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Disastro ambientale in Siberia, le 20 mila tonnellate di carburanti hanno inquinato 12 chilometri di fiumi. Le immagini dal satellite dell'Esa

Il disastro ieri è emerso in tutta la sua gravità su scala mondiale ma era in atto dal 29 maggio come dimostrano le immagini del satellite scattate il 23 maggio, il 30 maggio e l'1 giugno. Greenpeace ha stimato danni ai corpi idrici che potrebbero superare i 77 milioni di euro, senza contare i costi della bonifica del suolo

Di Luca Pianesi - 05 giugno 2020 - 18:31

NORILSK. Si è esteso fino a 12 chilometri di distanza e grazie alle immagini catturate dal satellite della missione Copernicus Sentinel-2 dell'Esa (European Space Agency) risulta evidente il disastro ambientale provocato dallo sversamento di diesel e lubrificanti nel fiume Ambarnaya. Una lunga linea rossa, densa, si è spostata seguendo la corrente fino alla diga galleggiante che è stata creata per proteggere uno dei laghi vicini a Norilsk cittadina da oltre 100.000 abitanti situata nel Territorio di Krasnojarsk, nella Siberia settentrionale (la seconda città al mondo per popolazione oltre il Circolo Polare Artico dopo Murmansk).

 

 

Il disastro in Siberia visto dal satellite dell'Esa

 

 

Il disastro ieri è emerso in tutta la sua gravità su scala mondiale ma era in atto dal 29 maggio come dimostrano le immagini del satellite scattate il 23 maggio, il 30 maggio e l'1 giugno. E così se nella prima immagine l'area appariva incontaminata, già nella seconda l'enorme chiazza rossa composta da oltre 20mila tonnellate di carburanti era già in acqua e in fase di spostamento dopo la rottura avvenuta in una piattaforma di contenimento di una centrale elettrica vicino alla città.  

 

Secondo i media russi si tratta del secondo più grave incidente della storia della Russia moderna dopo la fuoriuscita di greggio proseguita per diversi mesi nel 1994, nella regione di Komi Greenpeace ha stimato danni ai corpi idrici che potrebbero superare i 77 milioni di euro, senza contare i costi della bonifica del suolo (il livello di inquinamento rischia di essere altissimo visto che la zona è caratterizzata da permafrost) e i danni atmosferici che ne deriverà. Quelli ambientali, al momento, sono stati quantificati in 350 chilometri quadrati di fiumi inquinati anche perché oltre all'Ambarnaya la macchia di sostanze tossiche avrebbe già imboccato un secondo fiume che va a finire nel mare di Kara, nell’Oceano Artico.

 

Il presidente russo Putin ha già ordinato lo stato d’emergenza, criticando fortemente la società che gestisce la centrale, la Ntek, una controllata del gigante dei metalli Norilsk Nickel, che, di fatto, ha cercato di nascondere l’accaduto e infatti lo stesso presidente avrebbe scoperto l'accaduto tramite i social e le immagini che si stavano diffondendo. Da giorni, comunque, sono al lavoro tecnici ed esperti che stanno cercando di pompare i liquidi inquinanti fuori dal fiume ma le procedure sono molto lunghe e rese complicate anche dal suolo paludoso della zona.

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