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Inquinamento, l'80% di polveri sottili in Trentino proviene dalla combustione di legna. Appa: "Si può continuare a bruciare, ma bruciando bene"

Secondo le stime dell'Agenzia provinciale per la protezione dell'ambiente, alcuni inquinanti cancerogeni (fra tutti il benzoapirene), in inverno, provengono dalla combustione della legna per il riscaldamento domestico. Molto, però, si può fare adottando buone prassi: "La pulizia delle canne fumarie, ad esempio, ha a che fare anche con un problema di sicurezza. In Italia, ogni anno, si contano 10.000 incendi di tetti"

Di A.V. - 05 dicembre 2019 - 17:42

TRENTO. Va detto: la qualità dell'aria in Trentino, negli ultimi anni, è sensibilmente migliorata. Soprattutto grazie alle politiche adottate per contrastare l'effetto delle emissioni inquinanti. Tuttavia, i dati del monitoraggio provinciale evidenziano qualche criticità. Criticità che si concentrano, per lo più, in invernostagione difficile per una serie di fattori diversi. Fra questi, senza dubbio, le sfavorevoli condizioni di ristagno degli inquinanti negli strati bassi dell'atmosfera. 

 

In Trentino, soprattutto nelle valli e nei piccoli paesini di montagna, è molto diffuso il riscaldamento domestico a legna. Una prassi, questa, che ha radici culturali e sociali molto profonde ma che, a discapito di quanto comunemente si pensa, può avere effetti inquinanti non da poco. 

 

Le stime dell’Agenzia provinciale per la protezione dell'ambiente (Appa) evidenziano come circa l’80% delle emissioni primarie di polveri sottili Pm10 in Trentino siano riconducibili alla combustione della legna nei piccoli impianti domestici, una percentuale che sale al 99% se si considera l’inquinante benzoapirene, un idrocarburo policiclico fortemente cancerogeno.

 

"La qualità dell'aria trentina - spiega Gabriele Tonidandel, direttore dell'Ufficio Aria, Agenti fisici e bonifiche dell'Appa - ha caratteristiche positive e, nel tempo, è migliorata molto. L'obiettivo è mantenere gli inquinanti entro i limiti di legge ma, nel lungo periodo, cercare di raggiungere una qualità dell'aria sempre più alta".

 

Nonostante la bontà dell'aria che respiriamo, permane qualche criticità: "Si tratta soprattutto - continua Tonidandel - degli ossidi di azoto da traffico che si concentrano nel fondovalle, soprattutto nella valle dell'Adige, e nelle strade particolarmente trafficate. A Trento, ad esempio, abbiamo una stazione di monitoraggio della situazione (che usiamo come sentinella ) in via Bolzano, dove spesso si superano i limiti. Basta però allontanarsi di qualche decina di metri dalla strada e i valori tornano nella norma". 

 

A creare grossi problemi (alla nostra salute, soprattutto) sono le cosiddette Pm10. "Si tratta di polveri che hanno effetti deleteri soprattutto per le loro dimensioni: sono infatti polveri sottilissime che riescono a superare le barriere, che solitamente il nostro corpo contrappone agli inquinanti, e a raggiungere i polmoni. Da quattro, cinque anni siamo riusciti a rimanere nei limiti ma il lavoro da fare è ancora molto".

 

Dagli studi dell'Appa, infatti, è emerso che gran parte di queste polveri sottili, in inverno, provengono dalla combustione della legna per il riscaldamento domestico. "Un fenomeno che riguarda soprattutto le valli periferiche dove si brucia molta legna. L'80% delle Pm10 proviene dalla combustione di biomasse. Secondo una stima, ogni anno, nella nostra Provincia, con la combustione della legna, si immettono nell'atmosfera circa 1.800/2.000 tonnellate di Pm10. Un composto presente in queste polveri, il benzoapirene, è un idrocarburo cancerogeno. Ecco, il 99% di questo idrocarburo presente nell'atmosfera proviene dalla combustione di biomasse".

 

La legna è un combustibile ecologico. Meglio: potrebbe esserlo se venissero adottate buone prassi e, soprattutto, se la ricerca si muovesse in tal senso. "Il riscaldamento a legna è una risorsa per il nostro territorio e una parte fondamentale della nostra cultura. Quindi come fare? Si può continuare a bruciare, ma bruciando bene. Come? Grazie ad impianti tecnologici, una costante manutenzione delle canne fumarie, bruciando legna secca e non umida". 

 

 

 

 

 

Per questo, Appa sta organizzando una serie di serate informative dal titolo eloquente: «Riscaldamento domestico a legna, effetti su ambiente e salute», che ha lo scopo di informare e sensibilizzare circa i rischi derivanti dallo scorretto utilizzo e dalla mancata manutenzione delle stufe e dei caminetti a legna. L'appuntamento, per ora, è fissato per lunedì 9 dicembre, ad Arco, alle ore 18.00, nella sala delle Arti della Biblioteca civica. Alla serata interverranno i referenti dell’Appa su "Brucia la legna, non bruciarti la salute", e del Corpo volontario dei vigili del fuoco di Arco su "L'importanza della prevenzione nella gestione di stufe e caminetti".

 

"Abbiamo voluto coinvolgere anche i Vigili del Fuoco - continua Tonidandel - perché il tema della pulizia delle canne fumarie è un tema legato alla sicurezza su cui c'è ancora molto da fare. Un problema spesso sottovalutato. Secondo i dati dei Vigili del Fuoco ogni inverno in Italia si contano circa 10.000 incendi di tetti derivanti dall’incendio di canne fumarie".

 

Manutenzione, buone prassi e ricerca, si diceva. "In Trentino ci sono una trentina di impianti di teleriscaldamento: grazie a questi impianti alla caldaia vengono aggiunti dei filtri che abbattono gli inquinanti. Purtroppo, però, non si può applicare ai piccoli impianti. Esiste, però, un decreto del Ministero dell'Ambiente del 2017 che ha stabilito una sorta di 'classe energetica' per le stufe a legna, una classificazione dei generatori di calore a biomasse in 5 categorie (da 1 stella a 5 stelle), sulla base delle prestazioni energetiche ed emissive".

 

La combustione di legna, quindi, non è (ad oggi) una prassi completamente ecologica, ma ha tutte le carte in regola per diventarlo. 

 

 

 

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