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Traffico illecito di rifiuti, sequestrata una discarica abusiva a Mezzocorona di 200 mila tonnellate di materiale

Le posizioni dei responsabili sono al vaglio della Direzione Distrettuale Antimafia della Procura della Repubblica di Trento. A partire dagli inizi degli anni 2000 sono state accumulate circa 130 mila metri cubi di rifiuti, sino a formare una collina di circa 23 metri

Di G.Fin - 19 marzo 2019 - 10:36

MEZZOCORONA. Traffico illecito di rifiuti, questo l'ipotesi di reato ora al vaglio della Direzione Distrettuale Antimafia della Procura della Repubblica di Trento e che ha portato a seguito di indagini i Carabinieri del Noe, Nucleo Operativo Ecologico di Trento, al sequestro a Mezzocorona di una discarica di 200 mila tonnellate di rifiuti.

 

Le complesse attività ispettive hanno permesso di accertare che a partire dagli inizi degli anni 2000 sono state accumulate circa 130 mila metri cubi di rifiuti, sino a formare una collina di circa 23 metri, che ora dovranno essere gestiti al fine della rimessa in pristino dell’area.

 

Le forze dell'ordine, nei giorni scorsi, si sono presentate ai cancelli di una società di primaria importanza operante nel settore estrattivo e di conglomerati bituminosi. Si è avuto l'intervento congiunto dei Carabinieri del Nucleo Operativo Ecologico di Trento, gli ispettori ambientali dell’APPA, con il supporto di personale della Sezione di Polizia Giudiziaria della Procura della Repubblica di Trento – Settore Ambiente.

Le indagini, portate avanti dal Noe, hanno permesso di accertare che nell’area produttiva - estrattiva dell’impianto di proprietà del Gruppo Adige Bitumi S.p.A., era stata abusivamente realizzata una discarica di rifiuti decadenti dalla chiarificazione delle acque di lavaggio del materiale porfirico e calcareo proveniente da diversi siti estrattivi.

 

Sempre nel corso delle operazioni avvenute nei giorni scorsi, è stato sequestrato anche un impianto che consentiva, attraverso una rete di collettamento, di sversare l’esubero delle acque di processo in un’area boschiva attigua all’impianto che di fatto era stato trasformata in una acquitrino.

Le posizioni dei responsabili sono al vaglio della Direzione Distrettuale Antimafia della Procura della Repubblica di Trento, coordinata dal Procuratore Distrettuale dottor Sandro Raimondi, poiché le ipotesi di reato riguardano le attività organizzate per il traffico illecito di rifiuti, reato recentemente introdotto nel codice penale.

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