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Tra le reti "del Casèt" ci finisce anche una nottola gigante: il più grande pipistrello europeo

La specie è inserita fra quelle in pericolo critico e non è facile da incontrare sul territorio nazionale. L’ultimo avvistamento in Trentino risale al 2016 ed è avvenuto presso la stessa stazione in località Bocca Casét in Val di Ledro, passaggio obbligato sulla rotta italo ispanica percorsa dai migratori autunnali durante il loro lungo viaggio verso sud

Di Tiziano Grottolo - 17 settembre 2019 - 12:39

LEDRO. Situata a oltre 1600 metri di quota, in Valle di Ledro esiste l’importante stazione di inanellamento e monitoraggio del Casét, che insieme ad altri punti strategici di passaggio migratorio, fa parte del Progetto Alpi nato nel 1997.

 

Grazie alla sua posizione strategica, a cavallo del valico Bocca di Casét, rappresenta un passaggio obbligato sulla rotta italo ispanica attraverso cui i migratori autunnali passano durante il loro lungo viaggio verso sud.

 

Qui, ogni anno da agosto a ottobre, i ricercatori del Muse assistono alla migrazione, svolgendo attività di ricerca e monitoraggio sulle specie di passaggio. Dal 1997 ad oggi sono stati catturati, documentati e rilasciati più di 400.000 uccelli appartenenti a 174 specie diverse, portando un grande contributo alla conoscenza di questo affascinante fenomeno naturale, (QUI un approfondimento).

Foto Facebook, Stazione di inanellamento e monitoraggio Casét-Progetto Alpi/Arch. Muse
Foto Facebook, Stazione di inanellamento e monitoraggio Casét-Progetto Alpi/Arch. Muse

Questa volta però nelle reti della stazione del Casét è stato trovato qualcosa di insolito, infatti i ricercatori non hanno recuperato un uccello ma bensì una nottola gigante (Nyctalus lasiopterus) la più grande fra le specie di pipistrello europee.

 

A darne notizia sono stati gli stessi esperti del Muse tramite la pagina Facebook: “Scheda, dopo scheda registriamo tutti i dati degli uccelli di passaggio, che in questi giorni sono piuttosto abbondanti”. 

 

Anche le notti si rivelano produttive, infatti la maggior parte dei passeriformi migratori si sposta con il buio, soprattutto per quanto riguarda i pettirossi, ma non solo, risale proprio all’altro ieri la cattura della nottola gigante in questione. “L'associazione non deve sorprendere – spiegano i ricercatori – dal momento che i pettirossi sono tra le prede preferite di questa grossa specie di Chirottero”.

 

Ciò che è inusuale, o perlomeno non così comune, è il ritrovamento in sé dell’animale ancora poco studiato e pertanto poco conosciuto.

 

Questa specie è diffusa su un’area molto vasta, ma comunque sempre poco comune, che va dalla penisola Iberica alla regione del Caucaso. In Italia vi sono pochi avvistamenti ma si pensa che possa abitare tutta la penisola.

 

Per quanto riguarda il Trentino l’ultima segnalazione risale al 2016, avvenuta sempre alla stazione del Casét, dove la presenza di questi esemplari non era mai stata riscontrata prima. Nel 2018 invece la nottola gigante era stata riconosciuta grazie al bat detector, senza però essere catturata. 

 

Informazioni certe per la nostra provincia non ce ne sono, ma grazie agli studi condotti in altri stati si può desumere che questa specie prediliga gli ambienti forestali, caratterizzati da boschi sia fitti che radi, dove può colonizzare le cavità degli alberi, ma anche grotte e altre cavità artificiali.

 

Questo pipistrello è segnalato tra quelli in pericolo critico (CR) per quanto riguarda la lista rossa italiana, si tratta però di pipistrelli ancora poco conosciuti e di cui si hanno solo notizie sporadiche. Tra le principali cause che mettono in pericolo questo piccolo mammifero ci sono l'areale frammentato e la perdita dei rifugi preferiti a causa della deforestazione. 

 

Anche per questo i ricercatori si auspicano che in futuro possano svolgersi ulteriori indagini ad hoc per conoscere meglio questi esemplari, in modo da avere un quadro chiaro sulla distribuzione di questi mammiferi all’interno dell’arco alpino e nel territorio provinciale.

 

Grazie ai recenti dati raccolti sarà interessante verificarne l'effettiva sedentarietà e l'eventuale diffusione nelle foreste trentine, oppure la sua presenza durante il periodo migratorio.

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