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Le acque nere invadono strade e campagne (VIDEO), l’insostenibile situazione del depuratore di Linfano. La protesta: “Basta un forte temporale”

Negli ultimi 5 anni sono finiti nel lago di Garda 16.745 metri cubi di liquami provenienti dal depuratore di Linfano, ma le acque nere invadono anche strade e campagne: basta un forte temporale. La protesta di residenti e albergatori: “Siamo stati ignorati”

Di Tiziano Grottolo - 02 agosto 2021 - 13:55

ARCO. “Basta che arrivi un temporale un po’ più intenso del solito e le acque del depuratore tracimano e finiscono ovunque”. Sono esasperati i residenti della zona di Linfano dove sorge uno dei tre depuratori che assieme agli impianti di San Nicolò e Arena sono chiamati a gestire i reflui urbani dei cinque comuni dell’Alto Garda (Nago-Torbole, Arco, Dro, Riva del Garda, Tenno) e parte di quelli di Fiavè. La struttura di Linfano però presenta dei seri problemi che nel corso degli anni non si è mai riusciti a risolvere, anzi si sono persino aggravati.

 

Come raccontano i residenti, puntualmente, quando si verifica un evento meteorologico intenso le acque tracimano. Le acque raccolte dal depuratore fuoriescono dai tombini, invadono strade e campagne (emanando degli odori nauseabondi) e talvolta finiscono nel vicino fiume Sarca e quindi nel lago di Garda. “Il problema legato al funzionamento dei depuratori per il trattamento dei reflui dell’Alto Garda esiste e ogni anno si verificano sversamenti di acque nere non trattate nel Sarca fino al lago Garda”, conferma Filippo Degasperi.

 

 

A tal proposito il consigliere provinciale di Onda Civica aveva depositato un’interrogazione scoprendo che negli ultimi 20 anni, l’impianto di Linfano ha scolmato per sovraccarico idraulico, 28.702 metri cubi di liquami. Una situazione che si è aggravata solo negli ultimi 10 anni. Considerando i lustro che va dal 2016 al 2020 tramite il Sarca sono finiti nel lago di Garda 16.745 metri cubi di liquami legati a 22 diversi sversamenti. Nel 2018 per via di uno sversamento anomalo dal depuratore di Linfano venne diramato persino un divieto di balneazione. Il problema è noto da tempo, “il sovraccarico idraulico dell’impianto di Linfano – osservava l’assessore all’ambiente Mario Toninaè determinato esclusivamente dalle acque bianche che erroneamente confluiscono nella rete fognaria, soprattutto in occasione di eventi meteorologici. Un fenomeno – aggiungeva – dovuto sicuramente alla modificazione dell’intensità degli eventi meteorologici”.

 

Ma perché il problema si è aggravato negli ultimi anni? In parte è legato all’incedere della crisi climatica, se prima gli eventi meteorologici con precipitazioni importanti si presentavano raramente ora sono molto più frequenti, anche 4 o 5 volte all’anno come dimostrano i dati sugli sversamenti. Il secondo problema riguarda gli allacciamenti delle varie reti di acque bianche che confluiscono, anche se non dovrebbero, nel depuratore. “Quando la portata diventa più di tre o quattro volte di quella normale i liquami si diluiscono è evidente che c’è qualcosa che non va”, spiegava Giovanni Battista Gatti dirigente del servizio gestione degli impianti dell’agenzia per la depurazione. “Una pioggia prolungata ma di modesta entità non provoca uno scolmo, invece eventi violenti fanno aumentare la portata di acque ‘parassite’, che non dovrebbero esserci nella fognatura”. È così che si verificano gli scolmi con l’acqua di fognatura che emerge in superficie.

Secondo uno studio che risale al 2005 (ma dall’allora la situazione pare non sia cambiata) il 10% degli scarichi fognari della zona sono “gravemente scorretti”, mentre ben il 32% presenta delle irregolarità. Meno della metà (42%) sono stati giudicati positivamente, mentre nel 15% dei casi non è stato possibile verificare la conformità dello scarico. Sempre secondo quanto riportato nello studio il problema riguarda tutti i comuni dell’Alto Garda ma le situazioni più gravi sono state riscontrate nel primo lotto della zona di Oltresarca (22% degli scarichi gravemente scorretti), Torbole (14%), Tenno (11%), Molina di Ledro (8%) e il secondo lotto di Riva del Garda (6%).

 

Il fatto è che la questione si trova bloccata in un rimpallo di responsabilità fra le Amministrazioni comunali, che puntano il dito contro il depuratore (passato sotto la gestione della Pat nel 1982), e la Provincia che invece chiede di sistemare la rete delle acque bianche di competenza dei Comuni. A nulla sono valse le proteste di residenti e albergatori, il problema nel corso degli anni non è mai stati risolto.

 

 

Di un “gravissimo e inaccettabile problema” parla anche la lista Civica Olivaia, che occupa due seggi nel Consiglio comunale di Arco. “Il nostro sistema di depurazione è ormai è inadeguato, sia per via di criticità strutturali e di arretratezza tecnologica che per il fatto che le strutture sono chiamate a funzionare al limite della loro capacità massima, e specie nei periodi di maggior affluenza turistica presentano problemi di sovraccarico organico”. Per questo secondo Chiara Parisi e Arianna Fiorio da un lato la Provincia dovrebbe provvedere immediatamente all’aggiornamento del Piano di risanamento per individuare la miglior soluzione d’intervento per il sistema depurativo dell’Alto Garda e poi procedere senza ulteriori tentennamenti al suo rinnovamento; dall’altro il Comune di Arco (ma questo vale anche per altre amministrazioni) dovrebbe prevedere immediatamente alla separazione delle acque meteoriche dai reflui nei ramali di sua competenza, effettuando anche i controlli sugli allacciamenti esistenti. Non solo, rispetto ai camion (che con il permesso della Pat) arrivano per scaricare il percolato della Maza nel depuratore di Linfano si teme che questa soluzione “infelice” tenda a sovraccaricare un impianto già in estrema difficoltà.

 

È in questo contesto però che la recente decisione da parte della maggioranza leghista in Consiglio provinciale di bocciare una mozione di Degasperi ha mandato su tutte le furie i residenti che si sentono abbandonati. Il documento infatti avrebbe dovuto impegnare la Giunta ad attivarsi per risolvere le criticità del depuratore e ad affiancare il comune di Arco nella regolarizzazione del sistema fognario. Ma alla fine visto che il documento non è stato approvato non se ne farà nulla. “Siamo stufi – affermano i residenti – il problema esiste da anni ma nessuno ci ha mai preso in considerazione, siamo stati ignorati e questa da cittadini che si rivolgono alla politica per avere delle soluzioni crediamo che sia la cosa peggiore”.

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