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| 24 giu 2021 | 18:02

“Presentato esposto alla Procura per gli sversamenti nel Leno: il torrente ha cambiato volto e oggi è ‘sterilizzato’ da 150mila metri cubi di fango e limo”

La consigliera comunale di Rinascita Rovereto Gloria Canestrini ha annunciato questa mattina, 24 giugno, insieme al consigliere provinciale di Onda Civica Filippo Degasperi di aver presentato un esposto alla Procura della Repubblica di Rovereto: “Il Leno ha cambiato completamente la sua morfologia, con probabili ricadute anche verso il lago di San Colombano”

“Presentato esposto alla Procura per gli sversamenti nel Leno

ROVERETO. “Abbiamo voluto presentare la situazione disastrosa del Leno, come ribadito sia dalla sottoscritta che dal consigliere Degasperi: nel Leno sono stati sversati 150mila metri cubi di fanghiglia e oggi si parla ormai di un torrentesterilizzato’”. Così la consigliera comunale di Rinascita Rovereto Gloria Canestrini, insieme al consigliere provinciale di Onda Civica Filippo Degasperi, dopo l’intervento di questa mattina, giovedì 23 giugno, in cui è stato annunciato un esposto alla Procura della Repubblica di Rovereto per la vicenda relativa allo sversamento di fango e limo nel torrente.

 

“L’esposto riguarda sia l’attività diretta di smaltimento – specifica Canestrini – che le omissioni di controllo durante le operazioni stesse”. I fatti risalgono a qualche anno fa, al 2018 per la precisione. “Tutto nasce dalla decisione del concessionario che gestisce la diga del lago della Busa in Vallarsa di procedere allo svuotamento dell'invaso non ‘dall’alto’, come previsto, ma semplicemente ‘stappandolo’” spiega Degasperi, che sul tema aveva già presentato un’interrogazione in Consiglio (Qui Articolo). “Sono usciti in tutto circa 150mila metri cubi di sedimenti e limo che andrebbero trattati di fatto come sedimenti speciali, la cui composizione non è scontato sia ecologicamente compatibile”.

Nel 2018 infatti, spiegano i due consiglieri: “Il concessionario Agsm ha deciso di asportare 8mila metri cubi di materiale accumulatosi a ridosso della diga all’interno del lago della Busa, in quanto il bacino sarebbe arrivato a contenere una quantità di sedimenti trasportati dal Leno pari al 30% del volume”. Agsm avrebbe così appaltato i lavori a una ditta di scavi, lavori iniziati proprio 3 anni fa con la precisa prescrizione di svuotare il lago sifonando l’acqua senza aprire le varie prese per non compromettere l’ecosistema e la morfologia del Leno a valle della diga.

 

“Con circa 400 viaggi di camion – sottolineano Canestrini e Degasperi – è partita la rimozione del materiale. I lavori si sono interrotti in autunno quando una piena novembrina ha riempito il lago. A quel punto Agsm, adducendo (ma solo a posteriori) il rischio di danni per i propri impianti ha deciso di aprire lo scarico di fondo dal quale sono fuoriusciti 80/90mila metri cubi di limo che hanno intorbidito il Leno per settimane”. Lo sversamento si sarebbe ripetuto poi in misura leggermente minore (si parla comunque di 60/70mila metri cubi di materiale) all’inizio della primavera 2019 in occasione di un’altra piena.

“Dall’inverno 2018 e primavera 2019 – dice Degasperi – nessuna delle amministrazioni territoriali coinvolte ha dato il via ad alcuna iniziativa, nemmeno per chiedere dei risarcimenti. Noi siamo stati interessati da dei cittadini che hanno vissuto direttamente la vicenda, documentandone le conseguenze. In Provincia avevamo depositato un’interrogazione sulla questione, ma sebbene i termini siano già scaduti non è arrivata nessuna risposta. Il Leno però intanto ha cambiato faccia e che nessuna delle autorità, a parte il guardiapesca, sia intervenuta per sanzionare l’accaduto la dice lunga sull’attenzione nei confronti dell’ambiente che purtroppo vediamo oggi in Trentino”. In seguito agli sversamenti, dicono i consiglieri, il torrente avrebbe cambiato completamente la sua morfologia, con probabili ricadute anche verso il lago di San Colombano.

“Abbiamo visto che la soglia dell’attenzione su questi problemi è troppo bassa – conclude Canestrini – i sindaci sono gli ufficiali di governo preposti anche alla tutela e all’integrità del territorio che in questo caso è stato gravemente offeso da questi sversamenti incontrollati e perdurati nel tempo. Eppure ancora il 6 maggio scorso avevamo presentato come Rinascita un’interrogazione in Consiglio su questa questione con delle richieste specifiche, alla quale non è ancora giunta alcuna risposta. Abbiamo quindi deciso di rivolgerci al fronte giudiziario, l’unico al quale possiamo evidentemente riferirci per ottenere delle risposte: sappiamo che l’individuazione sia delle responsabilità dirette che di quelle relative agli omessi controlli sono abbastanza lunghe e difficili da provare, ma è l’unica strada. Nel frattempo però continueranno le nostre attività d’indagine: per gli chiunque voglia abbiamo in programma degli accessi diretti sui luoghi interessati dall’accaduto”.

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