto un punto di riferimento per gli sciatori fino al dicembre 2023, quando ha ceduto il passo alla moderna seggiovia attuale.

 

Parallelamente all'attività sciistica, Silvano Schneider mise le proprie competenze tecniche al servizio della comunità. Collaborò attivamente con la Protezione Civile della Provincia autonoma di Trento, costruendo paravalanghe in tutta la provincia e offrendo il proprio contributo operativo durante tragiche emergenze, come la catastrofe della Val di Stava.

Proprio a testimonianza del suo genio eclettico, Schneider arrivò due volte al Guinness dei primati. La prima con la panca più lunga del mondo, che realizzò tagliandola da un tronco di pino; e la seconda con lo stuzzicadenti più lungo del mondo, che riuscì, con incredibile pazienza, a ricavare dallo stesso tronco

 

Il destino, a volte, sa essere crudelmente beffardo. Il 22 dicembre 2000, a 59 anni, proprio accanto al suo amato skilift di Passo Coe, Silvano Valle Schneider salì per l'ultima volta su un gatto delle nevi. Quella macchina che aveva contribuito a rivoluzionare divenne teatro del suo addio: scivolando nel discendere dalla cabina, batté fatalmente contro la traversa di un cingolo. La sua scomparsa improvvisa lasciò un vuoto incolmabile e suscitò un profondo cordoglio in tutta la comunità di Folgaria, che perse così uno dei suoi figli più geniali e operosi.

 

Il suo ricordo oggi è custodito soprattutto dalla moglie Maria, dai figli Claudia e Stefano, che hanno raccolto fotografie, testimonianze e opere. Parte di questo materiale è oggi conservato in una mostra permanente presso Maso Spilzi a Folgaria.

A 25 anni dalla scomparsa di Silvano Valle, lo scorso dicembre, la Magnifica comunità di Folgaria ha voluto rievocare la famosa panchina record da lui realizzata nel 1996, piazzando in centro al paese una analoga a quella da lui costruita in piazza San Lorenzo.

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