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Negli ultimi 5 anni sono finiti nel lago di Garda oltre 16mila metri cubi di liquami. Degasperi: “Il problema si sta aggravando”

Considerando gli ultimi 10 anni il depuratore di Linfano ha registrato 41 episodi di sversamento e sono stati scolmati nel Sarca (e poi finiti nel lago di Garda) liquami per oltre 28mila metri cubi. Degasperi: “Nessuno è intervenuto, eppure il problema si sta aggravando”

Di Tiziano Grottolo - 27 aprile 2021 - 19:27

ARCO. “Il problema legato al funzionamento dei depuratori per il trattamento dei reflui dell’Alto Garda esiste e ogni anno si verificano sversamenti di acque non trattate nel Sarca fino al lago Garda”, così Filippo Degasperi, consigliere di Onda Civica, aveva sollevato la questione tramite un’interrogazione recapitata all’assessore all’ambiente Mario Tonina.

 

La risposta è arrivata e il quadro che emerge non è dei più confortanti. Come ricostruisce l’assessore i territori dell’Alto Garda, e più precisamente i Comuni di Nago-Torbole, Arco, Dro, Riva del Garda Tenno e parte di quello di Fiavè sono presidiati, per quanto riguarda il trattamento dei reflui urbani, da tre depuratori in località Linfano, San Nicolò e Arena. “Gli impianti di San Nicolò e Arena – prosegue Tonina – sono interconnessi tra di loro e sono privi di scolmatori e pertanto tutta la portata in arrivo viene depurata biologicamente, con anche un trattamento terziario di filtrazione su tela, in modo da restituire al corpo idrico ricettore un’acqua priva di solidi sospesi”.

 

Secondo quanto afferma la Provincia però, negli ultimi 20 anni, l’impianto di Linfano ha scolmato per sovraccarico idraulico, 28.702 metri cubi di liquami. Il problema è che tra il 2001 e il 2010 gli scolmi sono stati pari ad appena 36 metri cubi, di conseguenza la situazione si è aggravata solo negli ultimi 10 anni. Considerando i lustro che va dal 2016 al 2020 tramite il Sarca sono finiti nel lago di Garda 16.745 metri cubi di liquami legati a 22 diversi sversamenti. Nel 2018 per via di uno sversamento anomalo dal depuratore di Linfano venne diramato persino un divieto di balneazione. “Il sovraccarico idraulico dell’impianto di Linfano – osserva Tonina – è determinato esclusivamente dalle acque bianche che erroneamente confluiscono nella rete fognaria, soprattutto in occasione di eventi meteorologici”. Un fenomeno dovuto sicuramente alla modificazione dell’intensità degli eventi meteorologici”. Lo stesso assessore aggiunge che per risolvere la problematica i Comuni afferenti dovrebbero adoperarsi tramite interventi di verifica e separazione delle proprie reti.

 


 

La Pat fa sapere inoltre che l’impianto di Linfano, come quelli di Riva del Garda, è dotato di filtrazione finale dei reflui depurati, anche se tutti i collettori provinciali di adduzione dei reflui sono privi di scolmatori. Ad ogni modo, l’assessore rileva come “tutti e tre gli impianti rispettano i limiti allo scarico anche nel periodo di massima presenza turistica. Si ritiene pertanto che allo stato attuale, per quanto riguarda il funzionamento dei depuratori del basso Sarca, non vi sono le criticità evidenziate nell’interrogazione. È comunque da attenzionare – conclude Tonina – la situazione dello sviluppo urbanistico in zona per programmare per tempo eventuale necessità di potenziamento dei sistemi depurativi”.

 

Si tratta di acqua di fognatura – conferma Giovanni Battista Gatti dirigente del servizio gestione degli impianti dell’agenzia per la depurazione – che in occasione delle precipitazioni estremamente abbondanti che si sono verificate negli ultimi anni arriva in quantità tale al depuratore da non poter essere trattata tutta e quindi in quota parte viene scolmata. Naturalmente succede che quando ci sono questi eventi meteorologici così violenti la quantità di acqua piovana è assolutamente predominante quindi è vero che è un liquame nero ma è estremamente diluito come concentrazioni”. Quindi un fenomeno che può verificarsi, e che si è via via intensificato in concomitanza con la presenza di eventi violenti con forti precipitazioni concentrate in un breve lasso di tempo che portano a un sensibile aumento delle acque convogliate nella fognatura.

 

Una pioggia prolungata ma di modesta entità non provoca uno scolmo – prosegue Gatti – invece eventi violenti fanno aumentare la portata di acque ‘parassite’, che non dovrebbero esserci nella fognatura. Le fognature infatti, nascono separate con una rete dedicata alle acque bianche (dove dovrebbe confluire l’acqua piovana) e una delle acque nere nelle quali dovrebbero essere convogliati solo gli scarichi di fognature. “Il fatto che ci siano queste fluttuazioni così repentine quando piove è un indicatore molto chiaro”. In sostanza è molto probabile che ci siano delle reti di acque bianche che confluiscono, anche se non dovrebbero, nel depuratore. “Quando la portata diventa più di tre o quattro volte di quella normale i liquami si diluiscono è evidente che c’è qualcosa che non va”.

 

Per il momento le analisi condotte sulle acque del Garda Trentino non hanno evidenziato criticità. Il laboratorio di Appa è in grado di monitorare gli inquinanti della famiglia dei Pfas e nelle acque del fiume Sarca sono stati ricercati in quattro campionamenti nel corso del 2020 (gennaio, aprile, ottobre e dicembre) e nel corso del 2021 sono stati ricercati a gennaio e marzo senza peraltro riscontare concentrazioni eccedenti i limiti previsti dalla norma di riferimento ambientale. Per questi motivi fino ad oggi non sono stati condotti prelievi dedicati nelle acque del lago di Garda.

 

“Dall’interrogazione emergono delle note positive ma ciò non toglie che il sovraccarico ci sia – afferma Degasperi – fermo restando che per quest’anno l’afflusso di turisti è stato molto ridotto. Il dato preoccupante però è che negli ultimi 10 anni nessuno è intervenuto né la Provincia né i Comuni sembrano aver posto in essere azioni in tal senso. Eppure il problema si sta aggravando, pertanto credo sia necessario aumentare i controlli e non accontentarsi che i parametri rilevati non superino i limiti consentiti dalla legge”.

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