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| 20 gen 2023 | 18:15

Liquami dal Sarca al lago di Garda, i Comuni veneti chiedono una commissione d’inchiesta. Il Pd: “Grave problema di inquinamento ambientale”

In 10 anni il depuratore di Linfano ha registrato 41 episodi di sversamento e sono stati scolmati nel Sarca (e poi finiti nel lago di Garda) liquami per oltre 28mila metri cubi. I consiglieri regionali del Veneto, chiedono alla Regione di intervenire “a tutela dei cittadini e anche dell’economia turistica del lago di Garda”

Liquami dal Sarca al lago di Garda, i Comuni veneti chiedono una commissione d’inchiesta
di Tiziano Grottolo

ARCO. “Quali azioni urgenti sta mettendo in atto la Giunta regionale per risolvere definitivamente il problema dello sversamento nel lago di Garda di acque contaminate da liquami fognari provenienti dal fiume Sarca?”. È questa la domanda che i consiglieri del Pd veneto Andrea Zanoni e Anna Maria Bigon, hanno rivolto all’assessore regionale all’ambiente Gianpaolo Bottacin.

 

La questione era stata riportata alla ribalta dal consigliere provinciale trentino Filippo Degasperi (Onda), in sostanza è sufficiente un temporale un po’ più intenso del solito per mettere in difficoltà il depuratore di Linfano di Arco. Tra il 2016 e il 2020 sono finiti nel Garda 16.745 metri cubi di liquami provenienti dal depuratore (28.702 calcolando gli ultimi 20 anni).

 

Il motivo? “Il sovraccarico idraulico dell’impianto di Linfano è determinato esclusivamente dalle acque bianche che erroneamente confluiscono nella rete fognaria, soprattutto in occasione di eventi meteorologici. Un fenomeno dovuto sicuramente alla modificazione dell’intensità degli eventi meteorologici”, osservava l’assessore della Pat all’ambiente Mario Tonina. In altre parole quando piove molto le acque del depuratore tracimano nella campagne e nelle strade adiacenti e talvolta finiscono nel Sarca.

 

 

Secondo uno studio che risale al 2005 (ma dall’allora la situazione pare non sia cambiata) il 10% degli scarichi fognari della zona sono “gravemente scorretti”, mentre ben il 32% presenta delle irregolarità. Meno della metà (42%) sono stati giudicati positivamente, mentre nel 15% dei casi non è stato possibile verificare la conformità dello scarico. Sempre secondo quanto riportato nello studio il problema riguarda tutti i comuni dell’Alto Garda ma le situazioni più gravi sono state riscontrate nel primo lotto della zona di Oltresarca (22% degli scarichi gravemente scorretti), Torbole (14%), Tenno (11%), Molina di Ledro (8%) e il secondo lotto di Riva del Garda (6%).

Ora però i Comuni del lago di Garda, soprattutto della sponda veneta, vogliono vederci chiaro. In particolare Brenzone e Torri del Benaco, in accordo con l’Azienda Gardesana Servizi e la Comunità del Garda, chiedono di istituire una Commissione intercomunale di inchiesta. Pure Arco, Riva del Garda e Nago-Torbole sarebbero favorevoli a questa commissione.

 

Si tratta di un grave problema di inquinamento ambientale – evidenziano Zanoni e Bigon – oltre alla possibile compromissione dell’ecosistema del Garda, che è il più importante bacino di acqua dolce in Italia, le acque del lago vengono regolarmente utilizzate anche a scopi potabili e domestici dagli abitanti di diversi Comuni limitrofi”. In conclusione i consiglieri regionali del Veneto, chiedono alla Regione di intervenire “a tutela dei cittadini e anche dell’economia turistica che vede il lago di Garda fonte di significativi introiti: la compromissione ambientale delle sue acque potrebbe infatti avere ricadute pesanti su questo settore, che è trainante per tutta l’economia veneta”.

 

Dal canto suo il Wwf trentino sottolinea le risposte arrivate da parte dell’Agenzia Provinciale per la protezione dell’ambiente (Appa) che ha analizzato la qualità delle acque del Sarca. “Il fatto – si legge in una nota – che non vengano sistematicamente superati i valori di riferimento fissati dalla normativa è altro motivo di conforto, allontanando paventati timori relativamente alla potabilità delle acque. Al netto di ciò, come Associazione che si occupa di tutela ambientale, ci sentiamo comunque di sollevare delle perplessità relativamente al fatto che nel 2023 un depuratore possa scaricare liquami di fogna direttamente in un corso d’acqua che peraltro viene spesso utilizzato per promuovere il territorio. Queste perplessità non possono essere soddisfatte dalla semplice constatazione che simili sversamenti avvengono solo in momenti di precipitazioni particolarmente intense: un impianto fognario degno di questo nome suddivide efficacemente acque nere e grigie, non incorrendo in simili problematiche”.

 

Nel novembre 2022 la Provincia di Trento sosteneva di aver elaborato un piano di risanamento e potenziamento dell’impianto di depurazione di Arco da 5 milioni di euro, da spalmare nell’arco di tre anni. “Legittimo chiedere aggiornamenti sullo stato di fatto di questo piano e se le cifre siano state, o meno, stanziate. Nella misura in cui vi sono fondi pubblici per investimenti privati come campeggi, strutture sportive (come palazzi del ghiaccio ed impianti di innevamento artificiale), ci si aspetta che ve ne siano anche per soddisfare quello che dovrebbe essere il minimo sindacale per una società civilizzata attenta al proprio ambiente e in grado di determinare le priorità dei propri investimenti: ovvero, il trattamento delle acque nere, che a volte tracimano nei nostri azzurri corsi d’acqua da cartolina”.

 

Considerando che il problema investe più comparti con diverse responsabilità il Wwf chiede al sindaco di Arco, Alessandro Betta, “confidando che anche in questo caso non addossi la colpa agli ambientalisti”, come intenda affrontare la questione. Inoltre alla Provincia si chiede di supportare il Comune di Arco e di continuare a supportare Appa e le sue analisi, in particolare potenziando un comparto sicuramente meritevole, come quello dei tecnici di laboratorio ed analisti.

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