Qualità dell'aria: "Situazione stabile per biossidi di azoto e polveri sottili ". La Provincia: "Direzione giusta, ma c'è ancora molto da fare”
Presentati i dati sulla qualità dell'aria per il 2024 e valutato l'andamento dei principali inquinanti atmosferici in provincia, ecco cosa è emerso

BOLZANO. Qualità dell'aria: in provincia di Bolzano la situazione del particolato è stabile da molti anni, e i valori limite per le particelle inquinati PM2,5 e PM10 sono stati rispettati. Inoltre, per la prima volta, nel 2024 alla stazione di misurazione di Laces è stato raggiunto il valore target anche per il bezo(a)pirene, l'idrocarbuo prodotto durante la combustione del legno.
A dirlo sono i dati sulla valutazione della qualità dell'aria relativi allo scorso anno, presentati giovedì 27 marzo, e dai quali emerge che anche le concentrazioni di biossido di azoto corrispondono, in linea di massima, ai valori del 2023 con alcune stazioni che rilevano valori leggermente al di sopra e altri di poco al di sotto rispetto alla precedente valutazione.
L'Alto Adige, nello specifico, dispone di una rete ben sviluppata di stazioni di misurazione dell’aria: 15 tra fisse e mobili, oltre a piccoli campionatori passivi in punti nevralgici di alcune città. Questi, nel dettaglio, raccolgono dati su diversi inquinanti atmosferici, che vengono monitorati e analizzati dall'Agenzia provinciale per l'ambiente e la tutela del clima.
“Ci stiamo muovendo nella giusta direzione, ma c'è ancora molto da fare” ha sottolineato l'assessore provinciale alla Protezione dell'ambiente Peter Brunner, specificando: "Perché la nuova Direttiva europea sulla qualità dell'aria, che sarà recepita in Italia tra qualche anno, dimezzerà gli attuali valori limite annuali per biossido di azoto, PM10 e PM2,5". Ad essere sottolineato è come questo richiederà "sforzi soprattutto nel settore del biossido di azoto" e come è "importante offrire un contributo mirato a livello provinciale, attuare misure di miglioramento e coinvolgere la popolazione a tal riguardo”.
Ad entrare nei particolari in relazione alla qualità dell'aria rilevata è il direttore del Laboratorio analisi aria e radioprotezione Luca Verdi, che spiega: "Gli ossidi di azoto, il particolato e il benzo(a)pirene, sono dovuti principalmente al traffico stradale e agli impianti di riscaldamento domestico, e l'ultimo superamento dei livelli di biossido di azoto risale al 2021 sull'autostrada del Brennero”. In alcune città, specifica Verdi, i campionatori passivi sono tuttora utilizzati: “Su strade trafficate e con condomini alti si verifica il cosiddetto effetto canyon, che vicino al suolo porta a concentrazioni critiche di inquinanti”.
Un altro aspetto ad essere analizzato è stato il criterio di ubicazione delle stazioni di misurazione dell'aria, e a fare il punto è il direttore dell'Ufficio Aria e Rumore Georg Pichler: "Queste sono posizionate lungo i principali assi di transito, come l'autostrada A22, negli insediamenti più grandi e nei fondovalle, dove sono presenti diverse fonti di emissioni come traffico stradale e riscaldamento domestico". Ma la qualità dell'aria, sottolinea Pichler, viene monitorata anche nelle aree rurali dove sono diffusi i sistemi di riscaldamento a legna e l'inversione termica spesso impedisce la diffusione degli inquinanti. "Il benzo(a)pirene ad esempio è cancerogeno – spiega – e viene prodotto dalla combustione incompleta del legno nelle stufe o nei caminetti. Siamo lieti che il valore target del 2024 sia stato raggiunto nella stazione di monitoraggio di Laces".
Un altro aspetto affrontato, in relazione alle strategie per migliorare ulteriormente la qualità dell'aria in provincia, è quello della sostituzione degli impianti di riscaldamento centralizzati a legna, con il Ministero che mette a disposizione 3,6 milioni di euro in cinque anni. “Per gli anni 2024 e 2025 – riassume Pichler – sono già state presentate 61 domande da parte di aziende e privati e sono stati utilizzati a questo scopo circa 1,7 milioni di euro”.
Ad essere "in pieno svolgimento" anche il progetto “Riscaldare con la legna, ma bene”, che in collaborazione con gli spazzacamini sensibilizza e raccoglie dati sugli impianti di riscaldamento a legna: in totale sono già stati censiti quasi 3.600 impianti, di cui circa la metà ha più di 20 anni e circa il 45 per cento è costituito da piccoli impianti fino a cinque kilowatt, come dimostrano le prime valutazioni. "L'obiettivo è fornire una consulenza individuale – conclude Pichler – parte degli spazzacamini per far funzionare al meglio gli impianti di riscaldamento a legna ed il progetto durerà fino alla fine del 2027".












