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SOS Rospi, dalla segnaletica ai volontari, tutti in campo per salvarli dagli investimenti stradali

I rospi si sono svegliati dal letargo e a centinaia purtroppo vengono investiti dai mezzi in transito mentre attraversano le strade. Accanto agli interventi strutturali che vanno dalla segnaletica verticale a veri e propri “rospodotti” cioè dei piccoli tunnel prefabbricati posti sotto il manto stradale, ci sono poi anche i volontari del Wwf e Lav

Pubblicato il - 18 marzo 2019 - 20:35

TRENTO. Da metà marzo a fine aprile, in concomitanza di nottate dalle temperature non particolarmente fredde e dall’umidità elevata (come ad esempio durante o dopo una pioggia), prende il via il ciclico fenomeno delle migrazioni anfibie, dove migliaia di batraci (soprattutto Rospi comuni, ma non solo), da poco destatisi dal loro sonno invernale (chiamato ibernazione) fuoriescono dalle cavità sotterranee dove hanno trascorso la stagione rigida, dirigendosi verso i siti di accoppiamento e deposizione delle uova, costituiti da invasi d’acqua permanente o temporanea, come laghi, stagni, canali o pozze.

 

Nel corso di queste migrazioni il pericolo più concreto è costituito da strade ed altre vie di comunicazione che questi animali, i rospi ad esempio molto lentamente, sono costretti ad attraversare e dove migliaia di essi muoiono investiti dai mezzi in transito.

 

Per mitigare queste vere e proprie carneficine sono stati messi in campo, da parte di Amministrazioni consapevoli, interventi strutturali che vanno dalla segnaletica verticale (il classico segnale di pericolo attraversamento fauna selvatica con un cartello accessorio che specifica l’attraversamento di anfibi), a barriere di plastica o legno, a veri e propri “rospodotti” cioè dei piccoli tunnel prefabbricati posti sotto il manto stradale.

Nonostante questi interventi, nei punti più critici di questa migrazione, l’azione più efficace resta quella di decine di volontari, da alcuni battezzati “rospisti”, che ricchi di senso civico e coordinati dall’Associazione per il WWF Trentino, con la collaborazione della LAV, si armano di corpetti ad alta visibilità, luce frontale, guanti e secchi, rendendosi disponibili all’imbrunire per spostare gli animali dalla carreggiata, dove verrebbero facilmente uccisi (rendendo scivoloso il manto stradale e divenendo al tempo stesso un rischio per gli automobilisti), al sicuro fuori da essa, magari direttamente nei siti di riproduzione.

 

Rane e rospi si attivano soprattutto verso sera (dopo le 19.00) quando la visibilità della strada risulta in parte osteggiata dal buio.

 

E’ in questo momento che si chiede agli automobilisti di prestare particolare attenzione, spiega Karol Tabarelli de Fatis, consigliere (e “rospista”) dell’Associazione per il WWF Trentino, e di ridurre la velocità quando si cominciano a percepire i primi animali in spostamento sulla strada (cosa che si dovrebbe fare a prescindere dai rospi, quando si costeggiano aree boscate dove è facile che gli animali selvatici possano spostarsi in strada).

 

In provincia di Trento i siti particolarmente interessati da questo fenomeno sono la strada che dalla Pineta di Caldonazzo porta alla località Paluatti di Levico Terme, la strada del colle di Tenna, la strada “vecchia” di collegamento tra Pergine Valsugana e Levico Terme, le strade che costeggiano il Lago Costa, il Lago di Santa Colomba, Lago di Terlago ed il Lago di Loppio.

 

Quest’elenco non ha la pretesa di essere esaustivo. Ricordiamo come le specie di anfibi, a livello mondiale, siano tra gli animali maggiormente minacciati dall’inquinamento, dalla scomparsa degli habitat e dal cambiamento climatico. Gli stessi rappresentano dei validi indicatori biologici della qualità ambientale e risultano utili, nutrendosi di invertebrati fastidiosi all’uomo (come le zanzare) o dannosi alle suo colture.

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