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Con il gennaio più caldo di sempre (1,14 °C in più della media del Novecento) il Pianeta grida ''aiuto''. Mercalli: ''Ripensare gli investimenti pubblici in montagna''

E mentre la colonnina di mercurio è salita, un iceberg di 300 chilometri quadrati, paragonabile alle dimensioni di Malta, si è staccato dal ghiacciaio Pine Island. E mentre anche in Trentino si decide di investire milioni di euro su impianti anche sotto i 1.000 metri come a Bolbeno il noto climatologo spiega: ''La neve c'è oltre i 2 mila metri, mentre più in basso i paesaggi sono primaverili. Gli investimenti non dovrebbero più andare solo sullo sci''

Di Luca Andreazza - 18 febbraio 2020 - 15:17

TRENTO. In Antartide è arrivato un altro ritocco del record di temperatura: negli scorsi giorni sono stati registrati, infatti, 20,7 gradi che segue i 18,3 gradi toccati nelle scorse settimane (Qui articolo). E mentre la colonnina di mercurio è salita, un iceberg di 300 chilometri quadrati, paragonabile alle dimensioni di Malta, si è staccato dal ghiacciaio Pine Island. Nel frattempo a causa dell'innalzamento climatico si stima che le colonie di pinguini pigoscelidi antartici hanno subito un crollo fino al 77% rispetto a 50 anni fa. E in questi giorni è arrivata la conferma della National oceanic and atmospheric administration (Noaa) che ha stabilito come il gennaio 2020 sia risultato il più caldo mai registrato, da quando viene effettuato questo tipo di misurazioni (superiore a 1,14 gradi rispetto alle media registrata nel Novecento e i quattro mesi di gennaio più caldi registrati sono tutti successivi al 2016).

Ed è così che anche sul territorio trentino si sono rilevate stranezze ed eventi straordinari: per esempio il lago di Levico non è praticamente mai gelato (QUI ARTICOLO). E il dato oggettivo è che gli inverni sono sempre più miti anche alle nostre latitudini: temperature medie più alte per il periodo e record a Torino in piena stagione fredda (Qui articolo), non nevica ormai da due mesi e se non fosse stato per il forte maltempo tra fine novembre e inizio dicembre, il comparto sciistico sarebbe andato in difficoltà anche in Trentino. Nonostante le innovazioni tecnologiche, il ricorso all'innevamento programmato diventa sempre più complicato e dispendioso in quanto servono le temperature adatte per ottimizzare produzione e costi.

 

"Negli ultimi 30 anni si sono persi 15 giorni di innevamento nelle aree medio-basse di quota. Le stazioni sciistiche faticano per le elevate spese di gestione e spesso chiudono. La neve c'è oltre i 2 mila metri, mentre più in basso i paesaggi sono primaverili", ha commentato il climatologo Luca Mercalli a "Sono le Venti", il programma di Peter Gomez sul Nove

 

"Per questo - ha aggiunto il climatologo - andrebbero ripensati gli investimenti pubblici sul turismo invernale esclusivamente dedicato allo sci. Andrebbero riscoperti aspetti della montagna maggiormente diversificati". A questo si può aggiungere che il mercato italiano scia meno rispetto al passato, qualche serpentina in pista per poi dedicarsi alle altre attività in montagna.

 

Tante le località che hanno alzato bandiera bianca in Francia, mentre in Italia i tornelli stentano a girare in val Canale in Lombardia, nel comprensorio di Argentera a Cuneo in Piemonte e nella Doganaccia Corno alle Scale in Emilia Romagna. E ancora l'Abetone e l'Amiata tra Pistoia e Siena in Toscana. Le Alpi assomigliano sempre di più agli Appennini. E questo dovrebbe portare agli interrogativi sul futuro del comparto: il turismo bianco è ancora forte e un atteggiamento drastico a cambiare direzione sarebbe deleterio, ma resta evidente che si analizza ancora poco, pochissimo, quella che può essere una strategia per bilanciare un processo in corso da tempo.

 

Il Trentino non sembra affrontare un discorso in grado di prevedere un modello diverso, se e come rivedere il sistema. Si parlerebbe invece di realizzare un maxi-impianto a Brentonico per collegarsi alla funivia di Malcesine (Qui articolo), anche se sul versante meridionale del Baldo quest'anno non si scia, chiuse le piste di Novezza a 1.480 metri (Qui articolo). 

 

Anzi, la Giunta Fugatti è pure riuscita a investire a Bolbeno intorno ai 4 milioni, dei quali 2,5 milioni di provenienza da Trentino Sviluppo per una seggiovia quadriposto a circa 600 metri di quota. Un intervento legittimo per premiare e valorizzare una realtà importante a livello di volontariato, ma anche contro ogni evidenza del clima (Qui articolo). Si sottovaluta il problema per affrontare il presente, più che il futuro, che ormai è dietro l'angolo e potrebbe presentare il conto da un momento all'altro.

 

Le Alpi sono una sentinella molto sensibile ai cambiamenti climatici: un caso emblematico è la Marmolada, dove la pratica dello sci estivo è stato messo al bando ormai un decennio fa, uscito di scena nel 2007. Nel 2008 era stato il turno del Presena e nel 2013 alla Val Senales. Negli ultimi dieci anni il mercato è cambiato e tante rinomate località hanno dovuto alzare bandiera bianca per preservare i ghiacciai.

 

Si stima che il costo per innevare artificialmente le piste si aggiri intorno al mezzo miliardo di euro nell'arco alpino. E si deve lottare tra indotto, posti di lavoro e presidio del territorio. Non sembra esserci un piano B all'orizzonte, un confronto per delineare un'azione. 

 

I cannoni sono sempre più potenti e efficienti per produrre neve anche a temperature più alte e riuscire a garantire la sciabilità, ma studi e previsioni indicano che nel 2080 la quota neve per la pratica sportiva si dovrebbe attestare attorno ai 2.200 metri. Una previsione che riguarda la Svizzera però, perché sui nostri versanti questo potrebbe verificarsi già prima del 2050.

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